KAZAKISTAN / “FUGHE” & SEGRETI DEL SUPER BIO-LABORATORIO AMERICANO 

Fortissime turbolenze ai confini della Russia, con le situazioni esplosive, in modo particolare, di Kazakistan e Ucraina. E una marcata escalation nel

Corso delle ultime settimane.

Non pochi osservatori fanno notare la presenza, nelle due ex repubbliche sovietiche, di svariati bio-laboratori militari super segreti installati dagli americani, su preciso imput del Pentagono.

C’entrano qualcosa tali inquietanti presenze sui territori ai confini russi con le temperature politiche sempre più bollenti?

E quale influenza hanno avuto, i super laboratori, sulle strane e sempre più ricorrenti epidemie in quei paesi? Anche prima dello scoppio del covid-19?

Un interno e, sopra, un esterno del laboratorio di Almaty

La situazione, comunque, non è limitata a Ucraina e Kazakistan, che capeggiano la graduatoria sulla presenza di bio-strutture a stelle e strisce, rispettivamente con 11 (Ucraina) e 10 (Kazakistan): visto che ne troviamo anche in altri paesi come Georgia (anche lì 10), Azerbajdzhan (8), Armenia (7) ed Uzbekistan (3). Un vero e proprio arsenale biologico che preoccupa non poco il Cremlino, visto che i virus non vengono studiati sotto il profilo ‘accademico’, ma militare, con tutte le ‘varianti’ – è proprio il caso di dirlo – legate al bioterrorismo e alle ‘biologic wars’.

Insomma, tante ‘Wuhan’ crescono, sparse per il mondo, e tutte sotto il ferreo controllo della Difesa Usa: che dal canto suo, in patria, può già contare sul super laboratorio di Fort Detrick, nel Maryland, al centro di diversi ‘incidenti’ da non poco, e addirittura chiuso d’emergenza a luglio 2019 per alcune pericolose fughe di ‘laboratorio’ sulle quali il Pentagono non ha mai fatto la dovuta chiarezza, alimentando i sospetti circa la vera origine del coronavirus.

Ma torniamo ai comodi laboratori sistemati all’estero, tanto per non arrecare più danni di troppo alla salute degli americani (nel Maryland, comunque, si sono verificati focolai di covid in tempi più che sospetti, proprio in concomitanza della repentina chiusura nella bollente estate 2019), fregandosene altamente di quella delle popolazioni lontane; e al tempo stesso rappresentando una spina nel fianco della Russia. Quando si dice, due (e anche tre) piccioni con una sola fava.

 

 “FUGHE” & “MORTI” SOSPETTE  

In questa inchiesta vediamo cosa succede in Kazakistan, con i freschi disordini di questi giorni, i ribaltoni governativi e l’arresto del numero uno dei servizi segreti, Karim Massimov, ottimo amico (anche d’affari) di Hunter Biden, figlio del Presidente Joe. Un rampollo che prima di scoprire la sua vocazione per la pittura, negli anni scorsi ha coltivato grossi business anche in Cina e in Ucraina. I casi della vita.

Hunter e Joe Biden

Secondo non pochi media russi e non solo, il super laboratorio di Almaty, costruito dal Pentagono per studiare focolai di infezioni particolarmente pericolose, è stato danneggiato nel corso dei disordini e ciò avrebbe provocato la fuga di agenti patogeni ad alto rischio.

Le voci si rincorrono. Stando ad alcune, il laboratorio sarebbe stato ‘sequestrato’, secondo altre la ‘struttura è sotto sorveglianza’.  L’agenzia russa ‘Tass’ fa riferimento a notizie di “persone non identificate nell’area” e addirittura di “specialisti in tute di protezione chimica” che “stavano lavorando vicino al laboratorio”, per cui “potrebbe essersi verificata una perdita di agenti patogeni pericolosi”.

Niente di certo, fino a questo momento, ma una situazione che suscita fortissima preoccupazione, non solo per le implicazioni politiche e sociali, ma anche per la salute dei cittadini, messa a repentaglio da possibili e rischiosissime fughe, come tutti ormai purtroppo ben sappiamo.

Altri due elementi, prima di addentrarci nella complessa disamina di quanto viene ‘studiato’ ad Almaty, mentre nella prossima puntata vedremo cosa succede in Ucraina e Georgia.

Luglio 2020. In Kazakistan scoppia una ‘polmonite sconosciuta’, il cui tasso di mortalità è più elevato rispetto a quello fatto registrare dal covid.

Karim Massimov

Nei primi sei mesi del 2020, infatti, viene sfiorato il tetto dei 100 mila casi e addirittura, nel solo mese di giugno, vengono segnalati oltre 600 decessi.

L’11 luglio il presidente della ‘Federazione dei movimenti socialisti’ del Kazakistan afferma: “I laboratori biologici sono fondati per lo sviluppo di piante virali modificate da parte degli Usa. Durante questi anni, da noi i malati non sono diminuiti, ma sono aumentati. Durante la diffusione di Sars-Cov-2 i cittadini sono sempre più preoccupati per il laboratorio biologico di Almaty. L’esistenza sul nostro territorio di laboratori americani è diventata un grave problema geopolitico. Li chiamo la ‘bomba di virus’ degli Usa nell’Asia centrale e questa bomba ha già causato   nei danni nei paesi vicini”.

Non meno esplicito (eccoci al secondo episodio) l’ex ministro della Difesa kazako, il generale Amirbek Togusov, che ha pagato le sue parole con la   vita. Ecco cosa osò dire: “Siamo come scimmie sperimentali qui, e il nostro territorio è un terreno di prova naturale del Pentagono per testare nuovi virus. I laboratori vengono sottratti al controllo nazionale e lì si lavora in totale segretezza”.

Ebbe anche il coraggio di consegnare alla Russia le prove di quanto diceva, i documenti bollenti di cui parlava, e dopo pochi giorni è morto d’infarto. Quando si dice l’eccesso di stress…

 

DENTRO I SEGRETI DI ALMATY

Eccoci al cuore (a proposito) del problema. Entriamo, cioè, nel segretissimo laboratorio di Almaty, denominato ‘CRL’, acronimo di ‘Laboratorio di riferimento centrale’.

Amirbek Togusov

Nel 2017 al CRL un gruppo di scienziati, guidati da un ricercatore americano, un non meglio identificato ‘professor G.D. Smith’, portò avanti alcuni studi – guarda caso – su ‘pipistrelli infetti da coronavirus’.

Il ‘teatro’ delle sperimentazioni era non poco spettacolare: si trattava delle grotte di Altyntau, Karaungir e Kepterkian.

Venne aggregato alle ricerche anche un altro bio-laboratorio, il ‘Centro per la sicurezza’ di Zhambyl, dove una vasta comunità di Dungani ha stretti rapporti commerciali con la Cina.

Altra coincidenza, che fa il paio con la partnership cino-americana per le ricerche condotte nel famigerato super laboratorio di Wuhan, in buona parte finanziate dal ‘National Institute for Allergy and Infectious Deseases’ (NIAID), diretto a vita da Anthony Fauci.

Dettaglia ad aprile 2020 Fabrizio Poggi in un’inchiesta pubblicata sul sito di controinformazione ‘l’AntiDiplomatico’. “Formalmente il CRL fa riferimento al ‘Centro scientifico kazako di quarantena per infezioni zooniche’ (KNTsKZ) del Ministero della Salute kazako, ma, per l’intero periodo di attività, ha ricevuto meno di 4 milioni di dollari in contributi statali. Invece, l’edificio del CRL è stato costruito nel 2016 con fondi del Dipartimento della Difesa Usa – si parla di oltre 110 milioni di dollari – e annualmente la ‘Defence Threat Reduction Agency’ (DTRA) Usa spende circa 1,3 milioni di dollari per il lavoro del KNTsKZ, cui si aggiungono circa 300 mila euro della ‘Bundeswehr’”.

Come si vede, allora, anche i tedeschi prendono parte alla copiosa sagra dei finanziamenti al super-lab kazako.

Continua Poggi: “Non basta. Altre centinaia di migliaia di dollari arrivano dal ‘Centro scientifico tecnologico internazionale’ di Nur-Sultan, controllato dalla NATO, finanziato al 95 per cento dai governi dell’Alleanza atlantica. A capo di questo Centro c’è R. Lehman, ex capo dell’Agenzia Usa per il controllo degli armamenti”. Cin cin.

Documenta il sito ‘ritmeurasia.org’: il CRL brulica di “biologi in uniforme che fanno capo al Dipartimento della Difesa Usa e relativi appaltatori, funzionari del ‘US Navy Sail Medical Research Center’, dell’Istituto di Microbiologia della Bundeswehr e del Laboratorio di Microbiologia di Porton Down”.

Tutti insieme appassionatamente…

Non è finita qui. Perché il personale del CRL segue regolarmente stage presso il ‘Centro di ricerca medica’ della Marina degli Stati Uniti.

 

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

Continua Poggi: “Il KNTsKZ kazako, partner del ‘Nucelar Threat Initiative’ americano, è alla base della ‘Associazione per la biosicurezza’ dell’Asia Centrale e del Caucaso, che comprende Afghanistan, Armenia, Azerbajdzhan, Georgia, Kazakistan, Kirghizstan, Mongolia, Tadzhikistan,  Turkmenistan e Uzbekistan. Fondatori di tale struttura sono: ‘Canadian Global Partnership Program’, governo britannico, Commissione europea, ‘Agenzia per la prevenzione delle minacce’ del Pentagono, ‘Programma di biosicurezza’ del Dipartimento di Stato Usa, ‘Civilian Research and Development Foundation’ (Usa), Associazioni di biosicurezza americana ed europea”.

Anthony Fauci

Puntualizza ‘ritmeurasia’: “Il CRL kazako è uno degli innumerevoli (circa 400, ndr) bio-laboratori del Pentagono sparsi in 25 paesi. La cosa spiacevole è che, attraverso il Kazakistan, sono finiti in mano Usa campioni di ceppi conservati dal KNTsKZ fin dal 1949: peste, febbri emorragiche, tularemia, encefalite da zecche e altre infezioni. Solleva non pochi interrogativi il fatto che, quale membro della Organizzazione per la cooperazione di Shangai e della Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, il Kazakistan, ai confini di Russia, Cina e Iran, metta il proprio territorio a disposizione della NATO”.

 

 

ECCO LA PISTA KAZAKA PER L’ORIGINE DEL COVID

Ed eccoci alla ciliegina sulla torta.

A piazzarla è un sito kazako, ‘Yvision’, che a febbraio 2020 – proprio quando rimbalza a livello mondiale la bomba covid – citava fonti in arrivo proprio dal CRL di Almaty, secondo cui i campioni del virus covid-19 ottenuti dagli scienziati kazaki “a livello molecolare – così riferiva ‘Yvision’ – coincidono completamente con il ceppo, lo studio del quale era stato avviato nel laboratorio circa due anni fa”. Due anni prima, avete letto bene.

Si tratta del Progetto KZ-33 dell’Agenzia per la prevenzione (sic) delle minacce che fa capo al Dipartimento della Difesa Usa, progetto dal nome non poco evocativo: “Sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus”.

Come si gira e come si volta, nella maxi lotteria per la scoperta dell’origine del famigerato covid 19 fanno capolino sempre gli Stati Uniti: via Wuhan (grazie al NIAID griffato Fauci), oppure via Fort Detrick (addirittura sei mesi prima).

E adesso salta fuori anche la pista kazaka, con l’impareggiabile e imprescindibile supporto del Pentagono.

That’s Democracy, folks!

 

 

 

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