Tre anni da quel 7 ottobre.
Dalla tragica sceneggiata orchestrata dal governo nazista di Tel Aviv, ottima ‘scusa’ per avviare la reazione culminata nel GENOCIDIO del popolo palestinese. Le prove ci sono, ultra documentate e non le vede solo chi non vuole vedere: come la gran parte dei partiti occidentali, imbevuti di sionismo; e i media, cloroformizzati e genuflessi davanti al Moloch israeliano.
Vogliamo subito fare un parallelo tra l’7 ottobre e l’11 settembre, due copioni perfettamente sovrapponibili.
L’attacco alle Torri Gemelle, infatti, fu studiato in modo scientifico per poter poi scatenare la reazione contro l’Iraq di Saddam Hussein, saccheggiarlo e sterminarne la popolazione, derubandolo of course delle sue ricchezze strategiche e occupando per 23 anni quella postazione di assoluto valore geostrategico. Occupazione terminata solo qualche giorno fa, con il ritiro dell’ultimo contingente da 1.300 uomini.
Come la Voce ha più volte denunciato, il capo commando per l’attacco alle Twin Towers fu all’epoca Mohamed Atta, sbarcato negli Usa un anno prima, libero di gironzolare da uno Stato all’altro sotto il vigile sguardo di CIA ed FBI. Nel tempo libero trovò il tempo di prendere il brevetto da pilota. L’indimenticabile Ferdinando Imposimato, fra l’altro una nostra colonna storica, fu incaricato dalla Corte Penale Internazionale di scrivere una lunga memoria sul caso che portava a una conclusione certa: gli Stati Uniti sapevano, appunto via CIA ed FBI, e non mossero un dito. E George Bush assisté alla strage in diretta, dalla terrazza del Carlyle Group di cui era azionista, come lo era il fratellastro di Osama bin Laden. La primula rossa del terrorismo internazionale che lo stesso Bush ben conosceva: come attesta il pranzo a casa Bush con la racchetta d’oro Bjorn Borg e la sua compagna di allora, Loredana Bertè; ospite d’onore proprio lui, Osama bin Laden… Tutto detto.
Ma torniamo a bomba. E alle bombe che hanno sterminato in questi tre anni il popolo palestinese, a partire dall’8 ottobre, come detto il pretesto per quella reazione nazista.
Ecco allora i motivi a conferma della lurida messinscena, giocata anche sulle pelle delle vittime israeliane di quel 7 ottobre.
Partiamo da uno dei fatti più significativi, regolarmente oscurato dai media e ignorato dalla politica, collusa con la scellerata strategia di Tel Aviv. Hamas, fin dal 2014, ha ricevuto ingenti fondi dal governo israeliano, in funzione anti ‘Autorità Nazionale Palestinese’, da sempre vista come il fumo negli occhi da Tel Aviv per la sua più volte manifestata volontà di dar vita ai due Stati. Una palese conferma arriva dal congresso del Likud nel 2019: viene confermata quella linea, cioè il finanziamento ad Hamas. E tale politica continua fino al 7 ottobre.
Non è finita qui.
Perché uno dei tanti filoni d’inchiesta a carico del premier-Kapò, Bibi Netanyahu, riguarda proprio i finanziamenti generosamente erogati ad Hamas via Qatar. I processi (ben 3 anche per maxi corruzioni) cominceranno appena finirà ‘lo stato d’emergenza’, sempre invocato dal primo ministro killer per evitarli. E può darsi che l’occasione buona sia a breve: ossia all’esito delle imminenti elezioni politiche del 27 ottobre. Se, come possibile, Bibi verrà sconfitto, potrà subito andare sotto processo davanti all’Alta Corte di Tel Aviv. E a poco varranno le reiterate richieste di ‘grazia preventiva’ avanzate a suo favore dal compare di genocidio, il sempre più invasato Donald Trump, entrambi alle prese con la guerra illegale e immorale scatenata lo scorso febbraio contro l’Iran.
Passiamo ai freschi sviluppi. Nel corso degli ultimi due mesi si sono moltiplicate le rivelazioni da parte di alcuni organi Usa d’informazione i quali, usciti dal letargo, hanno documentato gli ‘avvertimenti’ arrivati ai vertici politici di Tel Aviv almeno una decina di giorni prima del 7 ottobre. Avvertimenti pervenuti non solo dai servizi segreti, Mossad e Shin Bet, ma addirittura da un paio di paesi arabi moderati. Il premier, ben informato di ciò, ha preferito non muovere un dito: ben consapevole che avrebbe potuto poi scatenare un’immane reazione, non ostacolato dall’Occidente basito per quanto successo proprio il 7 ottobre.
Capita la lurida connection ordita dall’esecutivo nazista di Tel Aviv?, in testa Natanyahu of course, ben spalleggiato dal supersionista ministro per la Sicurezza Nazionale Ben Gvir, dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e da quello della Difesa Israel Katz.
Del resto, per chi voleva vedere lo scenario era chiaro fin da subito.
E’ infatti documentato il più che anomalo comportamento tenuto dall’esercito israeliano, IDF, per anni capace di colpire in modo scientifico gli obietti non solo militari ma soprattutto civili dei palestinesi. Invece, per una dozzina di giorni (guarda caso lo stesso arco temporale dei molteplici avvertimenti), non presidia più, né minimamente controlla proprio quell’area dove si verificheranno i fatti del 7 ottobre. Come mai quei controlli mancati? E proprio quando gli avvertimenti andavano in tutt’altra direzione?
Il premier nazi ha negato di aver mai ricevuto quegli avvertimenti, mentendo in modo spudorato. E ha sulla coscienza non solo le vittime palestinesi del GENOCIDIO, ma anche quelle israeliane del 7 ottobre.
Altro che Corte Penale Internazionale dell’Aja! Ci vuole una seconda Norimberga!!
P.S. E la stampa sfascista di casa nostra – in pole position ‘il Riformista’ e ‘il Foglio’ – continua imperterrita ad esaltare il coraggio d’Israele e a fottersene del genocidio, degno della miglior Gestapo.
Dedichiamo questo pezzo alla legge sull’antisemitismo, che vieta in modo assoluto di paragonare i comportamenti del governo israeliano a quello nazista. Hanno forse ragione: perché Bibi sta facendo peggio, non avendo imparato nulla dalla storia nera di zio Adolfo.
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