Nello storico ‘Porto delle Nebbie’, ossia la Procura di Roma, dopo più di mezzo secolo ‘forse’ si apre una Breccia (e non siamo a Porta Pia).
Ci riferiamo al giallo della morte di Pier Paolo Pasolini, massacrato 51 anni fa esatti (fu la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975) all’idroscalo di Ostia, sparito – sotto ben due archiviazioni – in quelle nebbie giudiziarie. E ora improvvisamente riemerso come un’araba fenice.
Grazie alla tenacia e alla perseveranza dell’avvocato Stefano Maccioni, che ha sempre sostenuto come il presunto assassino Pino Pelosi non fosse mai stato solo sulla scena del crimine e che invece con lui ci fossero almeno altre due persone, ‘Ignoto 2’ e ‘Ignoto 3’, come la Voce ha dettagliato e denunciato in tanti anni di contro-inchieste.
Partiamo quindi dalle news.
La Procura di Roma ha ufficialmente riaperto il caso, accogliendo l’integrazione dell’istanza presentata da Maccioni, e affidando il nuovo fascicolo d’inchiesta alla pm Silvia Santucci.
Un’altra fatica titanica, quella affrontata da Maccioni, che in realtà ha presentato l’istanza un anno fa, novembre 2025, e l’ha poi integrata lo scorso maggio, portando all’attenzione della procura capitolina l’esistenza di un misterioso (a una misteriosa) teste, uno/una mister X il cui nome è top secret.
Nell’integrazione della richiesta di apertura delle nuove indagini, il legale sostiene che vi siano grossi “elementi di novità”, in base ai quali “finalmente fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando”. E aggiunge: “Nel contempo invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno, a farsi avanti e parlare”.
Nuovi elementi, secondo il tenace avvocato, “sono emersi anche dalla visione delle immagini fornite dalla Rai dei telegiornali dell’epoca”. Tutti gli elementi – sottolinea – “devono essere letti in modo unitario e conducono ad un’unica conclusione: Pelosi non era certo da sola la sera dell’omicidio, quindi è fondamentale accertare chi c’era con lui”.
Aggiunge ancora: “Non nascondo la mia emozione e soddisfazione per la decisione di svolgere nuove indagini. Come evidenziato ormai da 18 anni, la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Pelosi (passato a miglior vita 9 anni fa, ndr) è stata definitivamente spazzata via, in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste”.
E spazzata via la vergognosa (a nostro parere fin dal primo momento) pista passional-sessuale, comodo paravento per un depistaggio scientifico durato decenni. E per nascondere la vera natura dell’omicidio, che è tutta ‘politica’. Al 90 per cento da ritrovarsi nelle indagini che da tempo Pasolini – in veste di perfetto reporter d’inchiesta – stava svolgendo sull’omicidio di Enrico Mattei, un altro buco nero della nostra ultradecennale dirty story.
Come abbiamo documentato nel reportage pubblicato l’1 dicembre 2018
IL CASO MATTEI / FU UNA BOMBA, I LEGAMI CON GLI OMICIDI DI MAURO DE MAURO E PIER PAOLO PASOLINI
A proposito di testi, ecco poi un altro pezzo, messo in rete il 31 maggio 2017
GIALLO PASOLINI / IL MURO DI GOMMA DELLE ARCHIVIAZIONI
Diamo infine un’occhiata all’ultima archiviazione del caso, quella del 2023.
L’avvocato Maccioni allegava alla richiesta di riapertura anche alcuni reperti raccolti dai carabinieri del RIS sulla scena del crimine, mai tenuti in conto, e invece fondamentali, perché contenevano le tracce di 3 DNA diversi: quello di Pelosi nonché quelli di Ignoto 1 e Ignoto 2.
Non è finita qui. Perché all’attenzione degli inquirenti vennero portate anche alcune verbalizzazioni di Maurizio Abbatino, un noto esponente della Banda della Magliana e relative alla sparizione di alcune ‘pizze’ (trafugate a Pasolini) relative al film ‘Salò e le 120 giornate di Sodoma’.
Secondo il pm, Francesco Minisci, non si trattava di elementi sufficienti per riaprire il caso, liquidando gli spunti con poche lapidarie parole: “valutati alla luce delle imponenti attività svolte” nel precedente procedimento “non sono idonei a consentire la riapertura delle indagini”.
Archiviazione dopo archiviazione. Nebbia su nebbia. E la memoria di Pasolini calpestata una, due, cento volte.
Sarà mai luce, adesso, dopo un buio così fitto e impenetrabile? E dopo tanti depistaggi andati avanti per mezzo secolo?
P.S. Proprio domani e dopodomani, 4 e 5 novembre, si svolge a Napoli (presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) un incontro che vede al centro la figura di Pasolini. Ecco il pezzo della Voce del 31 ottobre scorso
IL SUD NEL CINEMA DI PASOLINI
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