Brasile: Bolsonaro, ko, da fuori legge si rifugia dall’amico Trump e vola con un passaporto italiano. Trionfa il democratico Lula. Siria: successo elettorale di una lista di giovani, sconfitta di Vucic. Israele: la vittoria stentata di Netanyahu lo costringe a trattare con gli arabi e in Bulgaria vince le presidenziali Illijana Jotova, socialista di ‘Bulgaria progressista’. Ora fiato sospeso dell’umanità per il voto midterm degli americani. Se i sondaggi rappresentassero la volontà di spodestare il tycoon peggior presidente americano di sempre e la rivolta delle generazioni zero prevalentemente ma non solo europee avessero dato vita a una nuova democrazia, potremmo azzardare l’idea di un’aria che tira rivoluzionaria e sperare che è appena nata un’imponente forza d’urto dell’umanità antagonista di sovranismi, populismi e oligarchie di despoti straricchi.
IL SOLE ORE, ma anche La Repubblica, Il Corriere della Sera, altre testate italiane e autorevoli media americani riportano le rivelazioni di sondaggi sul voto midterm: i democratici prevarrebbero con il 52% sul 45% dei repubblicani ed è certo, l’esito delle elezioni deciderà a chi spetterà il controllo del Congresso nella seconda metà del mandato presidenziale. I democratici sarebbero favoriti in entrambe le Camere, ma con margini molto diversi. Alla Camera, secondo YouTrend (4 previsioni), la riconquista dem appare probabile, in linea con le quote di Polymarket, dove si scommette sull’esito del voto, mentre per il Senato la previsione resta aperta. Tutto si gioca nei sette Stati in bilico: Alaska, Iowa, Maine, Michigan, New Hampshire, Ohio e Texas e la sinistra deve vincere in territori avversari. Un sondaggio del New York Times conferma il vantaggio dem in tutti e sette gli Stati chiave per il controllo del Senato con percentuali in aumento. Un significativo dettaglio: nel Michigan, Abdul El-Sayed, musulmano, è accreditato del 53% contro il 42% del repubblicano Mike Rogers.
TRUMP SPARA BALLE: “Se vincono i dem sarò mister ‘veto’, se vinciamo 5.000dollari a ogni americano (e mille a tutti i bambini). Chissà se Musk si pentirà di aver finanziato la campagna elettorale del tycoon con la bellezza di 445 milioni di dollari. A prescindere dallo scandalo Epstein, c’è un’altra tegola in bilico sul testone di Trump: l’ex modella e Miss Svizzera Beatrice Keul lo accusa di averla violentata nel 1993 in una suite del Plaza Hotel di Manhattan, in occasione del concorso American Dream Pageant. In cambio del silenzio, il tycoon le avrebbe promesso di ottenere un visto e l’ammissione alla New York University.
PERMANENTI REPLAY del presidente immobiliarista: ha di nuovo annunciato una rapida conclusione della guerra con l’Iran e ha mentito per l’ennesima volta: “Li ho duramente sconfitti”.
DISERBARE
La malapianta del razzismo che prolifera in val padana e dintorni è come la gramigna, l’ortica, l’invadente trifoglio. Per liberarsene c’è solo la fatica di un alacre giardiniere che l’estirpi e impedisca di riprodursi con l’antidoto dei diserbanti. Solo che all’appello per assumerne uno laborioso ed esente dalla patologia leghista non risponde nessuno e quasi mezza Italia è infestata della suddetta erbaccia, seminata da chi soffre con inconfondibile evidenza del complesso d’inferiorità dei nordisti incolti. Il fenomeno è specialmente diffuso tra le tifoserie di squadre di calcio e più che altrove nel triangolo nordico Lombardia, Veneto, Piemonte. Il paradosso: i “Buuu” “Scimmia” e analoghi insulti colpiscono i calciatori con la pelle nera, senza dei quali il calcio soffrirebbe di noiosa vecchiaia e zero spettacolarità. Vittima di ingiurie da trivio è Napoli e la sua grande bellezza che desta astio da invidia e si manifesta con ignobili insulti: “Colerosi, “Vesuvio bruciali”. Frutto di pregiudizi stomachevoli quanto è accaduto allo stadio Senigallia durante la partita Como-Venezia. Un tifoso troglodita della squadra lariana si è così rivolto ai giocatori della squadra avversaria: “Siete napoletani”. In virtù della sua rozza subcultura ha usato l’identità geografica e manifestato la persistenza di volgari pregiudizi. Ed è un problema che nessuno gli abbia fatto intendere che ricorrere all’identità di una popolazione per trasformarla in insulto è la declinazione più becera del tifo, che offende i giocatori in campo e la comunità di milioni di persone.
ATTRAE LA MIA ATTENZIONE una delle icone che stazionano da tempo sulla mia pagina iniziale di Google: l’ho messa lì chissà quando e perché. Il titolo: “Napoli”. Leggere cosa nasconde e pubblicarlo qui di seguito è stato un tutt’uno, con le scuse all’autore che non cito perché non riesco a identificare:
“Napoli è una città di confine, dalle approssimative coordinate geografiche. È al centro del Mediterraneo, sotto e sopra un vulcano, accanto alle porte dell’Ade, poco prima del paradiso. Quello che altrove è la fine del mondo, a Napoli è ‘a fine d”o munno. Stupore, meraviglia, compiacimento, esaltazione. Perché la fine a Napoli coincide sempre con l’inizio. Napoli è come Marte, è semplicemente diversa, tutti se ne accorgono. Chi arriva in città si accorge subito di trovarsi in un posto non paragonabile ad altri. È un altro mondo, che segue altre regole. Può sembrare una città qualunque. Caos, inquinamento, violenza. Ma ha una sua personalità, qualcosa che la fa vibrare. E le emozioni quando meno te le aspetti ti inchiodano. Secoli di dominazione hanno consentito continue contaminazioni culturali. I napoletani sono permeabili alle differenze, le inglobano e le trasformano ma sono impermeabili alla consapevolezza. Non importa che sia un incontro casuale oppure l’inizio di un’amicizia che continuerà per la vita: da sempre il napoletano dà confidenza. È una generosa attitudine a mostrarsi disponibili alle contaminazioni, ad aprirsi allo scambio, al dono. Chi sopravvive a Napoli, sopravvive alla sua capacità di turbare, sa che quello che vive quando la attraversa non lo proverà mai più altrove. Napoli non è una città, è un sentimento e i sentimenti non hanno confini. Napoli è in tutto il mondo e tutto il mondo è a Napoli”].
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