Tutto va ben, tutto va ben…

Ego vos absolvo: quinque Ave Maria, e tre Pater Noster, ite in pace filii mei. Allora baci e abbracci Santanché-Salvini, salvi per opera e virtù di un Parlamento ipocrita, innocentista a dispetto di inconfutabili verità. Manca la standing ovation di Montecitorio al capolavoro della partitocrazia, che siede a Palazzo Chigi grazie all’ipnotico assenteismo degli italiani democratici, ma è comunque festa per l’assoluzione di due ministri che sono all’attenzione della magistratura. Non c’è proprio traccia, invece, di mozioni di sfiducia per il ministro Sangiuliano, gaffeur seriale, primo attore della farsa l’uomo giusto al posto giusto, dispensatore di ruoli prestigiosi ad amici e affiliati. Il suo ultimo exploit: in corso di elogi per la nuova passeggiata archeologica romana dei Fori Imperiali, ha declamato questa sentenza geostorica da profondo conoscitore del mondo: “Se pensiamo a Londra pensiamo a Times Square” (che è una nota piazza di New York). “Errore per l’emozione del solenne momento” ha commentato il ministro della cultura, non nuovo a stati di confusione geografica. Egli ha nel proprio history book ben altro. Appena insediato, per allietare la Giorgia premier non esitò a etichettare il sommo Alighieri come poeta di destra. E come dimenticare il ‘caso’ del Premio Strega? Cooptato nella giuria ammise di non aver letto i libri in competizione, da giudicare e da lui votati. Altra gaffe: Sangiuliano afferma che una mostra nel museo fiorentino degli Uffizi, “Da noi (plurale majestatis, tipico del Ventennio) inaugurata insieme al presidente del Senato La Russa (nonché Benito, noto esponente della cultura nazionale!)  supera il traguardo dei 300mila visitatori”. Balle, 300mila sono i visitatori degli Uffizi, attratti dalle opere di Leonardo, Giotto, Caravaggio, non della mostra, che tra l’altro era gratuita. Altre amenità di Genny: da destrorso patriota, dice che “usare parole straniere è da radical chic”» (radical chic? Boh?). E con un Twitter: “Villa Verdi all’asta, si muove il governo” a cui aggiunge: “Patrimonio da tutelare”. Si risponde da solo: “Condivido le sue parole”, ovvero è Sangiuliano che condivide Sangiuliano e si dà del lei. Meraviglioso. Niente male l’intesa con la Giorgia premier che nomina come propria consulente musicale la direttrice Venezi, meloniana a tutto tondo, contestata a Palermo da alcuni musicisti per mancata sintonia con lo spartito, proposta per incarichi prestigiosi. Trentamila mila euro all’anno per lei, direttrice d’orchestra, figlia di Gabriele Venezi, immobiliarista, che è stato dirigente nazionale dell’organizzazione neofascista Forza Nuova negli anni 2010. Dei 360 mila euro all’anno spesi in consulenze dal ministero guidato da Sangiuliano, 130 mila euro, cioè più di un terzo dell’intero budget, servono a pagare lo stipendio di un unico consigliere, Giorgio Carlo Brugnoni, che non ha competenze culturali ma è un economista. In perfetto ‘Ventennio? Sangiuliano strappa il microfono di mano a un giornalista dell’Ansa che gli chiedeva di definirsi antifascista, a differenza del fraterno amico La Russa. Sul cinema: “Basta fondi ai film di sinistra. La Rai deve produrre fiction sulla Fallaci e su Montanelli”. Non sa che su Oriana ne è già stata prodotta una (nel 2015), e che RaiPlay è piena di contenuti su Montanelli. “Allora bisogna fare un film su Pirandello!”, che è il film più visto nei cinema, in quei mesi, proprio su Pirandello, “La stranezza” di Roberto Andò, con Toni Servillo e il duo Ficarra/Picone.


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