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ACQUA PUBBLICA – SOSTEGNO AI COMITATI PUGLIESI CONTRO LA LOGICA DEL DIO PROFITTO


8 febbraio 2017 autore: Ferdinando Imposimato



acqua

Solidarietà ai cittadini pugliesi impegnati con Loredana Marangolo nella battaglia per l’acqua pubblica contro la Regione e potentati economici privati. A più di 5 anni dal referendum del giugno 2011, in cui il 54% degli elettori si disse contrario a qualunque privatizzazione dell’acqua, il pericolo di una privatizzazione incombe in varie regioni. Ci sono città, come Reggio Emilia, Napoli e Palermo, che hanno aperto la strada alla ri-pubblicizzazione delle risorse idriche. Esempi per altre amministrazioni, a partire da Bari e dalla Puglia.

Ad allarmare i cittadini pugliesi è un protocollo d’intesa tra la GORI SpA (controllata da ACEA SpA) e l’Acquedotto pugliese, volto a “portare avanti un percorso comune di sviluppo di rapporti di partnership”. Il protocollo è l’inizio di una nuova privatizzazione che avverrebbe nel 2018, quando scade la concessione del servizio idrico che renderà possibile la vendita ai privati delle azioni di AQP SpA.E così la volontà popolare espressa col referendum sarebbe violata. E non risulta che allo scadere dei 5 anni il popolo italiano sia stato chiamato ad esprimersi nuovamente.

Michele Emiliano

Michele Emiliano

La norma di cui all’articolo 23 bis della legge 6 agosto 2008 n. 133 relativa ai servizi idrici, abrogata dal referendum cui parteciparono 27 milioni di italiani – richiamata in vita con l’articolo 4 del decreto legge 13 agosto 2011 convertito in legge 14 settembre 2011 n. 148 – è stata abrogata dalla Corte Costituzionale con la storica sentenza n. 199 del 2102 chiarendo – e questo il magistrato Michele Emiliano non può ignorarlo – che la volontà popolare espressa con referendum abrogativo ex articolo 75 della Costituzione, non può essere posta nel nulla con un provvedimento di carattere legislativo.
Quella contro la privatizzazione dell’acqua pubblica è una battaglia contro gruppi privati che mettono a rischio un “bene comune” primario. Essa comporterebbe un aumento del 300% delle bollette con incremento degli utili e dismissione del patrimonio. Ed è grave che questa privatizzazione, in nome del dio profitto, avvenga con l’assenso del governo publiese il governo più “progressista” del Paese guidato da Michele Emiliano che cercò il consenso dei cittadini per garantire il diritto all’acqua, un diritto inviolabile tutelato dall’articolo 2 della Costituzione.
Se si guarda alle fonti sovraordinate alle leggi e agli accordi e protocolli tra regione e società private, come impone l’articolo 54 della Costituzione, si rinvengono nella Carta Costituzionale alcuni principi che orientano la ricerca del bene comune. In primis, l’articolo 41 Costituzione evidenzia: «l’iniziativa privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana». Utilità sociale e fini sociali sono imprescindibili e prioritari rispetto agli interessi privati quale il profitto. Si tratta, secondo Piero Calamandrei, di norme prescrittive cui il potere legislativo e quello esecutivo anche delle Regioni debbono adeguarsi, applicandole rigorosamente. Qui l’utilità sociale è ampiamente violata, essendo la privatizzazione dell’acqua un bene primario causa di lesione di un diritto primario come il diritto all’aria. La norma di cui all’articolo 41 sarebbe violata dalla Regione Puglia. Nel nostro caso la privatizzazione dell’acqua sarebbe contro lo sviluppo ecologicamente ed economicamente sostenibile.




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