MA QUALI TEST! IL CRAC GIUSTIZIA E’ ULTRATRENTENNALE

Ha perfettamente ragione il procuratore capo di Napoli (e per anni di Reggio Calabria) Nicola Gratteri quando dà il suo parere sui test psico-attitudinali invocati dal governo sfascista per i magistrati.

Ok, facciamoli per i magistrati e per tutti coloro i quali ricoprono incarichi fondamentali nella vita pubblica. Ben compresi i test antidroga, e sull’etilismo, visto che prendere importanti, vitali decisioni sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o da ubriachi non è proprio il massimo.

E questo vale per i medici in sala operatoria e non solo, che hanno nelle loro mani la vita dei pazienti.

E questo vale per gli amministratori di società pubbliche, i quali gestiscono grossi flussi di danari pubblici e anche il futuro socio-economico del paese.

E questo vale ovviamente per i politici che siedono in Parlamento, ogni giorno alle prese con leggi e provvedimenti che segnano il destino del Paese.

E per tutti gli amministratori regionali, comunali e via di questo passo dalle cui decisioni dipende il futuro di tanti territori.

Insomma, che test attitudinali siano, per il bene di tutti i cittadini. Ovviamente anche chi guida un treno o un autobus deve affrontarli, e forse già oggi è così. Se non lo è, ben vengano.

Comunque pensano lorsignori, gli sfascisti al governo, di risolvere il problema- giustizia in questo modo? Poveri noi… Ma ecco pronta la risposta: entro l’estate – assicura il Guardasigilli Carlo Nordio – metteremo mano finalmente alla separazione delle carriere, la seconda soluzione taumaturgica. Altra pia illusione…

Il problema è gigantesco, ultradecennale, e certo non lo possono lontanamente risolvere due ‘ritocchini’, due ‘finte’ come quelle prospettate che lasciano tutto come prima, e peggio di prima, perché nel frattempo passano gli anni e si getta solo fumo negli occhi dei cittadini presi per i fondelli l’ennesima volta: e soprattutto su un terreno così delicato come quello della giustizia.

Partiamo da una premessa per poi passare al sodo.

La sede del CSM. In apertura Nicola Gratteri

Parliamo di magistrati e di test psico-attitudinali. La pseudo-riforma, comunque, prevede che siano gestiti dal ‘Consiglio Superiore della Magistratura’, il CSM, composto per i due terzi, come tutti sanno, da magistrati. Una contraddizione palese, un conflitto d’interessi macroscopico: come si può affidare al CSM – peraltro totalmente screditato – un compito del genere?

Come incaricare Dracula di gestire la banca del sangue.

Ma il toro, come si suol dire, va preso per le corna.

E bisogna partire da un dato ormai storico, o almeno ‘storicizzato’ in quest’ultimo trentennio e passa.

L’abbiamo scritto più volte e lo ribadiamo ancora: il funerale della giustizia in Italia è stato celebrato esattamente 32 anni, coincidendo con quelli di Paolo Borsellino, ammazzato dallo Stato in via D’Amelio. Così come era successo poche settimane prima a Capaci e la morte di Giovanni Falcone.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Loro due, gli ‘eroi’ che avevano solo voglia di estirpare la mafia e soprattutto i suoi lunghissimi tentacoli politici e affaristici, sono stati eliminati per dare un preciso segnale a tutti i colleghi: chi solo sfiora quei fili muore, chi osa alzare il velo sugli indicibili e intoccabili rapporti tra mafie, politica e imprese di riferimento (con l’ottimo condimento dei Servizi segreti, altro Stato, e massoneria deviata) fa e farà la loro fine.

Capito?

Ancora in questi giorni continua il processo per il depistaggio sulla strage di via D’Amelio a Caltanissetta, con i tre poliziotti alla sbarra. Pensate che salterà fuori qualcosa sotto il profilo ‘giudiziario’? Un bel niente.

Resta solo la realtà ‘storica’ di un colossale Depistaggio di Stato, la dimostrazione palese che quei due magistrati davano fastidio, erano dis-organici al Sistema e per questo ‘Dovevano Morire’.

Così come ‘Doveva Morire’ Aldo Moro, perché dava fastidio il suo compromesso storico con gli odiati comunisti guidati da Enrico Berlinguer. E l’hanno ammazzato ‘materialmente’ le Brigate Rosse, eterodirette (oltre che infiltrate fin da subito) da Servizi (i nostri e la CIA) dei due eterni alleati, Italia e Usa.

Così come doveva morire Ilaria Alpi, sempre via Servizi e ‘Stato’, perché aveva scoperto troppo sui traffici di armi e rifiuti tossici che tiravano in ballo i vertici del nostro paese. E così va in scena un altro colossale Depistaggio di Stato.

La sequela di casi clamorosi, come quelli appena citati, e altri meno, fino alle vicende di ordinaria follia giudiziaria, è interminabile: e ormai ‘fisiologica’ (nella sua patologia), perché va appunto avanti da oltre un trentennio.

Una parentesi, prima di tornare al ‘tragico’ oggi.

Prima di quello spartiacque Falcone-Borsellino, le cose andavano in modo diverso. Esisteva il senso della giustizia, lo potevi sentire, lo annusavi nell’aria.

Franco Roberti

Facciamo solo un esempio che conosciamo bene: il caso Monteruscello, la Pozzuoli bis realizzata nel dopo terremoto del 1980 in Campania. Ebbene, una maxi inchiesta portata avanti da tre magistrati coraggiosi (Luigi Gay, Paolo Mancuso e Franco Roberti) riuscì a scoperchiare un autentico Vaso di Pandora: ossia i rapporti organici tra alcuni pezzi da novanta della prima repubblica e il fior fiore dei clan della camorra, con la copertura di svariate imprese mattonare partenopee e nazionali. Una vera Tangentopoli ante litteram: solo che all’epoca intervenne il procuratore capo di Napoli a ‘silenziare’ tutto, avocando a sé e archiviando il tutto in istruttoria!

Ma la voglia di fare inchieste, indagini, allora c’era, in tanti magistrati che davano speranze concrete di verità & giustizia ai cittadini.

Dopo il tritolo di Capaci e via D’Amelio è finito tutto. Ne hanno ammazzati due per ‘normalizzare’ tutti i colleghi (tranne rare mosche bianche, come Gratteri).

Avete memoria di qualche grande mistero ‘risolto’ in un’aula di giustizia?

Zero assoluto.

Perché è stato sancito un tacito (ma neanche poi tanto) accordo tra i due grandi interlocutori, magistratura e politica: non disturbiamoci, non pestiamoci i piedi, facciamo i nostri affari.

In soldoni, una ‘collaborazione scientifica’, un patto vero e proprio: alla faccia di quel che appare, le liti tra le due fazioni, le ripicche, gli attacchi solo e unicamente di facciata.

Una vera sceneggiata alla napoletana: la magistratura fa ogni tanto la grancassa su questa o quella inchiesta, poi tutto finisce in gloria, con vagonate di soldi pubblici sperperati e i veri responsabili (politici, mafiosi, faccendieri) liberi come i fringuelli e con il bottino intatto (caso mai una confisca che dopo qualche anno viene revocata, come è appena successo giorni fa a un gruppo imprenditoriale che inquinava in provincia di Napoli).

Fanno quindi ridere (per non piangere) tutti quelli che parlano di trentennale conflitto tra magistratura e politica: è bastato dare in pasto il Berlusconi di turno per ingannare tutti. Perché la realtà, documentata dai fatti, è tutta un’altra: tra magistrati e politici tutto fila liscio come l’olio, ognuno fa gli affari suoi, la Kasta in toga continua a ingrassare, come i politici, che fanno i soldi con la pala e sono anche totalmente ignoranti (almeno trent’anni fa un minimo di ‘visione politica’ l’avevano, vivaddio!).

E quei fessi che denunciano questo vergognoso andazzo?

Bastonati, colpiti e silenziati.

Come capita ai pochi siti contro corrente, ai pochi reporter che hanno ancora il coraggio di scrivere e denunciare a loro rischio e pericolo.

A noi, che da 40 anni cerchiamo di fare il nostro mestiere e subiamo una condanna come quella nel processo contro la WADA per il caso Schwazer: colpevoli per aver raccontato la verità con 4 anni di anticipo!

Ai confini della realtà.

Ma ne potrete leggere e rileggere delle belle tra qualche giorno, proprio in occasione del 40 esimo compleanno della Voce

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