TRATTATIVA / IL TIRA E MOLLA 5 STELLE – PD

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Sotto la calura agostana pochi hanno ricordato una circostanza fondamentale che ha caratterizzato il voto politico del 4 marzo 2018.

Moltissimi consensi che imbarcarono clamorosamente i 5 Stelle venivano da sinistra. O meglio, da quella sinistra che si stava da tempo sciogliendo come neve al sole.

Stradelusi dal Pd, dagli inutili fuorusciti di Leu, dalle altre meteore da zero virgola: insomma tutte le tessere di una sinistra andata in frantumi e senza più uno straccio di identità, di valori perduti per strada negli anni.

I pentastellati a quel punto rappresentavano l’ultima spiaggia possibile, un salvagente al quale aggrapparsi per nuotare ancora nei mari della speranza e del cambiamento possibile.

Così era. Cosa altro avrebbe mai potuto scegliere chi nel lontano passato aveva ad esempio votato sempre per il Pci? Turati il naso e vota 5 Stelle. Oppure non vai a votare, ti astieni, o annulli la scheda.

Ma dopo il voto subito – anzi dopo tre mesi di stucchevoli palleggiamenti – l’abisso: ossia l’abbraccio mortale tra 5 Stelle e Lega, che ha portato a questi 14 mesi di sgoverno totale.

Chi cavolo mai, votando il 4 marzo per i 5 Stelle, ha al tempo stesso votato per un accordo con la Lega? Pochissimi, poche mosche bianche su quei voti – tanti – che arrivavano da sinistra, per accrescere la marea di consensi che allora confluì verso i lidi grillini.

Così in parte si spiega la rapida perdita di consensi appena un anno dopo, alle europee, dove Luigi Di Maio è stato capace di un’impresa da Guinness: dimezzare i voti, passare dal 34 al 17, mentre la Lega faceva esattamente l’opposto.

Anche la Voce, prima di quelle politiche del 2018, invitò a votare 5 Stelle, l’unica alternativa possibile al non voto. E mai ci saremmo sognati un accordo, poi, sfociato nel folle “contratto”, il cui solo nome evocava un miserando accordicchio poltronaro. Così si è largamente visto in questi 14 mesi di liti da cortile di periferia.

Giuseppe Conte. Sopra, Luigi Di Maio

Adesso per i 5 Stelle c’è una seconda chance. Un terno al lotto, visto che attualmente non beccherebbero più del 12-13 per cento alle urne, per lo più frutto dell’impegno politico profuso da Giuseppe Conte negli ultimi tempestosi mesi (sciagurata decisione sul Tav esclusa).

Una chance che sarebbe delittuoso, suicida, folle buttare al vento.

Ma a quanto pare le truppe grilline stanno tirando la corda. Secondo rumors, nei summit con i vertici Pd chiedono la luna, pretendendo addirittura gli Interni per Di Maio e tutti i dicasteri di peso, e caso mai anche il commissario Ue.

Ma ci sono o ci fanno? Come pretendono di portare al governo le spoglie di un Pd umiliato e super azzoppato?

Forse solo voci, caso mai velenosamente sparse dai leghisti che si vedono sfuggire la terra sotto ai piedi, vittime dell’arroganza estiva salviniana che ha fatto letteralmente pensare ad un colpo di sole di possente violenza, tanto da far ipotizzare una prossima visita neurologica per ‘O Sceriffo Matteo Salvini. Non di rado i deliri di onnipotenza esplodono quando il sole rimbomba…

Le voci, anche ora, si rincorrono. Da mesi era in corso l’inciucio tra grillini e piddini, accusano i leghisti. Da giorni si stavano sentendo Salvini e Nicola Zingaretti per andare subito al voto. Tutto e il contrario di tutto.

Adesso le ultime ore di frenetica trattativa.

Qualche interrogativo. Di programma poco o niente si parla. Eppure è la sostanza di ogni ragionevole accordo politico. Hanno prodotto qualcosa i tavoli di lavoro sui temi sostanziali? Boh. E’ davvero paradossale: come mai dei temi bollenti che assalgono drammaticamente il Paese nessuno se ne frega?

E’ solo questione di poltrone, di spartizioni da primissima repubblica, del solito fregarsene della cosa pubblica per pensare solo ad interessi personali e di formazione politica (è inutile ormai parlare di partiti)?

Qualcuno, per favore, batta un colpo. Per mandare in campo un esecutivo degno di questo nome ed evitare il baratro nero. NERO.

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