EFFETTO ‘CALCIOMANIA’

Il terzo millennio dell’umanità ‘perfeziona’ l’opaca centralità del calcio, di sport degenerato rapidamente, con acrobatica connessione del binomio evoluzione-involuzione, vero esempio di un brutale change in sintonia con l’avidità di stagioni terrestri caratterizzate  dal cinico profitto ad ogni costo, che  ha relegato in soffitta, tra i cimeli del passato remoto, le origini del football, la funzione sociale del dilettantismo di chi lo ha offerto al popolo come momento ludico,  di lieta spensieratezza e stimolante competitività. Prime manifestazioni del protocalcio nel regno dei Maya, nell’antico Messico, in Estremo Oriente: nel 25esimo secolo a.C., l’imperatore cinese Xeng obbligava gli uomini dell’esercito a praticare il Tsu-Chu, gioco del possesso di un oggetto sferico, molto simile a un pallone di oggi.   Mille anni più tardi in Giappone fu popolare il Kemari, il ‘calcio’ a un pallone in pelle Nel 1000 a.c. in Grecia fu in auge l’epìskyros e a Roma l’hairpastum, antesignani del primitivo sport delle pedate. I romani l’esportarono in Inghilterra, dove il 26 ottobre del 1863 ebbe i natali il moderno gioco del calcio, il ‘più grande spettacolo del mondo’. Nella stagione del Rinascimento lo introducono in Italia i Medici e Firenze ne diventa capitale. Passo dopo passo, il calcio, mai esondato dall’obiettivo primordiale di deviare l’attenzione popolare da limiti e carenze di chi governa, assume ruolo e immensa popolarità, ma anche straripante dimensione finanziaria. Le stagioni di mecenati per passione, di Moratti, Achille Lauro, sono solo motivo di nostalgia per il passato prossimo. Il football del terzo millennio è business miliardario, preda di emiri, nababbi Usa, straricchi cinesi, è operazioni di ‘mercato a sei zeri, investimenti stratosferici per ottenere proficui ritorni d’immagine: inevitabile piombare nel baratro della corruzione, delle lotte di potere, di falsi in bilancio, scandali, che coinvolgono i vertici delle Federazioni, le società, i giocatori, e divaricano la distanza tra club straricchi e calcio ‘minore’. Di che meravigliarsi se il giovo (gioco?) gode di smisurati spazi e attenzione permanente dei media? È l’oppio dei poveri, come l’ha definito Carlo Marx. A latere il ‘caso Napoli’, che appena a ridosso dei guai giuridico-finanziari di storici club come la Juventus, l’Inter, è soggetto di complessa quanto problematica attualità. È sontuoso il benefit economico per De Laurentiis che, interessato ad accrescere il ‘tesoretto’ accumulato con acquisti e vendite di giocatori, provoca il viale del tramonto del Napoli (scudetto-bassa classifica da un anno al successivo) con la possibile  conclusione di un “sì”, lautamente remunerato, all’esplicito interesse di Paperoni arabi per il Napoli calcio e il Rinascimento della città in pieno boom.


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