Non è un’auto candidatura alla guida del Pd, non uno step di anticipo sull’ipotesi di premier post Meloni, ma molto gli somiglia e Silvia Salis procede spedita sul sentiero impervio della faticosa erta che in vetta spalanca il portone di Palazzo Chigi. Detto con enorme, convinta stima per l’autorevolezza politica di Elly Schlein e l’energia profusa per ricongiungere i democratici alla smarrita vocazione di partito del popolo per il popolo, il Pd deve fare i conti con un paio di ostacoli da rimuovere se vuole impedire alla destra di ‘inguaiare’ definitivamente l’Italia.
Non c’è tra i nomi eccellenti del team di dirigenti Dem chi goda di accreditato carisma e consistente empatia della sinistra. Non c’è nel Dna del team chi meriti di essere paragonato al mito di Berlinguer. Nessuno del gruppo dirigente è ritenuto carismatico quanto lui, peggio, si riconosce esponente di una delle troppe correnti Dem, ad eccezione della Schlein che non ne è emanazione, ma esponente di una di provenienza ideologica in contrasto con l’anima centrista del partito (che infatti le rema contro). Una conseguenza del gap per la mancanza di un leader dotato di carisma, è la comparsa nel cielo blu dei dem di stelle temporanee, che lo illuminano per brevi spazi temporali prima di diventare cadenti.
L’astro nascente di Elly, sorge con la spinta di adepti che il giornalismo creativo ha battezzato ‘salisiani’, aggettivo derivato dal cognome Salis, della neo sindaca di Genova eletta con sorprendenti percentuali di consenso. Il suo esordio ha entusiasmato il popolo multi ideologico dei dem e perché: aspetto di evidente fascino, eloquio da cultrice della lingua di Dante, incisività, efficace mix di concretezza progettuale e graffiante antagonismo della Meloni, gloriosi trascorsi di atleta carica di medaglie. 40anni, laureata in Scienze Politiche alla Link Campus University, è diventata consigliere federale con delega a marketing e comunicazione della Federazione Italiana di Atletica dal 2016 al 2021, poi vicepresidente vicaria del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Per l’esordio di prima cittadina si è presentata nella sede del Comune di Genova cantando “Bella ciao”, con il figlio in braccio, chissà se in competizione per il titolo di mamma perfetta con la Meloni e l’adorata figlia. E l’hanno vista impacchettare gli aiuti per la Flotilla diretta a Gaza. Figlia di un Comunista, riformista, convinta sostenitrice del Campo Largo, moderata. Appunto, moderata, in antitesi con un PD restaurato. Il dualismo in corso meloniani-schleiniani è destinato a trasformarsi in meloniani-salisiani? È l’ipotesi di questo tempo di incognite, di attesa di un/una leader carismatica del Pd, che per ora sembrerebbe credere che Silvia Salis lo sia. Una sua frase iconica: “La memoria della Resistenza e della Liberazione è un muscolo che va allenato perché tutta la comunità non dimentichi chi ha liberato l’Italia dai regimi nazifascisti” e sul suo futuro, senza immaginarlo esplicitamente per sé: “C’è un tema ‘leadership… su cui la sinistra e il campo progressista devono lavorare”. I media vanno oltre: ipotizzano che uno squadrone spingerà la sindaca a Palazzo Chigi: ex ministri, riformisti, sindaci, editorialisti, 5 Stelle, sportivi, registi. di ex ministri, riformisti, sindaci, editorialisti, 5 Stelle, sportivi, registi.
Nella foto Silvia Salis
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