“L’uomo più pericoloso d’America non è Trump. E’ Alex Karp”.
E’ la ‘bomba’ lanciata in rete da una apprezzata ma da noi quasi misconosciuta agenzia di stampa e sito web, ‘Asia Times’. Un reportage firmato da John Mac Ghlionn, titolo originale dell’8 maggio The most dangerous man in America isn’t Trump – It’s Alex Karp
Forse un mister X per molti, e invece a quanto pare uno dei super big negli Usa e destinato a far passi da gigante nel prossimo futuro. Gemellato all’amico e socio di sempre, fin dai tempi alla ‘Stanford University’, Peter Thiel, e alla loro creatura prediletta, ‘Palantir Techologies’.
Pochi mesi fa abbiamo citato Karp tra le ‘guest stars’ in occasione dell’annuale meeting d’inizio anno dei ‘Bilderberg’, nella splendida e super riservata cornice di Davos, tra le nevi svizzere. Da rammentare che Thiel è un membro del Comitato direttivo della super Cupola, che vede sempre al suo meeting il gotha della finanza, dell’economia e della politica a livello internazionale.
Fondatore del notissimo servizio ‘PayPal’, primo investitore ‘esterno’ di ‘Facebook’, socio di Elon Musk in ‘Space X’, Thiel nel 2024 ha fatto segnare un patrimonio netto da 11,2 miliardi di dollari. Non poco.
Ma torniamo al pezzo pubblicato da Asia Times che suscita non pochi interrogativi e, soprattutto, alimenta grosse preoccupazioni per il nostro futuro.
Da brividi l’incipit che, dopo averci stordito con le passioni etiche e filosofiche coltivate da Karp (Sant’Agostino e Nietzsche in pole position), ci fa piombare dentro l’abisso più nero: via Palantir, “Karp sta costruendo il sistema operativo per la guerra perpetua”. Sottolinea, Mac Ghlionn, “i suoi legami, fin dall’inizio, con il complesso militare-industriale statunitense”, i rapporti di ‘lavoro’ (via contratti d’appalto), con CIA ed FBI e colorisce: “sta disegnando il nuovo progetto di tecno-autoritarismo in cui l’Intelligenza Artificiale diventa il campo di battaglia”.
Il prodotto di punta made in Palantir, ‘AIP’, è già integrato nelle operazioni militari a stelle e strisce. Risulta di fondamentale supporto per l’acquisizione degli obiettivi, la logistica del campo di battaglia, il coordinamento dei droni, nelle operazioni di polizia e di security predittiva, nella fusione dei dati: capacità e prestazioni che – secondo gli addetti ai lavori – fanno impallidire perfino quelle messe in campo dalla ‘National Security Agency’ (NSA): tutto detto.
Per renderci conto delle più che letali potenzialità griffate Palantir, basti pensare a quanto ha combinato e sta combinando nella Striscia di Gaza. La sigla di Karp, Thiel e C., infatti, a gennaio 2024 ha siglato un accordo strategico con il governo di Tel Aviv per dare ‘una mano’ al già super attrezzato IDF.
Provvede infatti a fornire all’esercito israeliano tutte le tecnologie avanzate in tema di intelligenza artificiale e analisi dei dati, basilari nelle operazioni militari. In particolare, strumenti di data mining che consentono di integrare e analizzare in tempo reale numeri, cifre e dati provenienti da sensori, droni, satelliti, trasformandoli in informazioni operative, estremamente utili alle truppe israeliane per condurre i suoi massacri, i suoi rastrellamenti, il genocidio.
E a tale scopo torna molto utile, per il boia Netanyahu, il sistema brevettato da Palantir e denominato ‘TITAN’, apprezzato dall’IDF per la precisione del targeting, ad esempio quando vengono colpiti da missili oppure bombardati con gran precisione ospedali, scuole e convogli umanitari. Secondo indiscrezioni, i maggiori successi sono stati raggiunti nell’area di Rafah.
Qualche ulteriore dettaglio sulla story di Palantir.
Quartieri generali a Denver, in Colorado, e a Palo Alto, sboccia nel 2003 per la gran passione di 5 amici al bar: oltre a Thiel e Karp, anche Stephen Cohen, Nathan Getting e Joe Lansdale. Il nome della società deriva dai palantir della celebre saga ‘Il Signore degli Anelli’. Nel corso degli anni ha sviluppato una sfilza di prodotti super tecnologici, come ‘SOTHAN’, ‘APOLLO’ e ‘FOUNDRY’. All’inizio ha lavorato soprattutto, se non unicamente, su commesse targate CIA, FBIed altre agenzie federali Usa. Poi ha man mano allargato il raggio d’azione, fornendo i suoi strategici servigi alle agenzie governative di altri paesi, nonché anche a svariati grossi clienti privati, stavolta soprattutto in ambito finanziario e nel campo dell’assistenza sanitaria.
Quanto all’assetto azionario, i 5 big friends si dividono una bella fetta societaria (ad esempio Karp ha il 10 per cento), mentre un’altra bella porzione della torta se la aggiudicano i soliti maxi fondi speculativi che ormai dettano legge in tutto il mondo (riciclando danari sporchi a tutto spiano): ‘Vanguard Group’ in pole position, con il 10,1 per cento (più un altro 5 per cento con sue collegate); segue a ruota il rivale di sempre e numero 1 al mondo, ‘BlackRock’ (8,6 per cento); quindi ‘State Street Corporation’ (4 per cento), ‘Geode Capital Management’, ‘Morgan Stanley’ (1 per cento).
Per molti altri dettagli sulle multiformi e più che ‘border line’ attività messe in campo dalla sempre più rampante Palantir, vi proponiamo la lettura di un pezzo messo in rete il 25 aprile 2025 dall’ottimo sito ‘Nogeoingeneria’, Il nuovo Deep State. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale di Palantir
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