FRANCESCA ALBANESE / LE COMPLICITA’ DI USA, ITALIA E GERMANIA NEL GENOCIDIO

Ben 63 nazioni, molte delle quali europee, sono complici nel GENOCIDIO perpetrato dai vertici del governo di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. In prima fila, sul fronte del fondamentale sostegno ad Israele con armi & forniture militari, spiccano Washington, Roma e Berlino. Complici di una scientifica distruzione del popolo palestinese, retoriche para-pacifiste o pacificatorie a parte, performance in cui il nostro governo sfascista è vergognoso co-protagonista.

E’ il durissimo il j’accuse appena messo nero su bianco in un bollente rapporto dalla relatrice ONU Francesca Albanese, ormai vista come il fumo negli occhi dal governo Trump, che le ha annullato il visto d’accesso negli Usa; dai vertici UE, regolarmente genuflessi alle politiche della Casa Bianca, e da noi, che siamo l’ultima ruota di scorta e vero scendiletto per il Tycoon, che si spertica di lodi per la nostra “brava e bella premier”.

Netanyahu. Sopra, Francesca Albanese

24 pagine al vetriolo che tutti dovrebbero leggere per capire come stanno realmente le cose non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa e da noi, implicati fino al collo nelle operazioni killer portate avanti con criminale ferocia dal governo guidato dal nazista Bibi Netanyahu, come documenta l’impeccabile, ennesimo rapporto firmato dalla nostra relatrice ONU e titolato, in modo significativo, ‘GAZA GENOCIDE: A COLLECTIVE CRIME (A/80/492)’.

Non servono commenti. Parla da solo il documento.

Ecco il drammatico, ed emblematico, incipit: “Il genocidio in corso a Gaza è un crimine collettivo, sostenuto dalla complicità di influenti Stati terzi, che hanno reso possibili durature politiche di occupazione, assedio e bombardamenti. E permesso violazioni sistematiche e prolungate del diritto internazionale da parte di Israele”. Un bel colpo alla residua credibilità e affidabilità non tanto degli USA, quanto soprattutto degli ipocriti (ma criminali) paesi UE che, come si soleva dire un tempo, gettano la pietra e nascondono la mano, mostrando oltretutto un inusitato profilo di vigliaccheria e codardia senza confini.

Diamo la parola a Francesca Albanese.

Incorniciata da narrazioni coloniali che disumanizzano i palestinesi, questa atrocità trasmessa in diretta streaming è stata facilitata dal sostegno diretto, dall’aiuto materiale, dalla protezione diplomatica e, in alcuni casi, dalla partecipazione attiva di influenti Stati terzi”.

Ha messo in luce un divario senza precedenti tra i popoli e i loro governi, tradendo la fiducia su cui si basano la pace e la sicurezza globali. Il mondo si ritrova ora sul filo del rasoio, tra il crollo dello Stato di diritto internazionale e la speranza di un rinnovamento. Il rinnovamento è possibile solo se si affronta la complicità, se si assumono le responsabilità e si fa rispettare la giustizia”. Parole che pesano come macigni sulle coscienze degli occidentale: che, ci auguriamo, non siano ancora del tutto sopite.

Sugli Stati Uniti: “Il loro sostegno politico, diplomatico, militare e strategico (pro Israele, ndr) si è intensificato dopo il 7 ottobre 2023. Alti funzionari politici e militari hanno intrapreso viaggi e missioni senza precedenti a Tel Aviv, anche per discutere delle operazioni militari israeliane a Gaza”.

Joe Biden con Bibi Netanyahu

Ecco alcuni esempi: “Il 20 ottobre 2023 (a un paio di settimane da quel 7 ottobre, ndr), l’amministrazione Biden ha annunciato che avrebbe richiesto ulteriori 14,3 miliardi di dollari. Nell’aprile 2024 il Congresso Usa ha approvato un pacchetto di 26,4 miliardi di dollari per la Difesa israeliana, proprio mentre Israele minacciava l’invasione di Rafah, precedentemente dichiarata (ma poi negata) ‘linea rossa’ per il presidente Biden”.

Passiamo alle forniture militari: “Sebbene le risoluzioni delle Nazioni Unite abbiano chiesto l’embargo sulle armi ad Israele fin dal 1976, molti Stati hanno continuato a fornire sostegno militare e massicci trasferimenti di armi. Israele dipende in modo sproporzionato dall’importazione di armi, con una percentuale totale più che doppia rispetto alla media dei paesi OCSE e oltre 4 volte superiore a quella degli Stati Uniti. Queste forniture internazionali sono continuate, anche se le prove del genocidio si sono accumulate, con Stati Uniti, Germania e Italia tra i maggiori fornitori. Solo alcuni Stati occidentali, in particolare la Spagna e la Slovenia, hanno annullato i contratti e imposto l’embargo”.

Le macerie di Gaza City

Ben 63 Stati, molti europei, hanno mantenuto forme di sostegno politico, militare o economico. Per questo motivo si dovrebbe considerare la responsabilità penale delle imprese, soprattutto per quanto concerne le forniture di armi”.

Non c’è bisogno di attendere le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia per definire questa dinamica genocidiaria: il dovere di intervenire e reagire è già immediato”.

E in un crescendo: “Nessuno Stato può affermare con credibilità di aderire al diritto internazionale mentre arma, sostiene e protegge un regime genocidiario. Tutto il sostegno militare e politico deve essere sospeso. La diplomazia deve servire a prevenire i crimini, non a giustificarli. La complicità nel genocidio deve finire”.

Parole di una chiarezza e lucidità disarmanti.

Claudio Velardi

Eppure, tranne eccezioni rare come le mosche bianche, i media di casa nostra preferiscono ignorare del tutto le parole di Francesca Albanese, oppure di attaccarle in modo totalmente scriteriato. Un esempio su tutti, quello de ‘Il Riformista’, diventato la cassa di risonanza del governo killer di Bibi Netanyahu da quando Claudio Velardi (l’uomo che un tempo sussurrava all’orecchio di Massimo D’Alema) occupa la poltrona di direttore responsabile, pubblicando paginate e titoloni di apertissima condivisione per l’Operazione di Genocidio portata avanti da quell’esecutivo in stile perfettamente nazista.

Stando al Velardi-Pensiero, Albanese invita gli italiani all’insurrezione, alla rivolta sociale: un po’ come fa il segretario Cgil Landini, sempre secondo il Vate partenopeo. Sottolinea la gravissima responsabilità di aver usato per ben 78 volte (le ha minuziosamente contate, ad una ad una) la parola GENOCIDIO nelle 24 pagine del Rapporto. A suo illuminato parere, le espressioni della relatrice ONU “istigano sindacalisti, avvocati, associazioni civili e cittadini comuni” alla sollevazione popolare, una sorta di attacco alla Bastiglia (peccato che, purtroppo, non sia così).

La ciliegina finale made in Riformista: “ Non spiega, il rapporto Albanese, quali siano le ‘strutture di potere’ che avrebbero supportato Israele e gli Stati Uniti, complici del genocidio. Dice però che quelle strutture ‘devono essere smantellate’. Suggeriva qualcosa del genere un libello novecentesco d’epoca zarista: si intitolava ‘I Protocolli degli Anziani di Sion’ ed è ancora abbastanza popolare presso alcuni. Popolarissimo, pare, tra i mandanti e gli esecutori dei massacri del 7 ottobre”.

Per favore chiamate subito il 113.

E ovviamente glissa, ‘O direttore, sulla bazzecola che i palestinesi continuano ad essere massacrati ogni giorno dall’esercito killer di Tel Aviv. Nonostante la tregua griffata Trump e il suo mitico ‘Piano di Rinascita’ per Gaza in 20 punti che resterà sulla carta: segnato solo dal sangue quotidiano fi vittime civili innocenti, a conferma che il Genocidio deve essere portato ad ogni costo a termine.

Per leggere notizie più dettagliate sul prezioso rapporto Albanese, vi proponiamo un pezzo messo in rete dal sito di contro-informazione ‘Osservatorio Repressione’ e titolato  Il Genocidio a Gaza è un crimine collettivo


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