CONTRO LE ‘PREDAZIONI’ DI MELONI & C. / AVANTI, MIEI PRODI

Il vino, come tutti sanno, invecchiando dà il meglio di sé.

Raramente capita tra i politici di casa nostra, sempre fermi, inchiodati sulle loro posizioni (e poltrone), anche le più indifendibili.

Ma ogni tanto vola una mosca bianca. E val la pena di afferrarla al volo, per ascoltare quel che dice.

E’ successo ieri sera nel corso di un ottimo ‘Otto e mezzo’ (raramente capita) dove ha risposto ad una buona sfilza di domande poste dalla padrona di casa, Lilli Gruber, e dalla notista politica del ‘Corsera’, Monica Guerzoni, l’ex fondatore dell’Ulivo, Romano Prodi.

Lucidissimo, votato al sano realismo, pragmatico al punto gusto ma estremamente sensibile ai temi della giustizia sociale, l’ex premier ha impartito una vera lezione politica che nani e ballerine, i quali attualmente popolano il penoso teatrino della nostra politica – uno sciatto avanspettacolo -, farebbero bene a tenere in considerazione. Anche se, visto il livello, forse poco capirebbero…

Del resto i media non fanno certo meglio. Poche e risicate riprese di quotidiani e tantomeno tivvù: per confermare, ancora una volta, l’encefalogramma ormai piatto dell’informazione di casa nostra, totalmente omologata e cloroformizzata.

Ma entriamo nel merito e scorriamo, tema per tema, i passaggi salienti dell’intervista.

 

Giorgia Meloni e Matteo Salvini

GIORGIA MELONI – Circa l’abbraccio con Matteo Salvini dopo le parole del capo Lega sull’elezione di Putin: “L’abbraccio di una mamma o una zia al figlio o al nipote discolo, come a dirgli affettuosamente ‘non rompermi troppo le scatole, tanto qui comando io’”.

Sta tenendo i piedi in due staffe, soprattutto in Europa. Ursula von der Leyen per essere rieletta cercherà ovviamente anche i suoi voti, e lei glieli darà a pagamento, perché è pur sempre l’amica di Orban”.

A pagamento? chiedono le due interlocutrici.

“Certo, non si fa mai niente per niente. Non troverete mai un accordo scritto su carta, sono le trattative dell’ultimo momento, che prevedono un ovvio scambio, un paio di Commissioni europee di peso e il gioco è fatto”.

Direi che la Meloni sta stipulando un contratto assicurativo con von der Leyen. O se vogliamo dirla in termini più crudi, sta facendo da utile ruota di scorta”.

Ce la farà von der Leyen a riottenere la poltrona di Commissario Ue?, chiedono.

Certo, ce la farà. Gli ultimi mesi sono stati un vero spettacolo, ha abbracciato tutti ma non ha fatto nulla. Vuole mantenere lo status quo, riprodurre la struttura esistente, con l’accordo tra Partito Popolare e Socialisti, la formula Ursula. Sarà rieletta ma non vuol dire che sarà votata con entusiasmo. Ci sono tanti leader che passano tra il minor scontento possibile…”.

 

LA GUERRA IN UCRAINA. “La chiamata alle armi della UE? Una cosa ridicola. Le parole di Macron sono del tutto inutili, quando sa bene che l’80 per cento dei francesi è contro la guerra e ogni tipo di intervento diretto. L’unica via è il negoziato, bisogna trattare. E come si può arrivare a un accordo? Solo se l’accordo passa per chi ha il potere oggi, gli Stati Uniti e la Cina. Negli ultimi dieci anni la Cina è cresciuta di una Russia all’anno, e la Russia riesce a sostenersi grazie all’aiuto di Cina, India e dei paesi alleati (attraverso l’organizzazione ‘BRICS’, ndr). Insomma, decide chi ha il bastone del comando”.

L’EUROPA – “Mi spiace dirlo, io sono un europeista arci convinto, ma oggi l’Europa non conta quasi niente. E meno che meno il nostro Paese che con la Meloni continua a prendere ordini dagli Stati Uniti e dalla Von der Leyen. La difesa europea?

Una roba da ridere, siamo 27 paesi ognuno con un esercito, ognuno con le sue regole, ma qui il bastone ce l’hanno in primo luogo la Francia, l’unica che ha l’arma nucleare, e poi la Germania. Sono solo loro che possono decidere qualcosa. Ma non vedo il barlume di una politica autonoma dell’Unione europea, un guizzo diverso…”

 

Mario Draghi

MARIO DRAGHI – Si parla di ritorno in Europa, gli viene chiesto, come presidente del Consiglio Ue e della Commissione Ue. “Il problema è se lui si vede in quel ruolo. Ma le scadenze sono vicine e se non fa sapere quel che vuole fare… E poi, pensate mai che i tedeschi mollino quella poltrona? E, ripeto, non so proprio se lui ne ha voglia…”.

 

 

 

GAZA – “Il conflitto deve cessare, non ci sono dubbi: ma ci vuole una prospettiva concreta, è questo il grande problema. La soluzione ideale sarebbe quella dei 2 stati, ma ci sono troppi ostacoli. Le altre soluzioni, tipo una Striscia di Gaza fatta a pezzettini e controllata dall’esercito israeliano, provocherebbero dopo un giorno scontri ancora peggiori. Vedo praticabile soltanto un’iniziativa dei paesi arabi, appoggiata dall’occidente, per far in modo che l’autorità palestinese diventi più forte e credibile, e possa prendere in mano l’iniziativa. Ma ancora una volta noto una mancanza totale di una vera iniziativa europea e anche italiana, perché per la miseria siamo al centro del Mediterraneo. E invece, niente! La Meloni va con von der Leyen in Egitto a portar soldi e cosa si ottiene? Poi il Piano Mattei per l’Africa: bei progetti, ma senza soldi! E quindi senza alcuna prospettiva. Tanti anni fa sono stato commissario Onu nel Sahel e proponemmo università miste tra il nord e il sud, altri tempi…”.

 

IL GENERALE VANNACCI – “Un ragazzo un po’ impulsivo. Se vogliamo un’Europa di saltimbanchi allora va bene. Lui ha anche parecchi problemi tra i suoi (nell’Esercito, ndr). E poi diciamo che in mezzo mondo ci prendono in giro…”.

 

LE TASSE – “Mi spiace veder tirare in ballo il ministro Padoa Schioppa e le sue ‘tasse bellissime’. Una figura retorica non compresa, ma la sostanza era vera e giusta: per quale motivo dobbiamo negare il diritto alla salute e alla casa al 95 per cento dei cittadini perché il 5 per cento non le paga? Il messaggio era giusto. Mentre oggi i peccati di evasione vengono perdonati senza neanche confessarsi! E questo governo ha già fatto 13 mini condoni…”.

Elly Schlein

ELLI SCHEIN – Come mai le ha rimproverato la candidatura alle Europee? “Non mi riferivo solo a lei, ma anche alla Meloni e a tutti quelli che si candidano e sanno già bene che non ci vanno, in Europa. E’ un vero insulto ai più elementari principi della democrazia la candidatura multipla. E poi ci lamentiamo che i cittadini non vanno a votare e cresce l’astensionismo: per forza, se ti presenti per finta!”.

 

 

 

IL CAMPO LARGO – “Mi pare proprio che oggi c’è una vera corsa a perdere. Basta vedere gli ultimi accordi o trattative per le amministrative. Al centro devono stare i temi, i problemi veri dei cittadini, la salute, la casa, il lavoro: su questi punti si deve lavorare e lavorare, per trovare la quadra. Il Federatore? Viene dopo: se ci si presenta agli elettori con programmi, idee, proposte concrete, e candidati seri e credibili, poi si vedono i voti raccolti, e chi ne ha di più ottiene la leadership: è un principio minimo della democrazia, lasciate ai cittadini di scegliere!”.

 

LA CONCLUSIONE – “Vedo in queste settimane, in questi giorni una brutta aria. La vicenda di Bari dove il governo entra a piedi uniti a poche settimane dal voto con accuse di tale pesantezza; a Bologna il ministro contesta i 30 chilometri decisi dall’amministrazione; la brutta storia dell’AGI che sta per passare sotto il controllo di Angelucci che è un parlamentare di estrema destra; la Rai dove sta cambiando il clima così come in molta informazione; e poi la ciliegina del premierato. Sono tutte cose che ci fanno vedere come la destra al governo in questi mesi sta mettendo le mani dentro lo Stato, occupandone intere fette”.

 

Un discorso perfetto, che non fa una grinza. Da vero leader per una sinistra che si è ormai sgretolata e ridotta in macerie.

Peccato solo che né Gruber né Guerzoni non abbiano rivolto al ‘rinato’ Prodi una domandina un po’ pepata: lei ha qualcosa da rimproverarsi – soprattutto alla luce di quel che ora sostiene – per quanto fece soprattutto come presidente dell’IRI quando vennero ‘svenduti’ i gioielli di casa Italia, della nostra industria pubblica? E poi quando da premier, per fare un solo esempio, sponsorizzò quel TAVmangia-miliardi pubblici e al centro di tutte le corruzioni possibili e immaginabili?

Immaginiamo già un risolino sornione senza risposta…

P.S. Titoliamo questo nostro pezzo ‘Avanti, miei Prodi’. Proprio come avevamo già fatto in passato ben due volte, per la precisione a febbraio 2005 e ad aprile 2013: allora in senso ‘negativo’ perché documentavamo appunto i ‘saccheggi’ dell’erario pubblico anche via Prodi. Scordammoce ‘o passato (ma fino a un certo punto): e ora celebriamo il ‘nuovo’, ‘saggio’ Prodi.

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