I destini del mondo al bivio. Possono svoltare nel giro di pochi giorni.
3 ottobre. Il popolo americano va alle urne in occasione delle elezioni di midterm e per il numero uno degli Usa Donald Trump potrebbe verificarsi un doppio ko, con una sconfitta (certa) alla Camera e una probabile anche al Senato.
7 ottobre. Secondo fonti attendibili, alla Casa Bianca si terrà un summit per decidere, una volta per tutte, la bollente questione iraniana. E non è improbabile una decisione estrema: il ricorso all’opzione nucleare, con tutti i devastanti effetti locali e interazionali che ciò comporta, soprattutto nella polveriera mediorientale.
Ma vediamo più da vicino le news e i drammatici tasselli del puzzle.
VOTO & VETO
“Se i democratici dovessero mai avere la maggioranza, diventerò mister Veto”.
Lo ha appena annunciato il Tycoon nel corso di un’intervista rilasciata alla reporter americana Miranda Devine nella quale ha dettagliato le sue prossime mosse e la strategia che intende adottare in caso di insuccesso elettorale.
In soldoni, il suo obiettivo – sempre nel caso di sconfitta – sarà quello di respingere al mittente tutti i provvedimenti democratici e intraprendere una sorta di guerriglia politico legislativa di logoramento. Per arrivare, alla resa dei conti, ad un estenuante negoziato su ogni legge o provvedimento futuro. Uno scenario di quasi-ingovernabilità, ben poco consono a quella che si definisce la più potente nazione al mondo.
La sua clava sarà, appunto, il VETO, che ‘The Donald’ presenta come “uno strumento di pressione negoziale”, oltre che come arma di difesa del programma che la sua amministrazione intende portare avanti, costi quel che costi.
Uno scenario non poco simile si ebbe sei anni fa esatti, dopo il voto di midterm del 2018, quando il capo della Casa Bianca perse la Camera e vinse al Senato. Di tutta evidenza, una sconfitta doppia ‘raddoppierebbe’ i problemi.
Secondo le leggi americane, il presidente può rinviare al Congresso un provvedimento approvato dalle due Camere, accompagnandolo con le proprie motivate obiezioni. Per superare il Veto, comunque, occorre la maggioranze dei due terzi dei votanti sia alla Camera che al Senato, in presenza del numero legale. Conquistare una maggioranza semplice non permetterebbe quindi ai dem di imporre automaticamente le proprie leggi alla Casa Bianca. Per rovesciare il Veto, i democratici dovranno raccogliere un sostegno parlamentare molto più ampio, potenzialmente coinvolgendo anche una parte (pur piccola) dei repubblicani. Ovviamente vale anche il contrario: ossia Trump può bloccare una legge, ma il Veto non gli consente di approvare le sue proposte senza l’ok del Congresso. In parole povere, i provvedimenti legislativi devono essere approvati da entrambe le Camere: in caso di maggioranze contrapposte, la capacità negoziale risulta decisiva per approvare e varare nuove leggi.
Eccoci alle news sugli ultimi sondaggi.
La previsione più gettonata è quella di un ribaltone anti Trump in entrambe le Camere: come detto all’inizio, praticamente certo alla Camera, possibile anzi probabile al Senato.
Partiamo dalla Camera. Secondo le più fresche previsioni i democratici otterranno 237 seggi contro i 198 dei repubblicani, con una quota di maggioranza fissata a 218 seggi. Stando ai sondaggi elaborati da ‘FutureBallett’, i democratici hanno l’87 per cento delle possibilità di conquistare la Camera, con 234 seggi contro 201. L’altra sigla sondaggista ‘Poliwave’ calcola 230 seggi a 206.
Più complessa, of course, la situazione al Senato. Secondo ‘Scrutinel’ i dem hanno il 59 per cento delle possibilità di conquistare la maggioranza, 52 seggi contro 48. Per ‘FutureBallett’ tra il 70 e il 74 per cento; mentre ‘Poliwave’ arriva al 77 per cento. Infine, ‘Scrutinel’ prevede un 68 per cento di possibilità che i democratici conquistino entrambe le Camere.
DILEMMA ATOMICO
Passiamo ai terrificanti scenari di guerra contro l’Iran.
Più volte, nel corso delle ultime settimane, sono stati evocati dal Tycoon, che ha minacciato anche poche ore fa: o accordo oppure lo distruggo.
Pochi mesi fa, per la precisione a giugno scorso, il premio Pulitzer Seymour Hersh pubblicò un intervento-bomba su Substack in cui rivelava di un summit top secret alla Casa Bianca in cui il Tycoon avrebbe fatto cenno all’opzione nucleare come unica via per chiudere rapidamente il conflitto con l’Iran.
E’ invece di queste ore un lungo post su X firmato da uno dei reporter di punta negli Usa, l’ex anchorman di Fox News Tucker Carlson, un tempo trumpiano e ora uno dei suoi più critici più feroci, soprattutto per il rapporto d’acciaio tra Washington e Tel Aviv.
Nel suo post, infatti, sostiene che – sotto le sempre più incalzanti pressioni esercitate da Benjamin Netanyahu – la Casa Bianca sta valutando proprio in queste ore, con una dead line a quanto pare fissata per il 7 novembre, la possibilità di un ATTACCO NUCLEARE contro Teheran. L’obiettivo strategico sarebbe Pickaxe Mountain, il complesso sotterraneo nel centro della repubblica islamica dove l’intelligence israeliana e il Mossad ritengono che Teheran abbia ripreso le operazioni di arricchimento dell’uranio.
Nessuna arma convenzionale americana – scrive Carlson – è in grado di colpire alla profondità di 300 piedi (92 metri) di granito: l’unica che può farlo è l’atomica.
Il quadro politico descritto dal reporter è quello di un “Netanyahu con le spalle al muro e disperato. Dopo le elezioni della scorsa settimana non può formare un governo, a meno che Trump non intervenga direttamente nella politica israeliana e non negozi un accordo con gli altri partiti che dia a Netanyahu 61 seggi alla Knesset. Altrimenti – piccona Carlson – è fuori come primo ministro e sulla via dell’ignominia, delle indagini e probabilmente della prigione. Netanyahu deve restare vicino a Trump: e ha bisogno di questa guerra contro Teheran”.
Proprio a tal fine nazi Bibi “ha esercitato la massima pressione sui suoi alleati più vicini nell’amministrazione statunitense, inclusi il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il comandante del CENTCOM Brad Cooper”.
Sull’altro versante si collocano il vicepresidente J.D Vance e l’inviato speciale in Medio Oriente Steve Witkoff, ancora convinti che un accordo con Teheran sia possibile.
Come sottolinea ‘American Conservative’, Vance “è l’unico funzionario dell’amministrazione ad avere un incentivo materiale – e un incentivo esistenziale – per porre fine alla guerra. Per questo motivo, potrebbe essere anche l’unico in grado di riuscirci”.
Secondo il ‘Wall Street Journal’, poi, Vance giorni fa ha scritto una lettera a Moshen Rezai, il ‘duro’ della repubblica islamica, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale: proprio per tenere aperta la via del dialogo.
Eccoci ad un’altra rivelazione made in Carlson.
A febbraio scorso, infatti, è stata riscritta – in perfetto silenzio – la dottrina nucleare americana, rendendo più facile e più accessibile il primo uso delle cosiddette ‘armi nucleari tattiche’.
A forte sostegno di questa tesi, infatti, esiste un documento ufficiale – passato sotto un perfetto silenzio politico mediatico – elaborato da Elbridge Colby, responsabile della politica del Pentagono: un documento presentato alla Commissione Forze Armate del Senato lo scorso 22 settembre, in cui si conferma – scrive Carlson – che “è in corso una revisione classificata delle direttive sull’impiego delle armi nucleari”, finalizzata ad “aumentare le opzioni a disposizioni del Presidente”.
Domandone finale.
Se al voto – come è probabile e verosimile – Trump subisce una batosta, ha poi il coraggio, fregandosene totalmente del Congresso, di premere il bottone rosso, come un perfetto Dottor Stranamore?
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