CHICCO FORTI / L’ULTIMA BANDIERA ELETTORALE DI ‘GIORGIA’

L’ultimo cavallo da corsa in vista delle Europee dell’8 e 9 giugno messo in pista dalla nostra ‘Giorgia’ nazionale?

Quello del super detenuto da quasi un quarto di secolo nelle galere americane, Chicco Forti.

Ci stavano lavorando da qualche mese, con grande alacrità, esecutivo & diplomazia per arrivare al ‘botto’ giusto in tempo, per stappare lo champagne & festeggiare la nuova Eroina dei due mondi, pardòn l’eroe dei due mondi, al secolo la nostra premier, pardòn il nostro premier Meloni.

Che di certo vuol fare il bis nei prossimi giorni con un maxi annuncio su quel ‘Premierato’ che sogna ormai ad occhi aperti.

Un ‘dream’ per lei e la sua band.

Un incubo per gli italiani che hanno ancora a cuore quel poco che ci resta della democrazia. E della Costituzione, ormai fatta a pezzi e bocconi in modo quotidiano dal nostro governo sfascista.

Ma torniamo al ‘botto’ sulla liberazione del super detenuto italiano, prima al ‘Dead Correctional Institution’ di Florida City e poi al ‘South Florida Reception Center’ di Doral, nella contea di Miami Dade, sempre in Florida.

Recapitoliamo, solo per sommi capi, il giallo giudiziario.

Su cui la ‘Voce’ cinque anni fa pubblicò una cover story che ci emoziona ancora. Per le parole commosse che ci arrivarono, pochi giorni dopo, dai familiari di Chicco Forti, toccati dal nostro articolo del 29 novembre 2019 titolato

IL GIALLO ENRICO FORTI / DA 20 ANNI NEGLI STATES IN GALERA SENZA PROVE

Ferdinando Imposimato

Un thriller che ci aveva particolarmente colpito soprattutto per un motivo.

Ce ne aveva parlato, anni prima, con grande passione civile, Ferdinando Imposimato, il grande amico della Voce per oltre quarant’anni, un magistrato d’altri tempi, poi per alcuni anni protagonista in politica (indimenticabile la sua presenza più che attiva alla ‘Commissione Antimafia’metà anni ’90, in cui, per fare un solo esempio, indicò nella pista Mafia-Appalti il movente per le stragi di Capaci e via d’Amelio) e quindi avvocato.

E fu proprio Ferdinando il primo legale di Chicco Forti.

Basta leggere alcune righe della Forti story da Wikipedia.

“Maggio 2012. Ferdinando Imposimato, suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone, presentano un rapporto all’allora ministro degli Esteri, Guido Terzi di Sant’Agata, nel quale si evidenziano le criticità del processo. Poi anche il successore (alla Farnesina, ndr), Emma Bonino, si attiva e ribadisce le forti perplessità sulle modalità del processo”.

Roberta Bruzzone

Dopo alcuni anni è il primo governo Conte a riprendere quella ‘trattativa’ con le autorità a stelle e strisce. Ed è del 2019 un’interrogazione parlamentare (di cui si parla in quel pezzo della Voce) presentata da Michela Rostan al ministro degli Esteri di allora, Luigi Di Maio, chiedendo con forza “un giusto processo con le giuste garanzie”, visto che quello precedente era stato “un processo lampo, indiziario e senza prove, lacunoso e parziale”. A Chicco Forti, aggiungeva Rostan, “sono stati negati i diritti elementari di garanzia per difendersi”.

Ma il titolare della Farnesina, Giggino Di Maio, era di certo in altre faccende affaccendato, vista la statura politica che poi lo ha portato a supervisionare – scelto nientemeno che da Super Mario Draghi – su tutta la politica europea nello strategico Golfo.

Ai confini della realtà…

Ma arriviamo all’ultima curva.

Ossia alla fresca svolta impressa dalla Farnesina griffata Tajani e ora imbracciata, come arma elettorale, dall’onnipresente ‘Giulia’.

Michela Rostan

Ovazioni da stadio per il-la premier, of course, dalle sterminate moltitudini dei fans, che si moltiplicano giorno per giorno.

Qualche voce critica, però, non manca.

Come quella del sempre bastian contrari Massimo Cacciari, che a botta calda commenta: “siamo tutti arci contenti perché il nostro connazionale torna a casa. Siamo strafelici che non deve più subire tutto quello che ha subito. Ma fa allibire che il nostro primo ministro sia andato all’aeroporto per accoglierlo come un trionfatore. Come si trattasse di Sacco e Vanzetti!”.

Coglie perfettamente nel segno, il filosofo veneziano.

Ed esplicita, più in dettaglio, il non impervio concetto uno che di alte questioni diplomatiche se ne intende, eccome, avendo fiancheggiato ben sette premier italiani in qualità di responsabile dell’Ufficio del Cerimoniale di Stato e per le onorificenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Enrico Passaro, che in un intervento pubblicato da ‘Affari Italiani’ mette nero su bianco: “Ci chiediamo se abbia un senso che il Presidente del Consiglio si rechi ad accogliere in aeroporto un cittadino italiano condannato all’ergastolo dalla giustizia statunitense con l’accusa di aver commesso un delitto. Non si discute che sulla sentenza ci possano essere legittimi dubbi, che il condannato si sia dichiarato più volte innocente e vittima di un errore giudiziario, che il suo trasferimento in un carcere italiano risponda a legittimi benefici previsti dalla Convenzione europea per i diritti dell’uomo che prevede tra l’altro il diritto ad un equo processo. Si discute sul fatto che il Capo del Governo, nell’esercizio delle sue funzioni, si sia recato personalmente ad accoglierlo. Avrebbe potuto non andare, non era tenuta: avrebbe potuto semplicemente manifestare in un messaggio la soddisfazione condivisa da tutti gli italiani per aver ottenuto il trasferimento, consentendogli di scontare il resto della pena nel suo paese d’origine. Avrebbe potuto lasciare andare in aeroporto un ministro o un sottosegretario, e sarebbe già stato un gesto forte”.

Così conclude amaramente Passaro: “Il Capo del Governo si è recato in aeroporto non per convinzione sulla presunta innocenza (non ha gli elementi per farlo), e quindi per un atto di giustizia, ma per motivi di propaganda, ed il florilegio di dichiarazioni osannanti verso la sua persona da parte dei soliti accoliti, che stanno facendo da contorno al buon esito dell’operazione rimpatrio, ne sono dimostrazione. E allora torniamo alla domanda: dov’è oggi il comportamento etico di un rappresentante delle istituzioni?”.

Elementare, Watson…

P.S. Per entrare meglio nel giallo, vi potrà tornare utile leggere il punto di vista della criminologa più celebre d’Italia, Roberta Bruzzone, che tra l’altro ha assistito, con Imposimato, Chicco Forti nella prima fase. Ecco quindi “La mia ricostruzione del caso di Chicco Forti

https://robertabruzzone.com/la-mia-ricostruzione-del-caso-di-chico-forti/


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