PFAS / LA STRAGE DEGLI INNOCENTI. GLI USA SI SVEGLIANO, L’EUROPA DORME. COME PER I VACCINI

 Una volta tanto una good new in arrivo dagli Stati Uniti.

Il famigerato PFAS, il ‘composto’ chimico presente da decenni ormai dappertutto e uno dei principali fattori di letale inquinamento, dovrebbe (il condizionale è sempre d’obbligo) essere messo al bando entro 5 anni.

Il governo federale a stelle e strisce, infatti, ha appena approvato, con l’avallo dell’agenzia nazionale per l’ambiente, il suo graduale azzeramento dalle acque potabili, dove fino ad oggi è stato ben presente, entrando nelle catene produttive e alimentari, causando negli anni decine di migliaia di morti e di ammalati gravi.

Una notizia storica, perché significa – se tutto fila liscio – la vittoria della tutela della salute dei cittadini di fronte allo strapotere dei colossi dell’industria chimica.

Al contrario, l’Unione Europea è del tutto latitante su questo fronte: aveva infatti innestato la quinta, 4 anni fa, per mettere al bando i PFAS, per poi fare clamorosamente marcia indietro, rimangiandosi tutte le promesse e lasciando il drammatico quadro inalterato: per la gioia dei big della chimica, capitanati dalla multinazionale tedesca ‘Bayer’, a sua volta alla prese con un’altra bomba ad orologeria, quella del glifosato, innescata soprattutto dopo l’acquisto a prezzi record del colosso canadese Monsanto.

Ma partiamo dalle news in arrivo dagli Usa.

 

PFAS AL BANDO NEGLI USA. MA IN EUROPA…

Dettaglia ‘GreenPeace Italia’ in un pezzo titolato ‘Gli Stati Uniti contro i PFAS: i limiti ridotti al minimo nell’acqua potabile’: “La nuova direttiva nazionale statunitense introduce limiti molto severi sulla presenza di PFAS (sostanze poli e per-fluoralchiliche) nell’acqua potabile. In particolare, le molecole PFOA e PFOS, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha di recente dichiarato rispettivamente ‘cancerogeno per l’uomo’ e ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’, dovranno essere ridotte allo zero tecnico: il termine per la riduzione a zero è fissato per il 2029”.

Per capirci di più, può essere utile leggere due pezzi. Pubblicato da ‘Ambiente e non solo’, Il Governo federale Usa introduce per la prima volta un limite per i PFAS nelle acque potabili del 14 aprile.

 E, messo in rete da ‘Economia Circolare.com’ il 20 marzo scorso, “PFAS, la sigla tossica che avvelena l’Europa.

 

E proprio l’Europa, come abbiamo detto all’inizio, fa un passo avanti e due indietro.

Frans Timmermans

Quattro anni fa, nel 2020, la UE aveva infatti giurato di voler “vietare le sostanze chimiche più dannose nei prodotti di largo consumo”, in pole position ovviamente i PFAS. La spinta più forte all’epoca arrivò dal Commissario europeo Frans Timmermans, olandese, che ne fece una sorta di autentica battaglia di civiltà, per la salvaguardia dei cittadini e dell’ambiente.

Ecco le sue parole: “E’ importante smettere di usare le sostanze chimiche più dannose nei prodotti di consumo, dai giocattoli ai prodotti per l’infanzia, ai tessuti e ai materiali che entrano in contatto con il nostro cibo”. E quella battaglia si basava su un dato ormai acquisito: il 99 per cento degli esseri umani ha nel sangue una percentuale, più o meno rilevante, più o meno tossica, più o meno ‘letale’, di PFAS. Tutto detto.

Ma tutto è rimasto lettera morta.

Forse anche per questo Timmermans ha preferito dimettersi dalla prestigiosa carica a metà 2023: troppe le pressioni su di lui da parte della potentissima lobby chimica tedesca. E proprio per questo i frutti si sono cominciati a vedere mesi fa, quando la presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen ha fatto clamorosamente marcia indietro sul quel ‘Green Deal’ tanto caldeggiato da Timmermans e sempre poco digerito da lady Ursula.

Ursula von der Leyen

La quale, non va dimenticato, prima di occupare la poltrona (e oggi vuole il bis con il voto dell’8 e 9 giugno) di Bruxelles, faceva parte dell’esecutivo tedesco, ricoprendo la non disprezzabile carica di ministro della Difesa.

E in sede UE ha ben difeso i giganteschi interessi dell’industria chimica del suo paese, benrappresentati dalle choccanti dichiarazioni del presidente dell’Associazione tedesca delle industrie chimiche, Wolfgang Grosse: “La proposta di vietare i PFAS avrebbe effetti fatali per l’industria tedesca”.

Più chiari di così davvero non si può!

E, of course, lady Von der Leyen ha obbedito.

Così come ha trovato ‘intese’ (corruttive) con l’altro pezzo da novanta della star dei vaccini, il Ceo di ‘Pfizer’ (associata per l’affare arcimiliardario con la tedesca BionTech), ossia Albert Bourla.

 

 

ACQUE CHE PIU’ SCURE NON SI PUO’

Proprio la sera del 14 aprile, ‘Iris’ ha messo in rete per la prima serata una delle più belle pellicole degli ultimi anni, ‘Dark Waters’ (pessimamente tradotto da noi in ‘Cattive Acque’), protagonista un superbo Mark Ruffalo che ne è anche co-produttore.

Una storia esemplare quella documentata nel film, in pista il colosso chimico a stelle e strisce ‘DuPont’, che inizia a produrre il suo (poi) famigerato Teflon amato da tutte le casalinghe americane per decenni, addirittura nel 1938, anni prima del secondo conflitto mondiale. Quel Teflon che fu l’arma vincente per ‘corazzare’ i carri armati a stelle e strisce; e nel dopoguerra per rivestire le pentole che invaderanno poi tutte le casette degli americani.

Una pellicola avvincente, mai ridondante, spesso e volentieri documentaristica: perché a parlare sono le carte, le montagne di documenti nei quali si tuffa l’avvocato Robert Bilott, fino a quel momento un oscuro e timido legale in uno studio che patrocina proprio i colossi dell’industria; poi, sensibilizzato dalla storia di un allevatore che vive sulla sue pelle i terribili danni da PFAS (gli ammazzano anche 190 bovini), decide di schierarsi dalla parte delle vittime, degli intossicati dalle acque super tossiche che arrivano dallo stabilimento Dupont di Parkersburg, nella Virginia occidentale.

Da vedere d’un fiato. Perché alza il velo sulle connection tra lo strapotere dell’industria chimica, il pesantissimo condizionamento sui politici prezzolati, l’altrettanto pesante condizionamento sulle agenzie governative di controllo.

Un circuito perverso che fa urlare, quasi alla fine del film, l’avvocato ‘Davide’ Bilott contro quel labirinto perverso, quel ‘plot’ che opprime i cittadini fino ad ucciderli e contro il quale è praticamente impossibile ribellarsi.

Per fortuna il film e la cronaca hanno un ‘lieto’ end (per quanto possibile, vista la strage di innocenti che ‘non avrà fine’, come denuncia Ruffalo), con una super condanna della DuPont, costretta a risarcire una per una le migliaia di vittime, con un esborso stratosferico che la le farà chiudere battenti. Per poi, al solito, ‘rinascere’ con un lifting, e grazie al ‘soccorso’ di un’altra sigla, ‘Chemours’, che ne continua, ancor oggi, le ‘imprese’.

Il copione del film si basa su un lungo reportage pubblicato nel 2016 dal ‘New York Times Magazine’e significativamente titolato “The Lawyer who became DuPont’s Worst Nightmere”, ossia “L’avvocato che è diventato il peggior incubo per DuPont”.

Una story che più tragicamente vera non si può.

 

 

UN CARRO ARMATO CONTRO LA VOCE

La Voce a febbraio 2020, appena uscito il film nelle sale italiane, pubblicò un cover story partendo proprio dalla strage griffata DuPont.

E scoprì incredibili analogie con un’altra strage avvenuta in Italia, quella per il sangue infetto.

Analogie dovute alla lunghezza delle indagini, a quelle processuali, alla difficoltà anche solo di scalfire autentici muri di gomma.

Ma sottolineavamo il ‘finale’ del tutto diverso. Perché negli Stati Uniti, dopo una estenuante battaglia legale, giustizia fu fatta (anche se certo i morti non sono mai tornati in vita e i danneggiati hanno pagato le conseguenze), perché DuPont venne costretta ad esborsi & risarcimenti da guinness dei primati.

I fratelli Marcucci

Mentre qui da noi il processo per la Strage del Sangue Infetto, durato 20 anni esatti, alla fine si è concluso con un tric trac, si è rivelato una classica bolla di sapone: ‘il fatto non sussiste’, ha sentenziato la quarta sezione penale del tribunale di Napoli dopo tre anni esatti di udienze.

Tutti assolti, candidi come i gigli, gli imputati: ossia il direttore generale al ministero della Sanità fine anni ’80-inizio ’90 Duilio Poggiolini, il re Mida tanto amico (e compagno di merende tangentizie) di ‘Sua Sanità’ Francesco De Lorenzo; e diversi funzionari del gruppo Marcucci, all’epoca della strage oligopolista in Italia nella produzione e commercializzazione di emoderivati.

Ebbene, quell’articolo della Voce è stato querelato dagli eredi Marcucci (il padre-patriarca Guelfo, tra gli imputati, passò a miglior vita poco prima del processo), ossia da Andrea Marcucci, all’epoca capogruppo renziano del PD al Senato, da Paolo Marcucci, Ceo della corazzata Kedrion costituita a inizio anni 2000, e Marilina Marcucci, ad inizio 2000 coeditrice dell’Unità e oggi ancora in sella alla Fondazione per il Carnevale di Viareggio.

Querelarono, i tre Marcucci e la stessa Kedrion, la Voce per quell’articolo e anche per altri 3 pezzi, tutti usciti appena scoppiata la pandemia. Si sono sentiti offesi nell’onore per averli tirati in ballo nella vicenda del sangue infetto. Una bufala vera e propria, perché non li abbiamo mai tirati in ballo – anche solo per motivi anagrafici – in quel pasticciaccio che più brutto (e tragico) non si può.

E perché il nostro obiettivo era quello di conservare la MEMORIA su quella strage impunita.

Ma hanno fatto di più, i Marcucci: perché sono riusciti ad hackerare il sito della Voce, facendo sparire, per incanto, quei 4 fastidiosi articoli. Così come hanno fatto, un paio d’anni dopo, con un’altra inchiesta della Voce, dedicata proprio ad un’udienza processuale (nel contenzioso contro la Voce) in cui ha testimoniato Andrea Marucci. Che arrivò a dire che quei 4 articoli gli avevano stroncato la carriera politica, penalizzandolo fortemente alle ultime elezioni politiche che avevano visto la sua clamorosa trombatura.

Ai confini della realtà.

Per rammentare meglio il tutto, vi consigliamo di rileggere l’inchiesta messa in rete dalla Voce il 6 dicembre 2022 e intitolata

GRUPPO MARCUCCI / LA BUFALA DEI COLOSSALI DANNI ECONOMICI PATITI DA ‘KEDRION’ PER 4 ARTICOLI DELLA ‘VOCE’

Ma torniamo a ‘Dark Water’, per concludere.

 

 

EFFETTI ALLA VACCINARA

Perché l’imperdibile film (dovrebbero farlo vedere in tutte le scuole) fa tornare alla mente, in modo prepotente, l’altra dirty story a livello internazionale, quella dei vaccini anti covid su cui si sta man mano, con enorme fatica, alzando il sipario. Proprio per quegli ‘effetti avversi’ che hanno già colpito caterve di cittadini in mezzo mondo e continueranno a colpirli, visto che i danni collaterali si manifestano non solo a breve, ma soprattutto a medio e lungo termine.

Lo abbiamo documentato decine e decine di volte, fin dai primi drammatici dati diffusi dal sistema VAERS messo in piedi dai ‘Centers for Desease Control’ (CDC) negli Usa: a settembre 2021, addirittura 10 milioni di effetti avversi, di cui il 50 per cento ritenuti gravi, soprattutto ai danni del sistema cardiocircolatorio.

Sembra proprio il copione del film. Alla fine, dopo una estenuante battaglia legale, arrivano le tragiche conferme: c’è un collegamento (il famoso ‘nesso causale’) tra il PFAS e diverse patologie cancerogene e non solo.

Così come oggi è ormai dimostrato il nesso tra il killer SPIKE contenuto nei vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna e i tragici e sempre più frequenti danni collaterali.

Ma c’è di più.

Proprio come in ‘Dark Waters’ i numeri vengono taroccati dal colosso DuPont, che parla di percentuali irrisorie sul fronte degli effetti avversi, così Pfizer e Moderna hanno sempre minimizzato sui danni collaterali.

Solo oggi le prime ammissioni.

Roberto Speranza

E la bomba è deflagrata, da noi, qualche giorno fa. Quando sono venuti alla luce i verbali degli interrogatori dell’ex ministro della Salute, Roberto Speranza, davanti al Tribunale dei Ministri di Roma che pure lo ha incredibilmente assolto da fatti & misfatti sui vaccini: altro giglio candido, Speranza ha ammesso di essere stato a conoscenza che vi potevano essere degli ‘effetti avversi’.

E sapete in quale misura? Del 20 per cento, 1 su 5!

Da brividi.

O, se preferite, da galera.

Potete rileggere l’inchiesta di qualche giorno fa della Voce, per la precisione del 10 aprile titolata

ROBERTO SPERANZA / IPER ASSOLTO DAI TRIBUNALI. CHI PAGA PER TUTTI I MORTI DI COVID & VACCINI?


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