MAI ‘DIRE’ MAI / L’EX AGENZIA STAMPA DEL PCI IN MANO AI NAZI

Di certo Enrico Berlinguer si sta rivoltando nella tomba.

Antonio Tatò con Enrico Berlinguer. Sopra, Roberto Fiore

Sì, perché l’agenzia di stampa ‘Dire’ fondata 35 anni fa dal braccio destro dell’allora Segretario nazionale del Pci e responsabile dell’ufficio stampa a Botteghe Oscure, ossia Antonio Tatò, è appena passata sotto il controllo di Stefano Pistilli, a sua volta una dei bracci operativi di Roberto Fiore, il fondatore e animatore della formazione nazifascista ‘Forza Nuova’.

Ai confini della realtà.

 

 

Ma vediamo come si è arrivati massacro della Memoria. E ripercorriamo perciò le tappe salienti che hanno portato ad un simile scempio.

L’agenzia, sotto forma di cooperativa giornalistica (una trentina i redattori), è andata avanti, pur tra mille difficoltà, fino al 2008, quando venne rilevata, tramite la società Com.e, da un certo Federico Bianchi di Castelbianco: uno psicoterapeuta di nobil lignaggio (visto il cognome), d’area cattolica ma con la passione per gli affari, non proprio trasparenti. Visto che ancor oggi continua il processo che lo vede sul banco degli imputati per una brutta storia di tangenti al ministero dell’Istruzione: secondo gli inquirenti, infatti, la dirigente ministeriale Giovanna Boda avrebbe ricevuto da lui tangenti da 3 milioni di euro in cambio di appalti. I giornalisti di ‘Dire’ si sono costituiti parte civile.

Stefano Pistilli

Nel frattempo, però, Com.e ha cambiato proprietario, visto che il nobil Bianchi l’ha ceduta all’amico Stefano Valore. Il quale ha subito pensato bene di affidarne la direzione ad un altro fedelissimo: Roberto Pistilli, a sua volta, come detto, un fedelissimo del Fiore-nazi.

E così il cerchio si chiude.

Ecco qualche notizia sul semi ignoto Pistilli. Il quale, nel suo pedigree, fa segnare solo un’altra presenza di un certo rilievo: quella di amministratore unico di ‘Iniziativa Marina Velca srl’ di proprietà della ‘Arkus Network’, che fa capo ai fratelli siciliani Salvatore e Walter Tuttolomondo, di cui la ‘Voce’ scrisse molti anni fa per alcuni rapporti con l’entourage di Licio Gelli. I due fratelli, qualche anno fa, per la precisione nel 2019, sono saliti alla ribalta delle cronache per aver scalato il ‘Palermo calcio’, un giocattolo che nelle loro mani durò ben poco, visto il quasi repentino crac. Per questa vicenda pallonara i Tuttolomondo sono stati rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta.

Ma gli esordi imprenditoriali di Pistilli risalgono ad una ventina d’anni fa, quando mise su, a Londra, un paio di sigle dedite all’organizzazione di soggiorni per giovani e studenti. Guarda caso, proprio lo stesso ‘oggetto sociale’ della società, la ‘Easy Going’, che ha fatto da apripista per i maxi business coltivati proprio a Londra dal latitante Fiore. Ed è qui che le storie dei due si incrociano.

Perché Fiore a metà anni ’90 venne condannato a ben 8 anni e mezzo di galera – la sentenza era definitiva – per tentata strage.

E pensò bene di fuggire a Londra, lì ben protetto dai potenti servizi segreti britannici, l’MI6. Era infatti libero come un fringuello, anche di viaggiare all’estero: un esempio per tutti il Libano, dove fece visita ai campi di addestramento dei falangisti. Mentre nella capitale londinese, con alcuni friends (tra cui of course Pistilli) non pensò solo a viaggi & studenti, ma anche ai mattoni, facendo affari con la pala nel settore immobiliare.

Trascorsi i quasi 9 anni, l’immacolato Fiore tornò in pompa magna in Italia, accolto a braccia aperte dai vertici dell’allora Alleanza Nazionale, in pole position Ignazio Benito La Russa. Il quale – per rinsaldare quell’amicizia tra camerati – ha pensato bene, appena eletto presidente del Senato, di invitare a Palazzo Madama, tra le prime guest star, proprio il candido Fiore (nero).

La Voce realizzò a fine anni ’90 alcune inchieste sia su Fiore che su Alessandra Mussolini, la quale ritenne opportuno ‘passare’ il suo scranno al Parlamento europeo proprio al grande amico Roberto.

Per quelle inchieste siamo stati querelati. Abbiamo vinto nei processi.

Anche se quello con Fiore-nazi ha avuto un turbolento iter. In primo grado, infatti, fummo condannati per una circostanza: il famoso viaggio in Libano. Interrogato in udienza, il sempre candido Fiore negò quella trasferta, e a nulla valse che – come documentammo in udienza – quel viaggio fosse stato riferito da una fonte come ‘The Guardian’: il giudice ritenne più attendibile la ‘fonte Fiore’ rispetto a quella dell’autorevole quotidiano britannico. Vincemmo poi ampiamente in appello.

Torniamo, per finire, di nuovo a Pistilli. Dicevamo di viaggi & soggiorni: in svariate sigle, infatti, mister Pistilli si trova in compagnia di personaggi dell’ultradestra e/o familiari del Fiore. Un ottimo mix.

Ma non ha certo dimenticato la politica attiva.

Ha infatti costituito, nel 2016, una ‘Coalition pour la Vie et la Famille’, riconosciuto dal Parlamento Ue. Tra i suoi partners, Alain Esacada e Francois-Xavier Peron, a loro volta animatori del partito francese tutto Patria & Famiglia (e soprattutto anti-immigrati) ‘Civitas’.

Ma qual è oggi, a livello europeo, la formazione-gemella, insieme alla quale condurre le prossime battaglie di ‘civiltà’? Si chiama ‘Alliance for Peace and Freedom’: e sapete, ancora, chi la capeggia? Il solito Fiore nero.

Il quale – rammentiamolo – dovrà affrontare il processo per l’assalto di tre anni fa alla sede nazionale della Cgil, assalto organizzato proprio dalla ‘sua’ Forza Nuova.

Difficile ammazzare del tutto la Memoria

 

 

 

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