DONALD TRUMP / DA’ I NUMERI E CACCIA ILLEGALMENTE I MEDIA DALLA ‘SUA’ CASA BIANCA

Siamo all’ennesimo colpo di testa del sempre più invasato Donald Trump, in evidente stato confusionale anche per l’avvicinarsi del voto di Midterm, con i sondaggi che lo vedono in picchiata.

Un colpo di testa che si concretizza con la cacciata dal suo Tempio, la Casa Bianca, dei giornalisti di tre testate che ora gli stanno sullo stomaco: CNN, POLITICO e MS NOW.

Una palese, smaccata violazione del Primo Emendamento: lo stesso Tycoon ‘pare’ – in momenti di lucidità mentale, peraltro sempre più rari – rendersene conto, visto che avrebbe poi sussurrato a proposito del divieto, “penso sia bene sottolinearlo, se sopravvive o meno”.

Nel commento a caldo sul suo solito social ‘Truth’, ha comunque subito rincarato la dose. “Quei giornalisti non devono poter scrivere o riportare costantemente finzioni e bugie”. Per poi essere ancor più esplicito nello Studio Ovale: “Non li voglio nel mio ufficio. Non li voglio qui”.

Eugene Daniels. Sopra, Trump nello studio ovale

Leggiamo cosa replica Eugene Daniels, reporter senior di MS NOW, un canale televisivo via cavo di orientamento liberale, in vita da 30 anni esatti e che fa capo a ‘Versante Media Group’, una multinazionale (con sede a New York) di mass media e tecnologia che controlla varie antenne e anche il 75 per cento di ‘Fandango Media’.

“Questo divieto è l’ultimo passo di un percorso intrapreso dall’amministrazione Trump sin dal suo ritorno al potere”.

“A febbraio 2025 la Casa Bianca impedì ad un giornalista dell’Associated Press di accedere allo Studio Ovale dopo che l’agenzia si era rifiutata di adottare il nuovo nome imposto da Trump al Golfo del Messico, ribattezzato dal presidente Golfo d’America”.

“Pochi giorni dopo la stessa Casa Bianca prese il controllo del ‘press pool’ – ossia il piccolo gruppo a rotazione di reporter che seguono da vicino il presidente e condividono le loro osservazioni con il resto del corpo giornalistico – un sistema che i giornalisti gestivano autonomamente da decenni”.

“I giornalisti all’interno della Casa Bianca possono più facilmente porre domande che il presidente preferirebbe evitare. I loro reportage dall’Ufficio Ovale o dall’Air Force One vengono inviati alle testate di tutto il paese, a quelle locali, ai canali tivvù e alle redazioni digitali che non potrebbero mai permettersi un corrispondente dalla Casa Bianca”.

“Quando il governo decide chi può svolgere quel lavoro o chi non lo può svolgere, non si limita a punire quei media per le loro posizioni e le loro opinioni. Influisce anche su ciò che un cittadino legge in Iowa, uno spettatore vede in Texax o un ascoltatore sente in Michigan”.

“Nel 1977 una Corte d’appello federale ha chiarito che la Casa Bianca non può negare arbitrariamente ai giornalisti l’accesso senza un minima motivazione plausibile”. Ma il Tycoon, of course, se ne frega.

Il giudice federale Trevor McFadden

Eccoci al caso che ha coinvolto, a febbraio 2025, l’Associated Press.

Scrive Daniels: “Il giudice federale Trevor McFadden, pur nominato da Trump, ha stabilito che escludere l’agenzia di stampa a causa del suo punto di vista violava il Primo Emendamento”.

“Ma il caso rimane irrisolto a più di un anno e mezzo da quando al giornalista è stato impedito l’accesso. Questo perché anche se i tribunali danno ragione alle testate, la risoluzione dei casi può tardare di molto ad arrivare”.

Ribadisce il giudice Neomi Rao del distretto di Washington e anche lui di nomina presidenziale (trumpiana): “Quando la Casa Bianca apre le sue strutture alla stampa in generale, come fa nella Brady Briefing Room, non può escludere i giornalisti in base ai loro punti di vista”.

Continua Daniels nella sua analisi: “Nel frattempo, i giornalisti a cui è stato negato giorni fa l’accesso, continueranno ad occuparsi della Casa Bianca, che appartiene al pubblico ed è finanziata dal pubblico. Semplicemente, lo faranno più da lontano. Ciò che il pubblico perde a quella distanza è più difficile da misurare rispetto a un tesserino stampa confiscato, ed è più facile non accorgersene. Ma è molto più importante”.

A questo punto, vi proponiamo la lettura del testo integrale ed originale dell’intervento firmato da Eugene Daniels, pubblicato da MS NOW e titolato ‘What Trump’s new ‘ban on the free press’ il really about’


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