MARIO SCARAMELLA / L’UOMO DEI SERVIZI MINACCIA LA ‘VOCE’

Non è mai troppo tardi.

L’uomo di tutti i ‘Servizi’, Mario Scaramella, tornato alla ribalta delle cronache per il giallo Litvinenko, per certi versi simili al caso Navalny, attacca a testa bassa la Voce, rea di aver ricordato le sue molteplici ‘prodezze’ e minaccia azioni legali.

Se ne ricorda un po’ tardi, visto che la prima, clamorosa inchiesta pubblicata dalla Voce risale a dicembre 2006, la bellezza di quasi 14 anni fa, valsa al nostro magazine il Premio Saint Vincent 2007 per il giornalismo d’inchiesta.

 

‘O CONSULENTE

“Tollero da molti anni le sue fantasiose esternazioni, spesso gravemente diffamatorie e assolutamente false”, esordisce infatti ‘O Consulente (prima su tutte la famigerata Commissione Mitrockin) nella sua missiva inviata il 28 agosto ad un vecchio indirizzo mail della Voce: il giorno dopo che era uscita (27 agosto) la nostra inchiesta sulle ultime esternazioni dell’Esperto di tutti i Conflitti concessa all’Adn Kronos. In cui, da perfetto politologo di livello internazionale, discettava sugli scenari sovietici, soffermandosi sul caso Bielorussia.

La Voce – punta l’indice lo 007 vesuviano – con il suo articolo ha inteso “depotenziare la mia analisi”. Veniamo poi accusati di averlo definito “faccendiere” e pataccaro”, un modo puramente eufemistico, il nostro, di descrivere la sua poliedrica personalità.

Inoltre, fa presente di non essere stato “mai censurato con sentenze definitive” ed anzi “riconosciuto ed apprezzato nelle uniche sedi dove c’è stato approfondimento”, citando il caso del giudice Sir Robert Owen dell’Alta Corte di Londra; il quale, invece, aveva chiesto una “inchiesta pubblica” (e parlamentare) sul caso, mai invece avviata.

Potete leggere il testo integrale della ‘diffida’ griffata Scaramella al termine di questo articolo.

Diffida in cui ‘O Consulente ci invita a fare “approfondimenti circa passati e presenti lavorativi dello scrivente”.

Paolo Guzzanti. In apertura Mario Scaramella

Raccogliamo con gioia il suo invito. Intendiamo esaudire la sua richiesta e per questo scriviamo le note che seguono. Una scrupolosa biografia dello 007 de noantri, il cui nome da anni rimbalza nelle spy story di mezzo mondo.

Si comincia a parlare di lui più di trent’anni fa, quando quasi coi pantaloncini corti, nel 1989, si tuffa nell’ambientalismo, già in voga, e fonda i NASC, ossia i Nuclei agenti di sicurezza civile. Si sentiva già allora, lontano un miglio, puzza di “Servizi”.

Le porte si spalancano davanti a lui. Grazie alle parentele eccellenti di cui si può vantare, documentate dalla Voce nell’inchiesta valsa il Premio Saint Vincent.

Ha una sorella magistrato, Adele Scaramella (guarda caso giudice nel maxi processo per i rifiuti a Napoli); uno zio all’epoca tra le toghe più potenti sia a livello partenopeo che nazionale, ossia Arcibaldo Miller, nominato dal governo Berlusconi e da quello Prodi come capo degli ispettori ministeriali; un altro zio, poi, è il primo presidente della Giunta regionale in Campania, un pezzo da novanta di Alleanza Nazionale, Antonio Rastrelli.

Cotanto lignaggio gli consente di bruciare le tappe. E di percorrere non pochi itinerari e sentieri scoscesi. Come quelli sulle pendici del Vesuvio. Dove subito si attivano i Nuclei scaramelliani, in mimetica per combattere sul fronte dell’abusivismo e della monnezza.

Peccato che quell’anelito green sia stato apprezzato da pochi. Tanto che quegli intrepidi Nuclei vennero sciolti d’autorità dall’allora prefetto di Salerno, Corrado Catenacci: si trattava – come scrisse all’epoca l’Unità – di una piccola ma potente “Gladio Verde”.

 

LE MINE RUSSE NEL GOLFO DI NAPOLI

Ma la fama l’ottiene con la scoperta di un vero e proprio arsenale di mine russe nel golfo di Napoli. Lui combatte una epica battaglia per denunciare le possibili invasioni di comunisti mangia-bambini che eruttano dalla bocca del Vesuvio.

Non siamo su “Scherzi a parte”, signori. Perché mister Scaramella a fine anni ’80 è autore di un dossier nel quale vengono documentate, per filo e per segno, tutte le attività criminali dei russi acquartierate nel golfo di Napoli: ben 20 mine piazzate nelle azzurre acque partenopee nel 1970 dal sottomarino sovietico K-8. E quel memorandum bollente viene addirittura consegnato dall’ubiquo 007 nientemeno che al numero uno della Protezione Civile, Guido Bertolaso, al SISMI e alla Prefettura di Napoli.

Chiamala, se vuoi, patacca. Che più gigantesca non si può.

Romano Prodi

Quanto quelle poi servite, calde calde come sfogliatelle napoletane, dall’intrepido Scaramella sul tavolo del presidente della Commissione Mitrockin, Paolo Guzzanti. Una sceneggiata durata per anni, quella della Commissione farlocca che voleva prendere con le mani nella marmellata Romano Prodi, un agente del KGB! Come nemmeno nelle piece di Totò e Peppino…

Guzzanti provvede a reclutare lo 007 vesuviano come super consulente della sua sgarrupata Commissione, che si serve di report taroccati e documenti farlocchi per sostenere la tesi del pericolo russo imminente sull’Italia e non solo.

La Commissione è stata chiusa, in modo inglorioso, nel 2006, senza neanche giungere allo straccio di una conclusione (appena due documentucoli, uno di maggioranza e uno di opposizione).

Oleg Gordievskij, colonnello ed ex agente del Kgb, una delle ‘fonti’ di ‘O Consulente, ha confermato nel corso di un’intervista a “La storia siamo noi”, le accuse rivolte a Scaramella sulla produzione di “falso materiale” circa Prodi e altri politici italiani tirati in ballo, sottolineandone la totale mancanza di credibilità.

Ma siamo solo all’inizio, perché ora comincia il fuoco di tric trac.

E riprendiamo il bandolo della matassa da quel fatidico 2006.

 

DA UNA GALERA A UN TRIBUNALE

Proprio sotto l’albero di Natale il Vate di tutti gli Scenari Politici viene arrestato dalla Digos a Napoli con l’accusa di traffico internazionale di armi e violazione del segreto d’ufficio.

Il 27 dicembre viene interrogato da uno dei pm di punta della Procura di Roma, Pietro Saviotti, autore di scottanti inchieste su mafie & appalti, in particolare sulle collusioni politiche nei business dell’Alta Velocità: Saviotti poi muore in circostanze misteriose.

Scaramella viene scarcerato a febbraio 2008, dopo aver patteggiato una condanna a 4 anni di galera, parzialmente coperta dall’indulto.

Arcibaldo Miller

Ma anche altre procure hanno visto crescere, sulle loro scrivanie, i fascicoli a lui dedicati. Napoli ha indagato a lungo sulle attività della sua misteriosa ECPP, una sigla dedita of course alla tutela ambientale, promotrice di svariati convegni ai quali hanno partecipato alte autorità del mondo giudiziario, nonché pezzi da novanta delle forze militari a stelle e strisce.

A Bologna, invece, il nostro Eroe è stato indagato per traffico di materiale radioattivo. L’accusa è germogliata da un’inchiesta per traffico internazionale di armi iniziata nel 2005 a Rimini e poi passata per competenza alla procura felsinea. Concerneva l’ipotesi che Scaramella abbia “volontariamente montato un caso per accreditarsi come persona informata sui fatti relativi a traffici illeciti tra ambienti terroristici italiani e l’ex Unione Sovietica”. Tanto per confermare il suo profilo di spione “ottimo e abbondante” per screditare di continuo i russi.

Ma ovviamente ‘O Consulente può oggi fregiarsi di una vita del tutto esente da “condanne penali passate in giudicato”.

Nonostante una mole di inchieste e di condanne in primo grado, nessuna sentenza definitiva.

Immacolato come un giglio.

Puro come una viola mammola.

La prova del nove di quanto la ‘Giustizia’, in Italia, sia ormai morta e sepolta.

 

 

P.S. Di seguito potete leggere il testo integrale della mail inviata da Scaramella alla Voce. E rileggere l’inchiesta della Voce del 27 agosto.

 

Sig. Cinquegrane, tollero da molti anni le sue fantasiose esternazioni, spesso gravemente diffamatorie e assolutamente false, riguardo alla mia persona ed alle attività istituzionali che ho svolto, non ho proceduto in alcun modo fino ad oggi perché con simpatia guardo alle iniziative provocatorie e satiriche incluse le sue boutades; l’articolo odierno relativo alla situazione in Russia e Bielorussia non e’ però accettabile, la situazione in quei paesi e’ estremante delicata e non le posso consentire di depotenziare la mia analisi indipendente con le qualificazioni pesanti (pataccaro, faccendiere etc) che gratuitamente mi attribuisce. Le comunico che chiunque abbia utilizzato tali aggettivazioni al mio riguardo e’ stato sanzionato dalla Autorità Giudiziaria e che immediatamente ricorrerò in tal senso presso la Procura della Repubblica di Napoli se non saranno eliminate ad horas dal suo articolo tali espressioni. La invito a procedere con massima urgenza alle correzioni e magari ad approfondimenti circa il passato ed il presente lavorativo dello scrivente, mai censurato con sentenze definitive all’esito di processi ed anzi riconosciuto ed apprezzato nelle uniche sedi dove vi e’ stato approfondimento (es. Giudice Owen Alta Corte di Londra nella inchiesta sulla morte di Alexander Litvinienko, sentenza finale ed istruttorie, disponibili anche on line presso gli archivi nazionali del Regno Unito), la diffido pertanto dal ripotare sul mio conto cose diverse da quanto stabilito dagli esiti processuali.
Certo della sua comprensione le auguro, dopo le correzioni che vorrà immediatamente apportare, un buon lavoro. Distinti saluti
Mario Scaramella
L’INCHIESTA DEL 27 AGOSTO

GIALLO NAVALNY / LE VERITA’ DEL PATACCARO MARIO SCARAMELLA

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