TRUMPATE / DALLA BALLROOM STILE VERSAILLES ALL’ARC DE TRUMP…

Ma chi erano mai i Faraoni d’Egitto?

O il Re Sole a Parigi?

Oppure Enrico VIII d’Inghilterra?

Moscerini o pulci al cospetto del nuovo Imperatore del Mondo, King Trump.

Che orami una ne fa e cento ne pensa: guerre e genocidi – in combutta con l’inossidabile amico, Kapo’ Bibi Netanyahu – a parte.

Vediamo le ultime, acrobatiche performance, stavolta in campo artistico-architettonico, per ridare nuovo lustro e gloria alla capitale, Washington, e alla ‘sua’ ‘White House’.

Partiamo proprio dalla maison presidenziale.

Alla Casa Bianca, infatti, fervono ormai da giorni i lavori per demolire di sana pianta l’Ala Est (‘East Wing’) e realizzare il sogno sempre vagheggiato dal Tycoon: un’immensa sala da ballo, immaginate quella del ‘Gattopardo’ dove magicamente danzavano Alain Delon e Claudia Cardinale. Il suo modello, però, sono i saloni di Versailles, non da poco. E, tanto per restare negli Usa, la ‘Grand Ballroom’ del suo resort privato a Palm Beach, in Florida.

Lavori alla Casa Bianca

Già esulta sul suo social ‘Truth’: “sarà una nuova, grande e splendida sala da ballo, il sogno di ogni presidente degli Stati Uniti”. E, precisa, servirà “per ospitare grandi feste e allestire banchetti in occasione di importanti visite di Stato”.

Il costo? 250 milioni di dollari. Ma no problem. Non verranno intaccate di un cent le tasche dei concittadini, perché l’opera verrà finanziata – tiene a sottolineare ‘The Donald’– “da fondi privati, da molti generosi patrioti, grandi aziende americane e, soprattutto, dal sottoscritto”.

E peggio mi sento: perché a questo punto spuntano – come i funghi dopo una forte pioggia autunnale – maxi conflitti d’interesse e dubbi sulle possibili, prossime ulteriori fortune che baceranno i generosi finanziatori: via appalti per la Difesa, che tirano tanto, o chissà diavolo cosa. ‘O Presidente, comunque, li ha voluti ringraziare giù subito con una super cena: dove sono stati una trentina gli special guest, la crema degli Usa che contano, i big boss delle imprese, i Ceo delle star multinazionali. Cin cin.

L’urgenza presidenziale è tale da non attendere neanche l’ok da parte della ‘National Capitol Plannig Commission’, ossia l’Agenzia federale che si occupa di autorizzare qualsiasi intervento per la Casa Bianca. Rassicura il Segretario della White House (che guarda caso è anche al vertice della stessa Commissione), Will Scharf: “L’organismo non ha alcuna giurisdizione sulla demolizione del sito”. E allora – sorge spontanea al domanda – cosa ci sta a fare? A osservare le ruspe che demoliscono un’ala storica del palazzo presidenziale costruita oltre 120 anni fa, per la precisone nel 1902?

Will Scharf

Ma torniamo al versante artistico e alla fervida fantasia creativa griffata Trump (di certo gli avrà dato una mano la dolce Melania).

Il mega salone da ballo, dicevamo, risponderà allo stile neoclassico europeo, in specie francese, griffato Versailles. Colonne dorate – spiegano le eruttanti menti della Casa Bianca – specchi preziosi, lampadari di cristallo d’Austria, soffitti affrescati (verrà reclutato Giotto?), pavimenti in marmo (Carrara darà una mano?), rifiniture d’ora 24 carati, of course.

E’ la prima, massiccia trasformazione strutturale alla Casa Bianca dal dopoguerra, per la precisione del 1948, quando venne costruito il celebre ‘Truman Balcony’, che non sembra accumunato nello stesso destino.

E pensare che il Tycoon, nel firmare l’ordine per l’esecuzione dei lavori della già fantasmagorica Ballroom, aveva giurato che la sua realizzazione non avrebbe “mai interferito con l’edificio attuale”. Nessun abbattimento, perciò, ma una struttura aggiuntiva. Così non è: e le ruspe sono già attive, le macerie ben evidenti anche se non all’occhio di tutte le telecamere, tenute rigorosamente alla larga. Lo stop dei lavori è previsto per gennaio 2029, proprio alla scadenza del secondo mandato presidenziale: un augurio per un terzo, oppure una dorata eredità per il successore?

Non si tratta, comunque, dei primi ‘cambiamenti’ nel look della dimora presidenziale. Perché sono già stati effettuati grossi lavori di restyling – autorizzati o no non si sa, dalla superflua Commissione – al ‘Giardino delle Rose’, alla ‘Palm Room’ e soprattutto al ‘Colonnato’ che porta allo Studio Ovale.

Secondo i critici più a la page, “si tratta di nuovi modelli e diorami”. E il nuovo stile viene dottamente definito “inferno roccocò dorato”.  Tutte le neo vie dell’ARTE, ormai, portano a Washington.

Visto che il magico tocco trumpiano è destinato a dar nuovo splendore anche a tutta la capitale, per la disegnare e decorare la Washington del futuro.

L’appetito, come si sa, viene mangiando. E anche progettando e costruendo.

Per questo motivo non potrà certo mancare, nel cuore della capitale da lasciare ai fortunati posteri, un Arco di Trionfo stile Parigi, ma molto più bello of course. Sarà il nuovo ‘ARC DE TRUMP’: perché questo sarà il suo nome, al posto di quello inizialmente pensato, ‘Indipendence Arch’, in memoria del 250° anniversario dell’indipendenza americana.

L’altrettanto faraonico progetto è frutto dell’archistar Nicolas Leo Charbouneau, dello studio Harrison Design. Di tutta evidenza un compasso francese americanizzato. Il quale, gonfiando il petto, già esulta con un post su X: “L’America ha bisogno di un Arco di Trionfo!”, del tutto funzionale – spiega – alla visione in stile monumentale del Tycoon.

Memorabile la location, ovviamente a Washington: vis a vis con il Lincoln Memorial. Tanto da far seriamente pensare che la prossima opera affidata al Maestro franco-americano sarà un quinto faccione a fianco dei quattro mitici presidenti (Washington, Jefferson, Roosevelt e, appunto, Lincoln) a stelle e strisce scolpiti nella roccia di Monte Rushmore, nel Sud Dakota: quello di ‘The Donald’ of course…

Il progetto dell’ARC è stato pochi giorni fa presentato ai soliti magnifici trenta ricchi e generosi miliardari nel corso di un altro maxi banchetto allo Studio Ovale della Casa Bianca, ormai molto più adatto ad ospitare lunch, dinner & banchetti che summit politici e diplomatici, vista l’aria che tira.

E chissenefrega se il mondo va in guerra o in rovina e i palestinesi muoiono a caterve a ne moriranno a caterve anche in futuro, visti i due tremendi anni vissuti dai ‘sopravvissuti’ al genocidio.

Dopo quintalate di arte allo statu puro, finiamo – in perfetto stile bipolare trumpiano – con quintalate di merda.

Quella che KING TRUMP, a bordo di un jet da combattimento, tanto di corona in testa e occhialoni neri, sversa su una marea di manifestanti.

Ossia le  centinaia di migliaia di cittadini che, nei giorni scorsi,  hanno gridato  NO KING  e pacificamente invaso tutte le città americane (un totale calcolato di circa  2.500 centri urbani) per protestare contro ogni autoritarismo ed in particolare contro quello incarnato proprio da Lui, il Tycoon dei due Mondi.

Lo staff presidenziale, infatti, ha messo in rete e diffuso tramite il solito, immancabile ‘Truth’, una serie di video realizzati via Intelligenza Artificiale di una volgarità senza confini: da piangere, al solo pensiero che sono frutto della Mente di un Uomo che è al vertice maximo del Potere mondiale; alla fine, però, fanno ridere, pensando a come e a cosa siamo ormai ridotti.

Tra i bersagli della ‘shit war’ (‘guerra di merda’) ingaggiata da ‘O Presidente, c’è anche un idolo dei giovani tiktokerprogressisti americani, Herry Sisson. Il quale, stupefatto, replica: “Un giornalista per favore può chiedere a Trump il motivo per cui ha postato un filmato generato dall’intelligenza artificiale in cui mi fa cadere addosso la cacca da un caccia?”. E aggiunge, scivolando sullo stesso terreno presidenziale, che con quel ‘fat ass’ (‘culo grasso’) non sarebbe mai riuscito a decollare da un quel jet.

Ecco, tutto da gustare, il video messo in rete dai vertici (sic) della Casa Bianca…

Guardalo da Instagram…

https://www.instagram.com/reel/DP_hKcNDLpe/?hl=it


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