GARLASCO / L’OSCURA PISTA MASSONICA. MAI BATTUTA

Come mai fino ad oggi, in tanti anni di indagini, per il caso Garlasco non è mai stata battuta la pista massonica, così evidente per chi solo voglia vederla?

Come mai non è stato dato alcun risalto al minuzioso lavoro d’indagine che Chiara Poggi stava svolgendo in modo del tutto top secret su reti pedofile, satanismo & massonerie nell’area di Garlasco?

Come mai non sono mai state collegate una serie di ‘morti improvvise’, suicidi più che anomali verificatisi in zona negli anni seguenti e tutti ricollegabili al giallo di Chiara Poggi?

Come mai fa irruzione sulla scena delle indagini, nel 2012, una figura come quella del super massone e uomo di tutti i Servizi, al secolo Raffaele Sindoca? Che ruolo ha ‘giocato’ in tutta la ‘piece’?

Infine. Come mai non è stato dato alcun peso ai primi ‘depistaggi’, in particolare la manomissione della scena del crimine?

Partiamo da quest’ultima per poi riavvolgere il nastro e scoprirne, lungo l’impervio il tragitto, delle belle, mai balzate agli onori delle cronache.

 

LE INDAGINI TOP SECRET DI CHIARA

Eccoci alle anomalie delle primissime battute d’indagine.

Alberto Stasi. Nel fotomontaggio di apertura, Chiara Poggi e, sullo sfondo, le trame massoniche su cui stava indagando la giovane

La scena del delitto, ossia la casa e la camera di Chiara, è da brividi. Tutto a soqquadro, ritrovate ben 7 paia di mutandine sporche di sangue. Una scena che parla chiaro: e segnala la presenza di più persone (almeno due, oltre a Chiara) sulla scena stessa. E una circostanza che più inquietante non si può: repertate TRE TRACCE di DNA sconosciute e rimaste tali, cioè non riconducibili a Chiara, né ad Alberto Stasi e neppure ad Andrea Sempio. A chi mai appartengono? Il mistero resta in piedi, a quasi vent’anni da quel tragico 13 agosto 2007!

Un altro elemento che fa molto riflettere.

L’alibi di Stasi era basato soprattutto sul fatto che nelle ore del delitto (tra le 9 e le 11 di mattina) stava studiando ed era impegnato al computer per scrivere la sua tesi di laurea. Gli investigatori hanno messo le mani su quel computer ma – sfortunatamente – sono stati così ‘abili’ da comprometterne la memoria, come neanche il più imbranato tecnico avrebbe mai osato fare. Destino cinico e baro o che?

Passiamo al lavoro top secret di Chiara, che la dice lunga sulla labilità del motivo ‘passionale’ per decodificare e spiegare il suo assassinio.

Andrea Sempio, accusato di aver ucciso Chiara per motivi passionali

Sulla sua scrivania, infatti, è stato trovato un bigliettino su cui erano annotate queste parole: “il telefono del detective squillò Dreen 4146, una soffiata”. Quel numero parla chiaro: è un codice attribuito a dipendenti e funzionari del Ministero degli Interni. Segno evidente che Chiara non era solo una comune impiegata amministrativa del Viminale, ma qualcosa di più. Con ogni probabilità impegnata a svolgere delicate (e ovviamente segrete) indagini sui reati commessi da una rete locale di pedofili, con agganci forse molto in alto; e sulle attività e riti delle sette massoniche locali. Un mix non poco esplosivo: che va ben oltre il movente passionale e le stesse figure di Stasi e Sempio.

Ad essere convinto di questa pista è un maresciallo dei Carabinieri, Francesco Marchetto. A suo parere, il lavoro che svolgeva Chiara era molto pericoloso, e qui va ricercato il motivo della sua eliminazione: aveva forse scoperto dei segreti inconfessabili e le responsabilità di ‘intoccabili’. E Marchetto a suo tempo ha anche evidenziato come la ‘anticipata’ conoscenza di Sempio di alcuni fatti giudiziari (le ‘soffiate’) fossero ascrivibili ad entità, apparati, organismi ben più ‘grandi’ dello stesso Sempio.

 

IL SUMMIT CON IL SUPER 007

Eccoci ad una data clou, dicembre 2012. Quando si svolge un inedito summit: vi prendono parte lo stesso Marchetto, il legale della famiglia Poggi ossia l’avvocato Gianluigi Tizzoni (sempre fermo sulla colpevolezza di Stasi) e il padrone di casa, l’uomo che non ti aspetti, ossia Raffaele Sindoca.

Gianluigi Tizzoni, avvocato della famiglia Poggi

Sorge immediato l’interrogativo alto come un grattacielo: ma ‘che c’azzecca’ Sindoca con il giallo di Garlasco? La sua inquietante presenza puzza lontano un miglio di massoneria, servizi deviati & altro: e quindi inquadra tutta la vicenda in ben altra ottica.

Per chi non lo ricorda, Sindoca è finito in galera più di vent’anni fa, nel 2005, arrestato per associazione a delinquere all’interno della maxi inchiesta sul ‘Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo’ (DSSA), una formazione composta da poliziotti, carabinieri e soprattutto ex membri di Gladio e dei servizi deviati, su cui da tempo indagavano le procure di Genova e di Milano. Molto spesso gemellata, DSSA, a CIA, MOSSAD e MI6, ossia i più potenti Servizi al mondo (rispettivamente americano, israeliano e britannico). La Voce ha scritto, a partire dal 2005 e per diversi anni ancora, grossi reportage su DSSA, Sindoca & C. Alla fine del pezzo – per non perdere il ritmo – riportiamo alcuni passaggi salienti di quelle inchieste.

Dopo quella riunione a tre (Tizzoni, Marchetto e Sindoca), il primo – ossia l’avvocato dei Poggi – presentò un esposto contro Marchetto per falsa testimonianza. Poco importa, visto che l’arma dei carabinieri aveva già sospeso dal servizio il maresciallo troppo scomodo e ficcanaso, perché voleva puntare i riflettori ‘troppo in alto’.

Ad esempio, in direzione delle gemelle Cappa, Stefania e Paola, come suggerì di fare proprio in quella riunione bollente a tre.

Le sorelle Cappa, cugine di Chiara

Dettaglia l’ottimo sito investigativo ‘la Cruna dell’Ago’, animato e fondato da Cesare Sacchetti: “Le due gemelle sono dei personaggi piuttosto interessanti. Stefania è imparentata con personaggi di alto ‘profilo’ dell’establishment italiano attraverso il suo matrimonio con il rampollo Emanuele Airoldi, figlio di Roberto Airoldi e di Annina Rizzoli (della celebre dinasty, ndr), cugina di Nicola Carraro, marito dell’ancor più famosa ‘signora della domenica’, Mara Venier”.

Il padre delle gemelle, l’avvocato Cappa, è un uomo molto potente e influente. “Una famiglia – scrive Sacchetti – che evidentemente quando voleva bussare a certe porte riusciva a farlo senza alcuna difficoltà. C’è quindi l’alta società attorno alle Cappa, dei personaggi di rilievo dell’imprenditoria italiana che indirettamente o meno sembrano tutti avere dei legami con questa piccola località del pavese. Ma le richieste di Marchetto – commenta amaramente Sacchetti– cadono subito nel vuoto”.

Su Chiara Cappa ha fatto alcune rilevazioni, prima a ‘Le Iene’ e poi a ‘La Vita in diretta’, un teste, Gianni Bruscagin. Il quale ha raccontato di aver visto la mattina del delitto “Chiara entrare, agitata, a casa della nonna, vicino al canale del Tromello con un borsone. E poi di aver sentito il rumore di qualcosa gettato in un fosso”.

 

‘SUICIDI’  ANOMALI

Passiamo alla catena dei suicidi anomali succedutisi in rapida sequenza a Garlasco e sui quali non è mai stata fatta luce.

Giovanni Ferri, pensionato, è stato trovato morto con la gola e i polsi tagliati. Scrive Sacchetti: “Secondo diverse fonti vicine allo stesso pensionato, l’uomo sapeva cosa era successo a Chiara e aveva fatto tale confidenza al medico condotto del paese, il dottor Corrado Cavallini”.

E il dottor Cavallini, guarda caso, viene ritrovato morto, con ogni probabilità per essersi somministrato un’iniezione fatale. O forse vi ha provveduto qualche miracolosa ‘manina’…

Terzo caso, ancor più misterioso. Nel 2016, infatti, passa a miglior vita un amico di Sempio, Michele Bertani. Il quale sul suo profilo Facebook si era soprannominato ‘Mem He Shin’, espressione tipica della Cabala ebraica. Sul suo stesso profilo aveva annotato tra l’altro una frase scritta in aramaico che, tradotta, vuol dire “c’era una ragazza che lì sapeva”. Si tratta di Chiara? Come mai nessuna indagine ha cercato di scoprirlo nonostante le montagne di carte giudiziarie? Su Bertani accende i riflettori la magistratura ma subito dopo, senza plausibili motivi, li spegne. Nonostante il giallo sia tutto da chiarire: un’impiccagione che puzza lontano un miglio….

 

VENT’ANNI FA, LA VOCE SU SINDOCA

Terminiamo a questo punto il lungo percorso con i passaggi salienti sul molto misterioso Sindoca, contenuti in due cover story pubblicate dalla Voce nel 2005 e nel 2006. Quindi 20 anni e passa fa. Non possiamo fornirvi i link dei pezzi perché allora la Voce non era ancora in rete.

La copertina della Voce di ottobre 2005. Nell’altra foto, l’apertura dell’inchiesta

Voce ottobre 2005 – Titolo “Lo Stato parallelo”. Ecco l’incipit: “Davvero un bel terzetto. Ma che ci fanno insieme, nello stesso albo d’oro delle autorità planetarie, il numero due della DSSA Riccardo Sindoca (iscritto numero 277), il fondatore del sedicente Parlamento Mondiale Sua Beatitudine Viktor Busà (numero 255) e il sindaco di Torre del Greco Vittorio Ciavolino (numero 203)? Per la prima volta la Voce è in grado di portate alla luce il collegamento occulto tra la polizia parallela fondata dal duo Gaetano Saya-Riccardo Sindoca (su cui indaga la Procura di Genova) e la pletorica, inquietante organizzazione fondata a Palermo nella casa dell’impiegato Busà. Un collegamento tante volte ipotizzato fin da quando, nel luglio scorso, a margine dell’inchiesta sull’arruolamento dello scomparso Fabrizio Quattrocchi in Iraq, i magistrati liguri si sono imbattuti nel Dipartimento di Stati Strategici Antiterrorismo (DSSA) fondato da militanti di estrema destra Saya e Sindoca e, secondo quanto dichiarato da quest’ultimo al gip Elena Daloisio, ‘coperto da segreto di Stato e da segreto militare Nato”.

Voce aprile 2006 – Titolo, “Confratelli in lista”. “Gaetano Saya racconta il sodalizio con Riccardo Sindoca, cofondatore della DSSA, arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova ma soprattutto elemento centrale nel disegno massonico nazionale e internazionale. ‘All’alba del 1 luglio 2005 – scrive Saya riferendosi a se stesso – è stato posto agli arresti domiciliari da ingenti Forze di Polizia (per arrestare Riina ne furono impiegati meno), con false, infondate e pretestuose accuse insieme al suo Vice e fratello d’armi Riccardo Sindoca”.

E poi: “Se con la moglie aspirante deputata Maria Antonietta Cannizzaro, anche lei messinese, Saya aveva finora messo insieme esclusivamente affarucci di carattere commerciale, attraverso il ‘fratello d’armi’ Sindoca Saya ha tentato il gran ritorno nei salotti buoni della massoneria internazionale”. Quindi le connection con un terzo massone doc, “Francesco Antonio Pinardi, al centro di uno scenario istituzionale da far venire i brividi”.


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