BENITO LA RUSSA, MELONI & C. / NERI PER SEMPRE

Una bella fetta delle attuali ‘istituzioni’ nere, o almeno grigio scure, si sono date appuntamento per commemorare i 50 anni dal rogo di Primavalle in cui bruciarono due vite giovanissime e innocenti, quelle di Stefano e Virgilio Mattei, figli del segretario della locale sezione dell’allora Movimento Sociale Italiano, il Msi di Giorgio Almirante.

Sacrosanto conservare e tramandare la ‘memoria’ di quelle due vite, visto che non è stata fatta neanche giustizia, dal momento che due dei tre killer scapparono all’estero e non fecero neanche un giorno di galera e il terzo scontò una pena certo non lunga.

Fa impressione, comunque, che proprio nel momento in cui si chiede una sorta di ‘pacificazione nazionale’, allo stesso tempo si presentino, usando parole non poco ‘incendiarie’, parecchi personaggi dell’attuale governo ‘nero’ o semi-nero, ‘fascistoidi’, come li definisce con lucidità il politologo Luciano Canfora; ma anche non pochi ‘nazistoidi’, in prima fila l’attuale Presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa.

Una autentica vergogna per questo Stato repubblicano nato dalla Resistenza (e vedremo cosa succederà fra pochi giorni, il 25 aprile) che la seconda carica, dopo il capo dello Stato Sergio Mattarella, sia occupata da un figuro del genere. Del quale è bene rammentare almeno due episodi, uno molto ‘antico’, l’altro di appena pochi mesi fa.

Il primo riguarda proprio quei bollenti anni ’70, dove si verificavano continui scontri di piazza tra fascisti e comunisti. All’epoca Benito La Russa era il capo dei giovani mussoliniani milanesi, e durante uno scontro con i militanti del Movimento  studendesco allora capeggiato da Mario Capanna, ci uscì il morto: l’agente di polizia Marino, un poveraccio che non c’entrava niente e cercava solo di sedare gli animi.

Un giovane meridionale arruolato nei ranghi della polizia, uno dei tanti per i quali ‘tifava’ il mitico Pier Paolo Pasolini, che per quella sua posizione controcorrente ma ‘autentica’ venne attaccato, come al solito, da tutti, da destra e da sinistra e anche da quel centro che allora esisteva e si chiamava DC, l’inaffondabile balena bianca.

Subì qualche conseguenza, per la morte dell’agente Marino, il nostro Benito che ora siede sullo scranno più alto di palazzo Madama? Non avvertì qualche rimorso di coscienza (ma ce l’aveva mai?) per quella giovane vita spezzata? Mai saputo niente.

Passiamo alla story di qualche mese fa, appena insediato il nuovo governo.

Sapete qual è stato uno dei primi special guest a palazzo Madama, invitato espressamente da Benito La Russa? Roberto Fiore, lo storico numero uno di ‘Forza Nuova’, la formazione nazi-nazi che un anno e mezzo fa assaltò la Cgil, e per questo il Fiore nero dovrà essere processato, insieme ad altri della sua risma.

Ma pochi ricordano una vicenda ben più grave.

Ad inizio anni ’90 Fiore venne condannato a 8 anni di galera per un reato non da poco: tentata strage. Non trascorse neanche un giorno in gattabuia perché pensò bene di scappare all’estero, per la precisione a Londra, dove venne accolto a braccia aperte dai nazi locali e mai disturbato dai servizi segreti di sua maestà britannica.

Portò con sé una buona fetta dei soldi di ‘Terza Posizione’, altra sigla di estrema destra; soldi che gli servirono per lanciarsi alla grande nei business londinesi: dal settore immobiliare a quello turistico, a bordo della ‘Easy Going’. E appena trascorsi gli otto anni, ebbe la faccia di bronzo di tornare in Italia, accolto a Fiumicino dai vertici di Alleanza nazionale, subentrata al MSI.

Ed è anche finito – udite udite – lo stragista mancato al Parlamento europeo (lo vediamo oggi in che stato è ridotto, una depandance di Regina Coeli, San Vittore o giù di lì), subentrando alla nipotina del Duce, Alessandra Mussolini.

Incredibile ma vero.

Proprio azzeccato, dunque, il fresco invito di Benito La Russa  all’amico nazi, per mostragli i segni del Potere raggiunto.

Ah, dimenticavamo l’ultima, tra il tragico e il farsesco, e comunque da ricovero immediato alla neuro e comunque, senza se e senza ma, ma dimissioni immediate.

Nel corso di una trasmissione, ricordando la strage di via Rasella, il presidente del Senato (non della sua bouvette) ha così commentato: “ma non erano dei nazisti, erano solo dei componenti di una banda musicale, dei semi pensionati”, provocando le ire, ovviamente, di mezzo mondo per l’evidente malafede e/o ignoranza crassa.

Ha cercato di fare da tappabuchi Giorgia Meloni che ha minimizzato l’episodio, definendolo “una sgrammaticatura istituzionale”. Peggio del peggio: non si è neanche resa conto della gravità delle parole pronunciate da presidente nazi del nostro Senato!!

Ma torniamo alla commemorazione del rogo di Primavalle, alla quale Tg1 e Tg2 hanno dedicato servizi di quasi-apertura, da 7-8 minuti, superando di gran lunga quelli dedicati, ad esempio, al conflitto in Ucraina.

Gennaro Sangiuliano

Imperdibili le parole pronunciate dal ministro della (Sub)Cultura, Genny Sangiuliano, diventato il prezzemolo per tutti i Tg, da perfetto Zelig: un giorno fa capolino tra le rovine di Pompei, l’altro va in pellegrinaggio leopardiano nella sua Napoli, l’altro ancora fa la scoperta del secolo: il fondatore del pensiero di Destra è Dante Alighieri. Anche stavolta, da chiamare d’urgenza il 113.

Ecco le sue parole per ricordare i fratelli Mattei: “Stefano aveva 8 anni, io ne avevo 10, avremmo potuto essere compagni di giochi, io ho avuto una vita, a lui invece è stata strappata in modo così violento”. Ed esclama, scandendo le parole: “Non ha potuto vivere la sua vita per effetto di un atto di violenza comunista, diamo i contenuti e le parole che bisogna dare. Detto questo, dobbiamo chiudere il Novecento con tutte le sue lacerazioni, dobbiamo arrivare ad una pacificazione nazionale ma conservando la memoria”.

Ma conservandola tutta, quella MEMORIA, per tutti gli eccidi e le stragi impunite che – fino a prova contraria – sono in gran parte di matrice NERA,Nerissima, con la collusione dei Servizi segreti, deviati o non che fossero.

O no, signor ministro della SubCultura?

E non ci riferiamo alla cultura/coltura circa i fondali marini, che lasciamo a sub e sommozzatori provetti.

Chiudiamo con le parole di un altro pezzo grosso delle nostre attuali ‘Istituzioni’ (sic), ossia il vicepresidente della Camera Fabio  Rampelli. Passato alle cronache demenziali per la proposta lanciata qualche giorno fa, ossia di ‘sanzionare’ chi usa parole straniere. Anche lui da vero sub: si vede che ormai vanno di moda.

Fabio Rampelli

Ecco cosa ha detto presenziando alla commemorazione. “Visto che non c’è stata giustizia, almeno dobbiamo comunicare la verità storica, da sbattere in faccia a tutti. Questo è il nostro compito per le malefatte di quegli anni”.

Non c’è che dire: davvero un tono ‘british’ per il numero due della Camera che vuole ‘pacificare’.

Ma dove siamo andati a finire?

In quale NERO, Nerissimo baratro stiamo ormai sprofondando?

 

 

Link  

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