17 ottobre / Cari ragazzi “inediti”, ecco perché non abbiamo il diritto di chiamarvi figli

Don Vitaliano Della Sala

Pubblichiamo un grande, intenso intervento di don Vitaliano Della Sala sui giovani presenti nelle manifestazioni che stanno accendendo l’Europa e sulle loro sacrosante istanze, senza che chi governa sia riuscito a trovare le risposte più giuste.

 

 

Spesso si sente dire che la globalizzazione accorcia le distanze fra gli esseri umani e li rende tutti abitanti di un unico villaggio mondiale. In realtà, questa globalizzazione imposta, prevalentemente economica e finanziaria, invece di ridurre aumenta il divario tra gli esseri umani e tra i popoli, invece di distruggere confini e abbattere frontiere innalza barriere, che non sono valicabili per la maggior parte delle persone, crea muri invisibili, relegando negli angoli della terra, dentro spazi di vivibilità angusta, miliardi di esseri umani. La globalizzazione camuffa da vetrine questi invisibili muri: come quelle delle ricche strade di opulente città, vetrine dietro le quali scintillano beni che sono soltanto per pochi, e non si tratta di soli generi di lusso, ma di beni indispensabili alla vita: acqua, cibo, medicine, istruzione, ambiente vivibile, pace. Infrangere queste vetrine, abbattere i muri invisibili che discriminano gli esseri umani, dovrebbe essere un dovere!

Nelle ultime settimane in diversi Paesi europei, compresa l’Italia, si sono svolte numerose e partecipate manifestazioni legate tutte, in qualche modo, all’aumento del costo della vita che si ripercuote sull’esistenza di tanti, troppi: studenti, autotrasportatori, agricoltori, pescatori, operai. Purtroppo una esigua minoranza di giovanissimi manifestanti hanno attirato quasi tutta l’attenzione dei media saccheggiando negozi e scontrandosi con le forze dell’ordine: la violenza non è una novità nelle manifestazioni, spesso non solo da parte dei manifestanti.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella. Sopra, gli scontri del 17 ottobre a Milano

Perciò il presidente Sergio Mattarella, dopo aver espresso solidarietà alle forze dell’ordine, con la solita lucidità ha dichiarato che «occorre un’analisi intelligente e approfondita» per le violenze con protagonisti tanti «soggetti inediti». Mentre il Capo dello Stato chiedeva “un’analisi approfondita”, si è aperto il sipario sul solito teatrino della politica: chi pretende di dare mano libera agli agenti, chi chiede l’invio dell’esercito nelle strade, chi vuole l’immediato arresto dei minori e l’allargamento delle carceri già strapiene. E poi si sforna subito l’ennesimo decreto sicurezza del governo, si cerca disperatamente il capro espiatorio mettendo da parte il garantismo, ci si accapiglia vergognosamente tra esponenti di destra e di sinistra. E come sempre, straparlando delle violenze “inedite” o “tradizionali”, sono state silenziate le richieste della maggioranza dei manifestanti e oscurato le proteste pacifiche di autotrasportatori, agricoltori e pescatori, permettendo al governo di sguazzare in questa confusione. Che abisso tra le richieste sagge del Presidente della Repubblica e la risposta immatura della maggioranza della classe dirigente italiana!

 

NEL NOME DI ROBERTO

Perciò ho ripensato alla riflessione di un anonimo cittadino su un episodio di violenza accaduto a Mercogliano dove sono parroco; “un’analisi attenta e approfondita” che fa vergognare chi si sofferma a litigare sul dito e non guarda la luna. L’episodio violento è accaduto la notte di Capodanno di due anni fa quando, dopo una lite che non lo vedeva coinvolto, un giovane è stato accoltellato per “sbaglio”. Si chiamava Roberto. È morto dopo undici giorni di agonia. Al funerale c’erano centinaia di ragazzi “inediti”, arrabbiati e vendicativi. Qualcuno ha lasciato un foglio sull’altare che diceva: «Chiedo scusa ai genitori di Roberto se mi rivolgo ai ragazzi. Cari ragazzi noi adulti non abbiamo saputo spiegarvi quale sia il piacere di vivere senza eccessi. Non vi abbiamo spiegato che la vita si materializza nelle sue espressioni semplici come può essere un bacio, un abbraccio, una canzone. Noi adulti siamo tutti responsabili di tutto. Dove vanno i nostri giovani? Che idea hanno della festa e dello svago? E quale mondo si prepara per loro? Una serie di interrogativi che questa bara coperta dai fiori bianchi non deve rimandare nelle risposte. Una serie di interrogativi che dovrebbe portare le istituzioni, compresa la chiesa, a un atto penitenziale, perché la colpa non è vostra, giovani. Ma è nostra! Se non abbiamo saputo insegnarvi l’arte di vivere, toglieteci la paternità. Non abbiamo diritto di chiamarvi figli! Cari giovani, i social non sono un idolo: sono solo delle rappresentazioni con il fascino della violenza. Non svendete la vostra giovinezza al primo lucignolo. A Mercogliano si respira aria tesissima perché si temono controffensive. Sarebbe un modo per non onorare questa morte».

La parrocchia di Mercogliano

Dopo il funerale non c’è stata nessuna vendetta, ma per la volontà e l’intelligenza dei genitori di Roberto, Cinzia e Gerry, molti di quei giovani “inediti” hanno costituito un’associazione che organizza eventi di beneficenza in sua memoria.

Dopo gli scontri nelle manifestazioni delle ultime settimane, molti politici si sono affrettati a pretendere una condanna senza “ma”, cioè senza chiedersi il perché delle violenze. Mi dispiace deluderli, ma io, dopo aver condannato le violenze, tutte le violenze, rivendico il diritto al “ma”, senza per questo giustificare nessuno! Come l’anonimo citato, voglio capire il perché di tanta violenza, il perché di tanti minori coinvolti e voglio anche cercare la mia parte di responsabilità. Per questo mi piacerebbe stare in questi gruppi, ovviamente non per condividerne i metodi, ma per comprendere e, se possibile, dire loro come la penso.

Tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del nuovo, insieme ad alcuni confratelli – pochi per la verità! – riuscimmo a farci accettare nel movimento cosiddetto no global. Purtroppo i vertici della Chiesa cattolica di allora dimostrarono la loro ottusità, ostacolandoci in tutti i modi: non era ancora il tempo della “Chiesa in uscita” e dell’attenzione alle periferie fisiche ed esistenziali di papa Francesco! Ma era il tempo dei preti-profeti come don Andrea Gallo.

Oggi che potremmo esserci senza troppi problemi, inspiegabilmente non siamo presenti tra questi ragazzi. Mi rendo ben conto della differenza tra i due movimenti, ma noi preti, soprattutto se giovani, siamo incarnati in questo scorcio di Storia. I giovani violenti e i molti non violenti appartengono ai territori delle nostre parrocchie. Sono certo che molti tra noi già “escono” verso di loro nei quartieri del centro come nelle periferie degradate, nelle carceri minorili come in quelle speciali, nei dormitori e nelle mense. Sarebbe auspicabile fare rete tra noi per scambiarci idee e esperienze, e per contribuire a fare “un’analisi intelligente e approfondita”, come ci chiede il Presidente Mattarella. In questo modo potremmo anche dare una sonora lezione ai tanti politici del “senza ma”, su come si affrontano i problemi per cercare di risolverli.

 

IL TEMPO DELLE ALLEANZE EDUCATIVE

Papa Leone XIV

Potrebbe stimolarci quanto ha scritto papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, riportando un episodio poco citato della bibbia: quello di Neemia, che non si limita a piangere sulle macerie di Gerusalemme, ma convoca le famiglie e affida a ciascuna di esse un tratto di muro da ricostruire. Oggi invece il governo, vigliaccamente, tenta di scaricare sulle famiglie tutta la responsabilità delle scelte sbagliate dei giovani. Nessuno può risolvere da solo una crisi come questa, ma ciascuno ha il suo pezzo di muro da curare. Nell’enciclica il “metodo Neemia” rappresenta il modello d’azione proposto dal papa per affrontare le sfide dell’epoca contemporanea e dell’intelligenza artificiale, in contrapposizione alla “sindrome di Babele”. Per questo è importante raccogliere l’invito del Papa a dar vita ad “alleanze educative” in cui anche i ragazzi hanno il loro pezzo di muro da accudire.

L’alternativa è il silenzio complice di fronte ai rigurgiti di autoritarismo, che sta contagiando molti cittadini. Rivendichiamo, invece, la via mediana tra l’ex generale Vannacci e la peggiore anarchia! Se ci preoccupa il futuro dobbiamo insieme cercarla questa via, partendo da una certezza riassunta così da Tagore: «Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela; ora si vanta: ho dipinto la notte!».


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