Ne pensa una più del Demonio, il primo ministro nazista del governo killer di Tel Aviv, Bibi Netanyahu.
Prima – ossia una dozzina d’anni fa – ha cominciato finanziando a mani basse Hamas per contrastare il consolidamento dell’Autorità Nazionale Palestinese, come i vertici del Likud hanno ampiamente confermato nel corso dell’assemblea del 2019.
Da un paio d’anni, poi, ha pensato bene di arruolare, finanziare & armare fino ai denti alcune fazioni palestinesi controllate direttamente dalla sempre odiata ISIS, proprio in funzione anti-Hamas.
Ai confini della realtà. Ma ben centro i confini di uno Stato d’Israele ormai totalmente criminale, guidato da oltre un quindicennio (tranne un paio di brevi parentesi) dal premier boia Netanyahu e da una gang sionista sempre più assetata di sangue & potere: il sangue dei palestinesi sterminati via Genocidio e la precisa volontà di creare quel ‘The Great Israel’ sulle macerie della Striscia di Gaza, del Libano, della Siria e – se possibile, ma molto improbabile – dell’Iran, sempre più ‘resiliente’ di fronte al doppio attacco scatenato da Stati Uniti & Israele.
Circa un anno fa l’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman denunciò che il governo di Tel Aviv stava fornendo armi alle milizie palestinesi affiliate all’ISIS nella Striscia di Gaza. Netanyahu non poté smentire e si limitò ad affermare che “Israele sta lavorando per sconfiggere Hamas con vari mezzi, su raccomandazione di tutti i rappresentanti della sicurezza”.
E’ stato infatti lo Shin Bet – ossia i Servizi di sicurezza interna (mentre il Mossad opera altrettanto efficacemente sul fronte estero) – ad elaborare, su preciso ordine di Bibi, l’operazione di arruolamento delle milizie griffate ISIS, che fino a prova contraria sono state sempre viste come il nemico numero uno dalle ‘democrazie’ (sic) occidentali.
Vediamo adesso, in concreto, di quali milizie si tratta.
Partiamo dalle ‘FORZE POPOLARI’, guidate storicamente da Yasser Abu Shabab, ucciso a fine 2025, cui è subentrato Ghassan Duhimel. Operano in prevalenza nell’area meridionale di Rafah e di Kahn Yunis. Si tratta di circa 400 combattenti legati alla tribù beduina dei Tarabin. Nonostante si autodefiniscano ‘nazionalisti’, Shin Bet ed Intelligence di Tel Aviv non possono non ammettere – sentiti dall’unico quotidiano progressista della capitale, ‘Haaretz’ – che “la milizia include numerosi membri legati all’ISIS e di clan della criminalità organizzata locale”.
Da non poco, questa novità: ossia che il governo Netanyahu ha deciso di arruolare perfino i ‘soldati’ dei clan mafiosi locali!
Passiamo alle altre formazioni criminali – e di stampo terrorista – arruolate dal Comandante in Capo, kapò Netanyahu.
Eccoci alla ‘COUNTER TERRORISM STRIKE FORCE’, guidata da Hassam al-Astal, quartier generale a Kahn Yunis; e alla ‘PEOPLE’S ARMY’, al timone Asharaf al-Mansi, zona operativa nell’area nord di Gaza.
Da non poco, poi, il contributo fornito da alcuni ‘storici’ clan jihadisti-salafiti, tra cui spicca la famiglia Dogmush.
Come detto, le operazioni sono state coordinate dallo Shin Bet su input del premier nazi, inizialmente senza il consenso formale del Gabinetto di Sicurezza. I portavoce dell’esercito killer, IDF, hanno riconosciuto il loro forte e deciso sostegno a queste milizie locali ISIS di perfetto stampo terroriste e anche ‘mafioso’, come visto.
Un mix, evidentemente, ottimo e abbondante. Davvero ‘esplosivo’, è il caso di dire in quel martoriato contesto.
Voci di dissenso cominciano però a diffondersi tra le stesse milizie IDF. Alcuni soldati, infatti, hanno cominciato a denunciare le atrocità commesse non solo da IDF ma anche da queste bande armate, incaricate di compiere incursioni clandestine, rapimenti, assassini mirati.
Non è certo finita qui. Perché i killer delle bande guidate da Abu Shabab – e certo non solo – sono stati accusati da alcune associazioni per i diritti civili di gestire il racket degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Stando alle denunce, le milizie IDF fiancheggiano tutte le dirty operations e offrono una ‘copertura passiva’: in soldoni, ‘scortano’ le bande criminali, un po’ come è successo a Ceuta con le milizie marocchine impegnate a scortare i fiumi di immigrati per provocare il caos che ne è seguito (guarda caso, sotto il vigile sguardo, stavolta, del Mossad!).
A quanto pare, la perfetta ‘assistenza’ dei convogli di aiuti è particolarmente mirata nelle aree adiacenti il valico di Kerem Shalom.
Le merci trafugate, poi, sono rivendute al mercato nero; o, addirittura, agli stessi palestinesi, in questo modo ‘cornuti e mazziati’, oltre che ammazzati.
Secondo alcuni analisti, “la proliferazione di tali milizie volute con pervicacia dai vertici governativi israeliani, sta esasperando il collasso di quel che resta del tessuto sociale nella Striscia di Gaza, generando faide interne, scatenando la caccia ai ‘collaborazionisti’ e aumentando il già forte stato di anarchia criminale in tutta l’area”.
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