C’è stupro e stupro? Per la destra sì

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In corso di esame per acquisire la qualifica di giornalista professionista, il magistrato di turno chiede al candidato: “Lei esce di casa ed è primo testimone di un omicidio. In terra la vittima, in un ‘lago’ di sangue, come scriverebbe il cronista di nera. Lei si avvicina al corpo e scopre che il morto stringe in una mano un foglietto piegato in quattro. Che fa?” L’aspirante professionista riflette un attimo, poi risponde “Glielo tolgo di mano per vedere cosa c’è scritto, altrimenti che giornalista sarei?” Il magistrato: “Ci vediamo alla prossima seduta di esame. Prendendo quel biglietto avrebbe commesso un reato, per aver sottratto un importante elemento d’indagine agli inquirenti”

Morale della favola: il cosiddetto scoop non può prevaricare il rispetto per la deontologia professionale, che certamente ha violato il giornale di destra “Libero”. Il quotidiano diretto da Feltri ha pubblicato, parola per parola, i verbali d’interrogatorio senza alcuna reticenza nel riportare i dettagli dello stupro subito dalla giovane turista polacca sulla spiaggia di Rimini: oscenità giornalistica. “Due volte vittime” denuncia il Fatto Quotidiano. Le ragazze americane hanno subito violenze sessuali dai carabinieri e quella successiva di un giornalismo senza scrupoli che ha pubblicato gli aspetti più scabrosi dello stupro, ai limiti della pornografia con articolo a sei colonne. Non è difficile capire cosa c’è dietro l’enfasi scorretta e strumentalmente dettagliata della pubblicazione. “Libero” è portavoce della destra xenofoba e responsabile dello stupro è un branco di extracomunitari. Insomma, quale occasione migliore per un “dagli all’untore”. Che c’entra la politica? La stampa di destra ha riservato bel altro trattamento al caso dei due carabinieri accusati di aver stuprato due ragazze americane. Poco rilievo e no alla pubblicazione degli interrogatori e delle testimonianze delle vittime. E poi avvisi ai lettori: “Non fate di tutta l’erba un fascio” “L’arma dei carabinieri non si tocca”. Tutte difese d’ufficio non richieste, ovvero autocensure dettate dalla pelle bianca dei due militi sotto accusa e dalla divisa che indossavano.

Non passa giorno senza un nuovo episodio di violenza in danno di mogli, compagne e fidanzate. Il dato dei femminicidi è impressionante. Autori dei crimini non sono africani, rumeni o comunque migranti. Sono maschi italiani. A questo stillicidio di prevaricazioni violente sulle donne, la destra e i giornali che la rappresentano hanno “fatto il callo”, sono una spiacevole routine da raccontare senza troppa evidenza, fino al giorno in cui il protagonista di violenze sulla propria donna sarà un extracomunitario. Meglio se con la pelle nera.

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