SE NON VA, “SPACCA”

Quando la kermesse canora di Sanremo somigliava come due gocce d’acqua a una rassegna canora nazional-popolare, era la corte del reuccio Claudio Villa e della regina Nilla Pizzi. Ella, la sovrana, con signorile distacco dai testi che l’industria discografica le confezionava come un abito da festa, fu interprete della ‘rivoluzionaria’ “Papaveri papere”, chiara allusione ai politici dell’epoca. In anticipo su questa stagione di melonismo, interpretò da par suo anche la canzone, che per celebrare la dote della fedeltà, a un certo punto del ritornello le faceva dire “… avvinta come l’edera…”. Indotta dal ‘patriottismo’ di “Faccetta nera…”, “Giovinezza, giovinezza” “Allarmi siam fascisti…”, la fiera “Yo soy Giorgia” ha intonato ‘L’edera’, pro domo sua e ha delegato per il commento corollari del gergo preferito in gioventù: “Me ne frego”, l’attualissimo “Anche se tutto va a rotoli non mi scollo da Palazzo Chigi”. Insomma, la Meloni prova  a far dimenticare il ricorso a frasi ‘fatte’, ma il repertorio di selfie auto promozionali ha punte di eccedenza con reboanti monologhi comizianti italo-spagnoli e conferenze stampa in solitaria, senza giornalisti, con frequentazioni blindate di social, l’ultimo dal titolo auto satirico “Telemeloni”. Ella teme l’irta funesta degli italiani, che a difesa della Costituzione userebbero la ghigliottina del voto per negare lo stravolgimento del cosiddetto ‘premierato’ sottoposto referendum; teme contestazioni per la dis-amministrazione dell’esecutivo, per le zero risorse da assegnare alla sanità, ai servizi sociali come gli asili, per il mancato aggiornamento dei salari, il misero aiuto delle povertà, il rifiuto a tagliare le tasse di chi le paga anche per gli evasori. Dar merito al romanesco di borgatara della Garbatella, al tempo stesso ironizzare su una delle sue ‘metafore” populiste ispirate dall’euforia per l’insediamento a Palazzo Chigi della destra: niente di meglio di “è finita la pacchia!” (finita per chi?), per l’illusione del melonismo di restare “avvinto come l’edera” al potere e di poter azzardare “Chi se ne importa, se perdo (al referendum sul premierato, ndr) non lascio”, equivalente del mussoliniano “chi se ne frega”.  L’inedito della tragicomica premier, che gioca d’azzardo con la Costituzione per disegnare il futuro dell’esecutivo a immagine e somiglianza della dittatura fascista e far colpo sul suo elettorato al minaccioso è il recente “o la va, o la spacca”, nuovo probabile boomerang.


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