PENTITI & MONNEZZE / OGGI SANDOKAN. 30 ANNI FA GIA’ “PARLAVA” IL CUGINO…

L’ultimo dei pentiti, Francesco Schiavone, alias Sandokan.

Paginate di titoli su giornali e aperture tivvù, la parola ai camorrologi di turno e ora tutti pronti a pendere dalle labbra dell’uomo che svelerà le connection tra politica, camorra & affari e poi spiegherà al mondo il mega business dei rifiuti super tossici.

Urrà.

Peccato tutti dimentichino che la fila dei ‘pentiti’ e collaboratori di giustizia, proprio su questo maleodorante e arcimiliardario traffico, è lunga mezzo chilometro.

Carmine Schiavone. In apertura Sandokan

Ad aprire le danze fu, quasi trent’anni fa, proprio suo cugino, Carmine Schiavone.

Ecco cosa ha scritto, tanti anni fa, la ‘Voce’: “Le prime verbalizzazioni di Carmine Schiavone, il cugino di Sandokan che inizia a collaborare nel 1995, risalgono all’anno successivo. Sono finite nei cassetti degli inquirenti, secretate dalla Commissione Antimafia e da quella sul Ciclo dei rifiuti che hanno regolarmente insabbiato e coperto”.

E dopo tanti anni, per la precisione nel 2015, don Carmine tornò prepotentemente alla ribalta. La lingua gli si sciolse di nuovo, lo intervistarono giornali e tivvù: “ricomincia a parlare – scriveva la Voce – di rifiuti tossici e anche nucleari, di localizzazioni precise. Inizia a far nomi e cognomi e fa intendere di avere ancora una grande mole di documenti esplosivi”.

A pochi giorni da quelle promesse di fuoco, ecco che una bella mattina, nella sua campagna, si arrampica su un pero e ‘cade’.

Sfortuna nera o lo aiutò una ‘manina’?, si interrogò la Voce.

Peccato.

Ma le prime, esplosive rivelazioni sono ancora più vecchie, e risalgono addirittura a fine anni ’80, per la precisione al 1989.

Quando inizia a ‘parlare’ uno che di monnezze se ne intende, un imprenditore dell’agro casertano, la terra dei Casalesi: si tratta di Gaetano Vassallo, del quale la Voce traccia un identikit in un grosso reportage di marzo 1991, “Tutte le strade portano a RONA”, dove per la prima volta compare il nome di un altro ‘colletto bianco’ dei Casalesi, l’avvocato-imprenditore Cipriano Chianese. Il quale solo dopo molti anni verrà indagato e poi arrestato dalle forze dell’ordine e gli verrà confiscato un patrimonio allora arci-miliardario.

Del resto, dopo quelle ‘storiche’ (perché furono le prime) verbalizzazioni, Vassallo tornò libero come un fringuello e continuò per anni a trafficar monnezze del tutto indisturbato.

La catena dei ‘pentiti’ non è finita qui.

Un altro che ha riempito chili di carte con le sue verbalizzazioni (anche queste tra le prime) fu Nunzio Perrella. Ecco cosa dettagliò la Voce: “Pentito di camorra, Perrella appena uscito dal programma di protezione comincia a parlare come un fiume in piena. Parla di magistrati e forze dell’ordine collusi e dice: ‘La camorra ha fatto il suo e ha pagato. Perché non pagano anche gli altri?’”.

Tanti i pezzi, appunto, scritti e pubblicati dalla Voce nel corso degli anni. Di seguito ve ne proponiamo due. I TRAFFICI DI RIFIUTI SUPER TOSSICI DALL’ACNA ALLA CAMPANIA INFELIX del 1 dicembre 2015” e AGROMAFIE – QUEI PATTI CRIMINALI CON LO STATO del 3 aprile 2016.

Ma eccoci alla ciliegina sulla torta.

Pasquale Scotti

Ricordate, anni fa, quando venne rintracciato in Brasile, braccato, arrestato e poi estradato in Italia Pasquale Scotti, una delle prime rosse di camorra? L’uomo di tutti i segreti e di tutti i misteri (Calvi, Moro, Cirillo)?

Ne avete più sentito parlare, dopo le tante fanfare e i tanti proclami di grandi verità prossime ad essere disvelate? Un silenzio che più tombale non si può.

Zero assoluto.

 

 

 

Ecco un paio di articoli pubblicati dalla Voce  CAMORRA, POLITICA & SERVIZI – SE ORA PARLA PASQUALE SCOTTI del 28 maggio 2015

e STA PER TORNARE IN ITALIA IL SUPERLATITANTE SCOTTI / FARA’ LUCE SUI GIALLI MORO, CALVI E CIRILLO? dell’8 febbraio 2016.

E allora, sorgono spontanei alcuni interrogativi terra terra.

Cosa pensate mai che tirerà adesso fuori, dopo oltre mezzo secolo di galera, Sandokan?

E come mai le verità raccontate decenni fa da suo cugino, allora realmente esplosive perché avrebbero permesso di evitare la ‘strage’ della Terra dei Fuochi, non sono mai state utilizzate, anzi totalmente e colpevolmente insabbiate?

Così come quelle raccontare da Vassallo e Perrella?

Sorge un sospetto: vuoi vedere che la magistratura, ora col ‘nuovo’ Sandokan, vuol gettare un po’ di fumo negli occhi per far vedere di esistere?

Una sorta di sceneggiata postuma?

I responsabili ‘politici’ e non solo l’hanno fatta franca per tanti anni e hanno goduto di quegli sporchi profitti lucrati sulla pelle di tanti cittadini e bambini morti per tumore in quelle terre martoriate: pensate che adesso, ultraottantenni, paghino il fio?


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