BIOTECNOPOLO DI SIENA / E’ IN ARRIVO IL SUPER CONSULENTE ANTHONY FAUCI

Italia sempre più terra di biolaboratori. Che si moltiplicano a ritmo serrato, uno dopo l’altro: un po’ come è successo per anni con le basi NATO, di cui siamo i primatisti sul fronte dell’ospitalità, con un centinaio circa.

Adesso, invece, va battuta la nuova frontiera: quella dei biolab, come è successo, per fare un solo esempio, nel corso di pochi anni in Ucraina, arrivata ad ospitarne oltre una quarantina, tutti ordinati dal Pentagono, per svolgere quelle ricerche ‘border line’ che negli Usa non sono permesse e invece all’estero sì. E, soprattutto, per prepararsi alle ‘biologic wars’ del futuro.

L’ICGEB di Trieste. Sopra, Anthony Fauci

E come è successo a Wuhan, con le ricerche su quel famigerato ‘gain of function’ che è il vero ‘segreto’ per decodificare l’origine del coronavirus.

Ma torniamo a cosa nostra, dove – come vedremo – i destini guarda caso s’incrociano sempre con quelli dei nostri Padroni a stelle e strisce. Perché – sorpresa delle sorprese – invece di godersi in santa pace la pensione a 81 anni suonati, il Super Virologo italo-americano, Anthony Fauci, dopo aver affiancato ben 7 presidenti Usa sul fronte della sanità, ha deciso di tornare alle sue terre d’origine e sarà il super consulente del fiorente ‘Biotecnopolo’ di Siena. Una storia che raccontiamo più avanti.

 

DA TRIESTE IN GIU’

Diversi mesi fa, agosto 2022, la ‘Voce’ ha acceso i riflettori sul Biolaboratorio di Trieste, griffato ‘ICEB’ (come potete rileggere cliccando sul link in basso), fino a quel momento praticamente sconosciuto, e sul quale i media non avevano mai puntato la loro attenzione.

Fu la scoperta di un vero e proprio ‘feudo’ off limits, capace di godere di una propria ‘extraterritorialità’, impossibile da visitare neanche per le nostre autorità e nessun politico che ne facesse richiesta. Ma questo non bastava: perché non pagava il becco di una tassa e, addirittura, riceveva una buona fetta di fondi dal nostro Stato. Per la serie: cornuti e mazziati.

Da allora in poi, però, qualcosa è successo: la cittadinanza si è mobilitata, i triestini hanno voluto saperne di più e oggi organizzano manifestazioni, sit in per protestare contro una presenza misteriosa, più che preoccupante e indesiderata.

Matteo Ricci

Come se niente fosse mai successo a Trieste, ecco scoppiare il caso-Pesaro. Dove l’amministrazione ‘progressista’ (sic) guidata dal sindaco PD e pluripresente in tivvù, Matteo Ricci, ha appena dato il suo ok alla concessione di un vasto territorio dove potrà essere presto ubicato e realizzato un biolab.

 

Più in particolare, il terreno verrà dato in uso all’Istituto zooprofilattico di Pesaro che a sua volta darà disco verde all’avvio   del biolaboratorio di classe Bls3, che potrà fruire perfino dei fondi stanziati dal PNRR. A nulla è valso un ricorso al TAR presentato dall’associazione socio-culturale ‘Seam’: il biolab s’ha da fare.

Altre piccole Wuhan crescono (potete leggere gli articoli della ‘Voce’ cliccando sui link in basso). E si moltiplicano.

 

IN SELLA COL BIOTECHLAB GRIFFATO ‘SCLAVO’

Siena caput mundi. Sì, perché si moltiplicano (e si incrociano) le iniziative sul fronte della ricerca avanzata per vaccini & contrasto alle future pandemie: con un Fauci, appunto, pronto a scendere in campo.

Già da quasi un anno è partita l’intesa e la collaborazione tra l’Università di Siena, ‘Sclavo Diagnostics International’ e ‘Bio4Nature srl’, per dar vita ad un ‘Biotechlab’, che si occuperà, secondo i suoi promotori, soprattutto di sviluppare “strumenti utili alla misurazione di grandezze biochimiche e mediche”. Il laboratorio diretto dal professor Marco Mugaini – viene aggiunto – “consentirà di operare e ottimizzare le misurazioni sia in ambito diagnostico medico, che in quello relativo alla messa a punto di farmaci e fitofarmaci per gli ambiti clinici a agriculturali”. Un mix salute & ambiente, dunque.

Viene precisato in una nota stampa: “Bio4Nature srl è una start up innovativa impegnata ricerca di sostituti naturali e biodegradabili per i fitofarmaci più pericolosi e inquinanti”, mentre “Sclavo Diagnostic International spa ha una storia che inizia nel 1904, quando Achille Sclavo sviluppò il siero anti-antrace per poi fondare a Siena l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno Toscano. Oggi Sclavo è un’azienda chimico-farmaceutica specializzata nello sviluppo e produzione di reagenti diagnostici nei settori della coagulazione, della chimica clinica, dell’ematologia, della sierologia e della batteriologia”.

Andrea Marcucci

All’inizio degli anni ’80 Sclavo entrò nell’orbita dell’emergente gruppo Marcucci, tra i primi in Italia nel settore degli emoderivati.

Ed anche nell’orbita politica della famiglia De Lorenzo: tanto che l’avvocato Renato De Lorenzo, fratello del poi ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, entrò a vele spiegate nel consiglio d’amministrazione di Sclavo. Proprio a suggello dei solidi legami politici & d’affari tra i Marcucci (in sella al gruppo il patriarca Guelfo, poi affiancato dai figli Andrea, Paolo e Marialina) e i De Lorenzo: tanto che uno dei rampolli di casa Marcucci, Andrea, nel ’91 si presentò alle politiche sotto i vessilli del PLI griffato Altissimo (Renato)-De Lorenzo (Francesco), diventando il più giovane onorevole italiano, ad appena 26 anni.

Poi, defunto il Pli, fece il suo ingresso tra le accoglienti braccia del Pds-Ds fino a diventare un esponente di punta del PD renziano e per anni capogruppo alla Camera.

 

BENVENUTO AL (BIOTECNO)PALIO, DOCTOR FAUCI

Passiamo all’altra fulgida e germogliante realtà senese in campo biomedico: la Fondazione BIOTECNOPOLO, che nasce da una sinergia, come oggi si usa dire, tra la ‘Fondazione Toscana Life Science’ e il colosso farmaceutico GSK, sotto l’ombrello protettivo e finanziario di ben 4 ministeri (Economia, Università, Salute e Sviluppo Economico).

Può contare su un consistente propellente, che si concretizza in 33 milioni erogati alla Fondazione e 337 per il decollo del nascente ‘HUB antipandemico nazionale’, fondi che arrivano direttamente dal PNRR. Ecco cosa annunciano i promotori: “L’hub servirà a fare ricerca e produzione-pilota sui vaccini; ricerca e produzioni-pilota sugli anticorpi monoclonali; ricerca sulla vaccinologia inversa e sulla lotta contro la resistenza agli antimicrobici. Sarà, insomma, l’istituto specializzato sulle pandemie e in stretto contatto con tutte le eccellenze scientifiche a livello internazionale in questo campo”.

Padrino politico per la nascita della Fondazione Biotecnopolo è l’ex segretario del Pd Enrico Letta, tra l’altro eletto deputato ad ottobre 2021 proprio nella circoscrizione di Siena.

Direttore scientifico e ‘deus ex machina’ è uno dei ricercatori di punta di GSK, Rino Rappuoli, e al seguito un’equipe di 35 giovani ricercatori: si tratta di quel team che ha sviluppato mesi fa il progetto di anticorpo monoclonale anti-covid che non ha poi superato la fase di sperimentazione.

Rino Rappuoli

Uno dalla vista lunga, Rappuoli. Perché l’unico a centrare la difficile previsione sui tempi della realizzazione del vaccino anti-covid quando scoppiò la pandemia. Leggiamo cosa scriveva la ‘Voce’ in un articolo del 13 febbraio 2020.

“Apre le danze una delle eminenze massime della ricerca internazionale sui vaccini, Anthony Fauci, che dichiara: ‘Ci vorranno 2-3 mesi, stiamo lavorando con ‘Moderna’ e ‘Cepi’. Si tratta, rispettivamente, della star sul fronte delle biotecnologie e della ‘Coalition for Epidemic Preparadness Innovation’. Passiamo all’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS): il suo direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dà i suoi numeri: almeno 18 mesi. Ed eccoci ai Vate di casa nostra. Il ‘padre dei vaccini contro influenza, meningite, pertosse, polmonite, medaglia d’oro al valore per la sanità, 68 anni, nato a Radicofani, direttore scientifico della ricerca sui vaccini alla multinazionale GSK’, Rino Rappuoli, fornisce le sue cifre: dodici mesi. Ecco poi il Verbo di Roberto Burioni: ‘Ci vorranno anni. E’ una sciocchezza dire che ci vogliono mesi. Non sappiamo neppure se trovare la causa sarà facile’”.

Fallimentare, Burioni, nella sua previsione. Azzeccatissima, invece, quella griffata Rappuoli.

Da sperare possa risultare altrettanto azzeccata la scelta dell’amico Fauci come super consulente del Biotecnopolo.

E, tanto per dargli il benvenuto, Rappuoli fa sapere: “Conosco e collaboro con Anthony Fauci da tantissimi anni. Sono onorato e felice che questo nostro sodalizio scientifico prosegua anche attraverso il progetto strategico per il nostro Paese, come la Fondazione Biotecnopolo. La scienza e il suo progresso si nutrono di scambi di conoscenza e competenze. La Fondazione Biotecnopolo e l’Hub Antipandemico lavorano in rete con le principali istituzioni, gli enti di ricerca e gli scienziati internazionali, quali l’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA della Commissione europea), il ‘National Institute of Health’ americano e CEPI, la coalizione globale per la preparazione alle pandemie”.

Da rammentare che CEPI nasce con la preziosa benedizione di Bill Gates, il primo finanziatore privato dell’OMS (alle spalle degli Usa!) e tra l’altro sponsor delle ICEB di Trieste.

Sorge subito spontaneo un interrogativo. E’ informato, fino in fondo, Rappuoli sul ruolo giocato dall’amico Fauci sia per quanto concerne le vere origini del Covid che per quanto riguarda la gestione della pandemia con l’amministrazione Biden?

 

‘THE REAL ANTHONY FAUCI’, IL VERO FAUCI

Bene, sarebbe opportuno che Rappuoli venisse informato circa una maxi inchiesta – più volte rammentata dalla ‘Voce’ – condotta da due coraggiosi procuratori generali americani, Jeffry Landry della Louisiana e Erich Schmittdel Missouri. I quali da diversi mesi stanno seguendo con grande scrupolo due filoni d’indagine: ed in entrambi è coinvolto fino al collo l’amico Fauci.

Il primo concerne la censura e il condizionamento su tutti i social media (è esploso in modo clamoroso il caso Twitter dopo l’arrivo di Elon Musk) per ‘oscurare’ gli autorevoli pareri contro i vaccini, questi vaccini, soprattutto a mRNA, e la politica governativa anti pandemia. Coinvolti nove altissimi papaveri della Casa Bianca, compresi l’addetto stampa e un agente dell’FBI.

Peter Daszak

Il secondo filone, in pratica, è tutto incentrato su Fauci. In particolare, i magistrati vogliono accertare fino in fondo il percorso fatto dai fondi usciti dal ‘National Institute for Allergy and Infectious Deseases’ (NIAID) presieduto ininterrottamente dal supervirologo dal 1984 al 2022 e finiti nelle casse dell’Istituto di Virologia di Wuhan, per finanziare le ricerche ‘border line’ di quei laboratori. Soprattutto sul ‘gain of function’, ossia il ‘guadagno di funzione’, in pratica il passaggio dall’animale all’uomo, la chiave per scoprire l’origine del virus: se naturale – come ha sempre ribadito Fauci – oppure artificiale, come pare ormai emergere in modo evidente.

E i due procuratori generali statunitensi vogliono anche accertare i meccanismi del passaggio dei fondi: se, cioè, sono effettivamente transitati attraverso la ong paravento ‘EcoHealth Alliance’ guidata dal controverso ricercatore a stelle e strisce Peter Daszak.

Una figura strategica, quella di Daszak, per boicottare le ricerche sulla vera origine del covid. Ha infatti preso parte, come membro americano, alla prima missione inviata a Wuhan (gennaio 2021) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e finita in un annunciato flop: poteva mai Daszak permettere che saltasse fuori la connection NIAID-Wuhan? Che venissero allo scoperto i fondi americani per finanziare ricerche illegali negli Usa? Che venisse alla luce l’origine ‘artificiale’ della pandemia?

E la seconda missione promessa e sbandierata dall’OMS è saltata solo pochi mesi fa, a gennaio 2023: quando è stato nominato, come nuovo direttore scientifico, un grande amico di Fauci, Jeremy Farrar. Il quale, appena occupata la strategica poltrona, ha per prima cosa dichiarato: la seconda missione a Wuhan non si fa. Punto.

I due procuratori generali, tre mesi fa, hanno interrogato sui due filoni d’inchiesta (ma soprattutto sul secondo, of course) Fauci per ben 7 ore. Una lunga sfilza di ‘non so’, ‘non ricordo’, è passato troppo tempo’. Di una sola cosa il super virologo si è ricordato con precisione: ad una precisa domanda dei magistrati su Daszak ha risposto risoluto: “mai conosciuto, mai avuto a che fare con lui”. Una colossale bugia, che gli può costare molto cara.

Forse proprio per questo è meglio star lontano per un po’ dagli States, con l’aria che tira e le possibili bufere future.

E cosa c’è di meglio della meravigliosa città del Palio?

Robert Kennedy jr. e il suo libro su Fauci

P.S. Per saperne di più su Fauci & C. e rileggere articoli e inchieste della ‘Voce’, basta andare alla nostra home page e in alto a destro trovare la casella cerca; quindi digitare ANTHONY FAUCI (o, se volete, Peter Daszak o Jeremy Farrar). Ma soprattutto vi consigliamo di trovare e leggere il best seller firmato da Robert Kennedy junior (che ha appena annunciato la sua candidatura per le primarie democratiche) e uscito a novembre 2021, ‘The Real Anthony Fauci’: ne scrive di tutti i colori.

 

LINK  

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