Psicologi: L’ossessione fa più male del Covid

Medici e psicologi lo chiamano DOC, ma non si tratta di una prelibatezza gastronomica, bensì di una fra le più insidiose patologie della psiche, quel Disturbo Ossessivo Compulsivo che dall’inizio del lockdown sta facendo registrare un’autentica impennata, in Italia e nel mondo, con migliaia e migliaia di persone fragili da mesi letteralmente auto-recluse fra le mura domestiche per il terrore del virus, gran parte delle quali in condizioni di totale isolamento.

L’allarme per la salute mentale dall’inizio della pandemia, del resto, è stato lanciato ovunque da psichiatri, psicoterapeuti e psicologi. Secondo uno studio della Kaiser Family Foundation già a maggio scorso quattro adulti su dieci hanno dichiarato che lo stress legato al Coronavirus ha avuto un impatto negativo sulla loro salute mentale e il 12 per cento fra loro ha definito tale impatto “molto importante”. Le conseguenze – questo il monito che risuona a livello mondiale – potrebbero risultare per tali pazienti ben più pericolose del contagio.

«Il Disturbo Ossessivo Compulsivo – spiegano gli specialisti – era probabilmente già latente in questi pazienti e legato ad abitudini ripetitive, quali il lavarsi continuamente le mani o evitare di toccare oggetti. L’effetto pandemia ha esasperato simili fobie, fino a rischiare di diventare un fenomeno da allarme sociale».

 

Un osservatorio privilegiato in Italia, per questa ed altre sindromi legale al Coronavirus, è il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est fondato e diretto dallo psicologo Gianni Lanari, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con trent’anni di esperienza ed oggi, coadiuvato da una rete di oltre cento colleghi, impegnato sul fronte delle ossessioni e delle altre patologie della mente, insorte o divampate con la pandemia. A lui chiediamo di fare luce sul livello attuale della situazione psicologica e sulle modalità di accesso al servizio.

 

 

 

«Il Pronto Soccorso Psicologico Roma Est – spiega alla Voce il dottor Lanari – è nato ufficialmente il 25 dicembre 2019. Scopo dell’iniziativa era quello di offrire un servizio professionale tempestivo, aperto a tutti, a prezzi agevolati, in piû lingue e contattabile 24 ore su 24. Perché la salute non è solo fisica, ma anche e soprattutto psichica. L’Italia ha diritto ad una maggiore cultura del benessere psicologico, anche perché investire in Psicologia, oltre a migliorare la qualità della vita nella popolazione, determina anche un complessivo risparmio per la collettività».

 

Quanti sono gli operatori del Pronto Soccorso?  

Gli operatori attuali sono 143 psicologi. Vista la risposta positiva finora ottenuta dall’utenza, stiamo comunque selezionando anche nuovi collaboratori.

 

Quante telefonate ricevete al giorno in media e da quali parti d’Italia? 

Siamo presenti in tutte le regioni italiane, in Brasile e in Svizzera. Le richieste di appuntamento arrivano quindi da tali zone. Pur non avendo ancora avuto il tempo per effettuare statistiche attendibili, stiamo notando un graduale e costante aumento delle richieste da parte dell’utenza.

 

C’è anche l’ambulatorio in cui ci si può recare fisicamente? E come funziona invece il servizio online? 

Per trovare lo psicologo più vicino basta andare alla pagina del nostro pagina  del Pronto Soccorso. Ogni collaboratore, a seconda della propria modalità operativa, è libero di decidere se offrire il servizio telefonicamente, via Skype o dal vivo. La nostra sede centrale di Roma è in piazza Sempronio Asellio 7 ed è possibile prendere un appuntamento telefonando al  0622796355.

 

Che tipo di assistenza potete offrire? 

Offriamo un aiuto professionale immediato di qualità dando al paziente indicazioni semplici, concrete ed efficaci per affrontare delle situazioni di emergenza psicologica. Sappiamo che durante un’emergenza come quella attuale il corretto intervento psicologico evita l’insorgenza di una psicopatologia strutturata.

 

Quali sono le patologie ricorrenti? Disturbo ossessivo compulsivo, depressione maggiore? 

Finora abbiamo ricevuto richieste per affrontare le seguenti forme di sofferenza emotiva: ansia, attacchi di panicosolitudinecoronavirusautostima bassa, depressione e disturbi dell’umoredipendenzedisturbi alimentaridisturbi del sonnodisturbo ossessivo compulsivo,   disturbi di personalità. Più in generale, altre richieste ricorrenti riguardano patologie come disturbo post traumatico da stress, paure e fobieproblemi sessuali, abusi, violenze di generemobbingbullismo, problemi legati al lavoro e allo studio,  incidenti, traumi, iperattività,   lutti amorosilutti reali, tumori e malattie gravi, gestione della rabbia e dello stress, problemi degli adolescenti, problemi della terza età , problematiche familiaristalkingproblemi di coppia, etc. Le richieste più frequenti sembrano comunque riguardare le problematiche nell’area ansiogena.

 

 

 

Potrebbe valutare in percentuale, in base alla sua attuale esperienza, l’incremento delle patologie connesse all’emergenza Covid? 

Sembra che lo stress legato al Covid abbia generato un impatto negativo sulla salute mentale di circa il 40% della popolazione, percentuale è confermata anche da una ricerca della Kaiser Family Foundation.

 

Quanto è diffusa in percentuale la cosiddetta “sindrome della capanna”, cioè il fenomeno di persone rinchiuse in casa da febbraio senza mai uscire? E’ vero che fra questi ultimi ci sono persone che vivono in totale isolamento tra le mura domestiche ed hanno allontanato anche i familiari più stretti? Cosa consigliate in questi casi? 

Non ho i dati statistici di diffusione della “sindrome della capanna”, ma basandomi sulla mia esperienza professionale degli ultimi mesi, sto notando che tale fenomeno sembra interessare diverse persone, dopo il periodo di lockdown che tutti abbiamo vissuto. E’ come se l’idea di poter uscire nuovamente, stimolasse paradossalmente una forte paura, insicurezza ed ansia. In alcune situazioni, ci sono persone che vivono in totale isolamento tra le mura domestiche ed hanno allontanato anche i familiari più stretti, ma per fortuna tutto ciò non riguarda la maggioranza delle situazioni. Per affrontare il problema consiglio l’aiuto di uno psicoterapeuta, perché tutti abbiamo il diritto di migliorare la nostra qualità di vita e il nostro benessere.

 

Ritiene che – come dicono molti – vi sia un effetto di “terrorismo mediatico-sanitario” che sta colpendo questi pazienti? 

Non so se si possa parlare di “terrorismo mediatico sanitario”. Sono invece convinto del fatto che i media possano avere un certo potere di condizionamento percettivo relativo alla situazione sanitaria attuale, soprattutto nei confronti delle persone più deboli…

 

Vi sono stati casi di evidente miglioramento attraverso le vostre cure? 

Si, anche perché in  mancanza di risultati efficaci, lo psicologo che lavora in un contesto privato, non avrebbe una vita lavorativa lunga…

  

Può raccontarcene qualcuno?

Si, è il caso di Ester (nome di fantasia) che si è rivolta al nostro servizio per un problema di attacchi di panico nel periodo del lockdown che le impedivano di dormire.

Dalla valutazione effettuata è emerso che il panico le stava segnalando che c’era qualche cosa da cambiare nella propria vita sentimentale, che era diventata veramente scadente. Abbiamo utilizzato diverse tecniche finalizzate ad un uso più funzionale dei pensieri e dei comportamenti per ricreare un nuovo equilibrio con le emozioni.

Dopo un lavoro di psicoterapia cognitivo comportamentale di circa 4 mesi, Ester ha quindi ottenuto la scomparsa della sintomatologia e la forza per ricostruire la propria vita sentimentale. Attualmente la qualità di vita di Ester è notevolmente migliorata.


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