GIORGIA MELONI / COME MUSSOLINI. LE BORDATE DELLA STAMPA INGLESE

Un, due, tre.

Tre cannonate della stampa britannica contro la nostra premier Meloni, la ‘Giorgia’ nazionale che ormai tutto il mondo ci invidia: e forse proprio per questo i media della perfida Albione rosicano e ‘sparano’.

E’ infatti fresco fresco un pezzo comparso sull’edizione cartacea del celebre ‘The Times’, firmato dal corrispondente del quotidiano da Roma, Tom Kington e titolato “Il piano di riforma Meloni ‘riecheggia’ Mussolini’”, con ovvio riferimento alla riforma epocale sul premierato che Giorgia vuole a tutti i costi come ciliegina sulla sua torta governativa, soprattutto da ‘sventolare’ in vista delle ormai prossime europee dell’8 e 9 giugno.

Tom Kington. Sopra, Giorgia Meloni a bordo del blindato con Crosetto

Leggiamo cosa scrive la sempre asettica ‘Ansa’ nel suo report.

“Interrogativi sul programma di riforma costituzionale del governo di Giorgia Meloni rimbalzano oggi su un articolo del Times britannico, giornale del gruppo Murdoch che pure in passato ha pubblicato un ritratto della presidente del Consiglio italiano a tinte prevalentemente positive”. Il riferimento è ad un pezzo pubblicato da ‘Ansa English’ oltre un anno fa, per il precisione il 29 marzo 2023,  Times lauds Meloni ‘common sense’, says popularity solid

Ma riprendiamo il dispaccio odierno della principale agenzia italiana: “L’articolo del Times cita, pur senza farle apertamente sue, le riserve sul premierato avanzate dalla senatrice a vita Liliana Segre, richiamata anche nel titolo: ‘Il piano di riforma Meloni riecheggia Mussolini’. Kington spiega da parte sua come la premier abbia ‘in programma di rivedere la Costituzione per dare più poteri ai futuri leader italiani’, essendo convinta che ‘l’attuale sistema lasci i primi ministri alla mercè dei confitti di partito’”

Continua Ansa: “Poi Kington dà spazio tuttavia al parallelo tracciato dalla senatrice Segre fra il premio di maggioranza proposto attualmente e quello della ‘legge introdotta da Benito Mussolini, il dittatore fascista, per darsi più potere’: la legge Acerbo del 1923, premessa della successiva chiusura ‘di tutto il Parlamento’. Secondo Segre, sottolinea ancora il Times, virgolettando la citazione, la proposta messa sul tavolo dal governo sul premio di maggioranza mira ‘a creare una maggioranza a qualsiasi costo’ a beneficio del premier, ‘distorcendo oltre ogni ragionevole limite la libera scelta degli elettori’”.

Irosi, ovviamente, gli immediati commenti della stampa di destra, sempre allineata e coperta a fianco dell’eroina ‘Giorgia’.

Titola a muso duro ‘il Giornale.it’ (pezzo firmato da Marco Leardi): “‘Fa eco a Mussolini’. L’autogol della stampa britannica su Meloni e il premierato”.

Rincara la dose ‘Liberoquotidiano.it’:Giorgia Meloni, fango del ‘Times’ contro il premier: ‘Il premierato fa eco a Mussolini’”.

Ma non perdiamoci le altre due cannonate cui abbiamo fatto cenno all’inizio.

Guarda caso è proprio datato 29 marzo 2023 (lo stesso giorno in cui uscì il pezzo ‘soft’ sulla popolarità di Giorgia per ‘The Times’ rammentato via Ansa) un reportage dell’autorevole ‘Financial Times’ (il quotidiano economico-finanziario ora di proprietà nel colosso nipponico ‘Nikken’), dal significativo titolo  Mussolini’s Grandchildren – the long shadow of fascism in Italy, ossia “I nipotini di Mussolini – la lunga ombra del fascismo in Italia

E il cuore dell’articolo era un libro al vetriolo scritto dallo storico inglese David Broder, “Mussolini’s Grandchildren – Fascism in contemporary Italy”, appunto, e una indimenticabile copertina in cui campeggiava una fiamma rosso acceso su sfondo marrò.

Il primo reportage di fuoco – è proprio il caso di dire – venne invece pubblicato, a pochi giorni dal voto trionfale per Giorgia, dall’altro storico quotidiano britannico, ‘The Guardian’ e firmato dall’autore di ‘Gomorra’, Roberto Saviano. E’ infatti del 29 settembre 2022  Giorgia Meloni is a danger for Italy and the rest of Europe

Mentre Giorgia e la sua band di sfascisti cullano il sogno del premierato, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), assesta un sonoro ceffone a chi ha (s)governato in Italia per anni, facendo strage di diritti dei cittadini-elettori con aborti normativi come quelli del 2019, del 2020 e addirittura del 2022, a soli 3 mesi dal voto.

Un golpe bianco che poche mosche bianche hanno denunciato.

Come l’ex segretario dei Radicali, Mario Staderini, e alcuni cittadini, i quali quasi un anno e mezzo fa, per la precisione a gennaio 2023, hanno presentato un ricorso a Strasburgo.

Mario Staderini

Che è stato accolto a febbraio 2024, e solo ora se ne ha la ‘lieta’ novella.

Vediamo quale dettaglio in più che la dice lunga sullo stato comatoso della democrazia in Italia, anche sotto il profilo della effettiva libertà di voto, uno dei pochi vessilli che le nostre ‘sgarrupate’ democrazie riuscivano (ora neanche più, viste truffe & finzioni) a sventolare.

Secondo notizie in arrivo da Strasburgo, quindi, la CEDU ha accolto il ricorso e accertato che “le diverse modifiche apportate al sistema elettorale italiano hanno comportato la violazione dei diritti degli italiani nelle elezioni politiche del settembre 2022”, proprio quelle vinte da Giorgia: che, a questo punto, diventa a tutti gli effetti una ‘premier abusiva’.

La decisione CEDU concerne “l’instabilità della legge elettorale italiana e la compatibilità” del Rosatellum “con il diritto dei ricorrenti a libere elezioni, garantito dall’articolo 3 del protocollo numero 1 della Convenzione europea dei diritti umani”.

Le modifiche ammazza-libertà di voto sono state, appunto, tre: la legge costituzionale numero 1 che ha ridotto il numero dei parlamentari; la legge 177 del 23 dicembre 2020 sulla redistribuzione dei collegi elettorali; e la numero 84 del 20 giugno 2022 (a soli tre mesi dal voto, incredibile ma vero) che ha esentato alcuni partiti dall’obbligo di raccolta delle firme autenticate per la presentazione delle liste elettorali a livello nazionale.

Ora la CEDU mette alle strette il governo di casa nostra.

Chiede espliciti chiarimenti su tre punti fondamentali; e dà anche un termine perentorio al governo Meloni, il 29 luglio prossimo, per presentare una esaustiva memoria difensiva.

Punto primo. La Corte europea punta i riflettori sulle le tre modifiche legislative appena ricordate: e vuol sapere se “i cambiamenti al sistema elettorale hanno minato il rispetto e la fiducia dei ricorrenti nell’esistenza di garanzie di libere elezioni”. Di tutta evidenza, se tutti i cittadini italiani sono stati penalizzati, anzi calpestati, in uno dei pochi diritti rimasti, quello al voto.

Secondo punto. I giudici di Strasburgo estendono il loro esame anche ad un paio d’anni prima e si chiedono se “la legge numero 165 del 2017, impedendo agli elettori di votare nel sistema proporzionale per una lista o coalizione diversa da quella scelta nel sistema maggioritario e attribuendo automaticamente il voto espresso nel sistema maggioritario alla lista o coalizione corrispondente nel sistema proporzionale, ha violato il diritto dei ricorrenti (e quindi di tutti i cittadini, ndr) di esprimersi liberamente sulla scelta del corpo legislativo in libere elezioni”.

Terzo punto. La Corte vuole ancora sapere se i cittadini hanno la possibilità di introdurre un ricorso “effettivo” davanti alle istanze nazionali – come prevede l’articolo 13 della Convezione europea per i diritti umani – e se ritengono violato il loro diritto a libere elezioni.

Domande da ‘novanta’.

Intanto i ‘Meloni boys’ usano – in perfetto stile Pozzolo di Capodanno – il revolver ‘Premierato’ per ammazzare la democrazia.

O, appunto, quel po’ che ne resta sul campo…


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