IL PONTE SULLO STRETTO SI PUÒ FARE?

Tanti si sono chiesti in questi anni se il ponte di Messina si può veramente fare. Molti esperti sostengono che dal versante calabrese la risposta è NO, non si potrà mai fare. Questo perché su quel versante sono attive molte, troppe, faglie sismiche. Queste comportano ampie zone di non edificabilità perché troppo pericolose. Ma se non si possono costruire case figuriamoci se si può collocare un alto traliccio che dovrebbe sopportare carichi enormi. Lo ribadisce a chiare lettere uno studio promosso dal comune di Villa San Giovanni sul cui territorio dovrebbe poggiare uno dei principali pilastri portanti della struttura. Se tutto ciò dovesse essere confermato, e noi crediamo che lo sarà, i tecnici del Ministero lo sapranno presto e dovranno informare il loro Ministro, ma noi lo sapremo solo dopo le elezioni per non far sfumare il mega-spot elettorale salviniano sul famoso Ponte, nel disperato tentativo di recuperare consensi.

Il quotidiano la Repubblica ha pubblicato uno studio di fattibilità firmato dall’ingegnere Paolo Nuvolone, che ha presentato presentato nel corso di un consiglio comunale aperto a Villa San Giovanni a cittadini e giornalisti. Quella assemblea era incentrata sul tema scottante degli espropri, una procedura rimasta aperta perché il progetto è risultato a lungo bloccato dai ricorsi dei residenti contro una rampa sospesa. L’amministrazione del comune calabrese ha anticipato temi che in futuro potrebbero risultare cruciali nel rendere l’opera illegittima. Questo a causa di non aggirabili divieti per la sicurezza. Sul versante calabrese la struttura, secondo quanto si legge nello stesso progetto elaborato da tecnici del ministero, potrebbe ricadere interamente all’interno di una fascia di non edificabilità stabilita fin dal 2015, a seguito di accurate valutazioni tecniche dell’istituto competente ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) sulle faglie attive in tutto il paese.

Se così sarà come sembra, sarebbe una clamorosa sconfessione di quanto più volte affermato fattibilità del progetto da parte dell’amministratore delegato della “Società Stretto di Messina”, l’ingegnere Pietro Ciucci che, ancora poche settimane fa, ha ripetuto pubblicamente le sue rassicurazioni affermando in una relazione richiesta dal ministro “… i punti di contatto con il terreno dell’opera di attraversamento, sulla base degli studi geosismotettonici eseguiti, sono stati individuati evitando il posizionamento su faglie attive”. In realtà, altri esperti affermano il contrario, cioè che le mappe allegate alla relazione presentata dal Comune di Villa San Giovanni, non dicono affatto la stessa cosa. Lo studio – di cui Repubblica ha pubblicato sia l’intero report che le immagini – dimostra chiaramente che il ponte dovrebbe poggiare le sue basi in piena zona rossa.

In questo caso il divieto a costruire non sarebbe un consiglio, anzi diventerebbe un imperativo,imposto anche dalle più recenti norme promulgate per evitare tragedie come quella del terremoto dell’Aquila. La città subì un devastante sisma, che fece più di 300 morti, originato da una faglia riattivatasi improvvisamente che aveva interessato un territorio densamente urbanizzato e mai messo in sicurezza. Proprio la stessa situazione che ritroviamo oggi sul versante calabrese dello stretto di Messina. È questo il motivo per cui molti hanno proposto l’imposizione di una “fascia di attenzione” di almeno duecento metri per lato, che sarebbe più del doppio di quanto era previsto in passato quando le norme ne imponevano appena 75. Era quello il contesto normativo vigente al tempo della prima progettazione. E pensare che l’allarme era già stato lanciato da uno studio precedente diffuso dall’università di Catania, citato anche da ANAC durante l’audizione parlamentare prevista dall’iter di approvazione del decreto per il Ponte. In aggiunta, erano state mostrate scioccanti prove fotografiche del satellite Copernicus, con immagini dei movimenti della terra nella W-Fault, ovvero il tratto di costa tra Cannitello, Villa San Giovanni e Campo Calabro e in un punto tra Gallico e Catona.

Salvini intanto ha deciso di ignorare questi allarmi tecnici per esultare per quella che considera un suo grande risultato, continua ad ostentare noncuranza persino per il dato inoppugnabile che indica la Sicilia allontanarsi lentamente (ma inesorabilmente) dalla Calabria di oltre un centimetro all’anno. È un dato confermato da tutti i tecnici del settore. Si tratta, secondo questi esperti, di una zona di estensione geologica che si trova proprio in corrispondenza dello Stretto e che causa l’allontanamento della Sicilia dalla Calabria.

Dalla nuova carta geografica “dinamica” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si deduce che il movimento è forse lento, ma inesorabile «… come se si stesse su una zattera alla deriva che si muove dalla Sicilia verso Nordovest».

Segnaliamo infine come ultimo dettagliato il report elaborato da Legambiente, significativamente intitolato “Il grande bluff e di recente pubblicazione nel quale si dimostra che non solo il Ponte non contribuirà migliorare la mobilità tra le due sponde ma sarà insostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico. Andrà inoltre a rastrellare tutte le risorse che erano già state destinate a migliorare le infrastrutture stradali, ferroviarie e tutte le iniziative destinate a migliorare i collegamenti tra l’isola e la terraferma. Ambiti terribilmente carenti nelle Regioni interessate e forse mai più riproponibili.

 


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