FEDERICO RAMPINI / ERRORI, ORRORI & OMISSIONI SULLE PRESIDENZIALI USA

Ora sulle onde della sempre accogliente ‘La7’ griffata Urbano Cairo va in scena l’imperdibile Verbo del Maestro di Giornalismo Estero, il Vate di tutti Super Reporter, il Maxi Inviato A Vita negli Usa, al secolo il bretellato numero due (dopo la firma di ‘peso’ Giuliano Ferrara) Federico Rampini.

Il suo fresco programma si intitola ‘Inchieste da fermo’, un must per i cultori dell’ovvio ‘aggratis’.

Un ovvio che però lo chef-news a stelle e strisce, ormai, riesce a farcire di ignoranza crassa (e voluta) su alcuni fatti a lui forse scomodi, sempre genuflesso davanti al potere Usa. Per la precisione, la (voluta, bis) non conoscenza e divulgazione di vicende che sarebbe fondamentale far sapere ai telespettatori affinchè si possano formare un’opinione compiuta.

Prediamo un tema che sta anticipando con dei trailer ad hoc. La bollente campagna elettorale per la corsa alla Casa Bianca e le presidenziali novembrine.

Anticipa il tema nel corso di un ‘Otto e mezzo’ griffato Lilli Gruber, sempre via ‘La7’.

Nel suo magistrale (nel senso di ‘cattedratico’) intervento solleva dubbi sulla capacità del Partito Democratico yankee di gestire questa delicatissima fase, anche per l’impatto che comporta in tutto il mondo. In particolare, “mette in risalto – come sottolineano gli esperti – la mancanza di un vero establishment di partito, la mancanza di un chiaro successore e la paura di ammettere gli errori commessi nel permettere a Biden rimanere nel suo ruolo”.

Robert Hur. Sopra, Federico Rampini

Un Joe Biden, come tutti ricordano, appena ‘azzoppato’ dall’ordinanza emessa dal procuratore speciale Usa Robert Hur, che lo ha ‘assolto’ sotto il profilo penale ma distrutto ‘politicamente’, definendolo “un uomo anziano con dei grossi problemi di memoria”. E, come sanno tutti, gli elettori Usa sono molto ‘sensibili’ ai problemi di salute (e quindi di piena capacità di intendere e volere) dei candidati alla Casa Bianca.

Ma veniamo al nocciolo.

Nel trailer che preannuncia il prossimo scoop mondiale, degno di una nomination per un quasi certo ‘Pulitzer’, ecco le parole del Maestro: “I cittadini della più antica liberal democrazia mondiale per la corsa alla Casa Bianca devono scegliere tra un deficiente e un delinquente”.

Ecco l’amletico dubbio che – stando al Rampini Pensiero – attanaglia adesso tutti i cittadini americani!

Partiamo da una modesta premessa. Forse il Nostro ignora che quella ‘più antica liberal democrazia’ ha storicamente cercato di ‘esportarsi’ a botte di invasioni, massacri, stragi, bombe, tank, missili e tutto quanto più consentire la più potente macchina (e industria) bellica del mondo. Tanto per intenderci.

Così come la quarantina abbondante di focolai di guerra sparsi per tre quarti del mondo sono griffati Usa, Casa Bianca.

Capito?

Donald Trump

Ma entriamo appena nel merito nella singolar tenzone di novembre Biden-Trump, a meno di clamorosi colpi di scena (fanno fuori Donald Trump prima del voto, sostituiscono in corsa Biden con la vice Kamala Harris o, in via molto subordinata, Michelle Obama, la consorte dell’ex presidente Barack).

E, soprattutto, esaminiamo le definizioni affibbiate dal Vate, quelle di ‘deficiente’ e di ‘delinquente’.

Non occorrono né uno psichiatra né uno 007 per capire senza effettuare sforzi troppo titanici che il Nostro (Maestro Rampini) prende un granchio da mille e una notte: forse uno di quelli geneticamente modificati che hanno imperversato la scorsa estate sulle coste adriatiche. Ma cento volte più grosso.

Esaminiamo un momento il profilo dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

Che sia totalmente rincoglionito (ormai un ‘deficiente’, quindi), non serve la zingara o uno allievo di Freud, appunto, per accertarlo; ma basta scorrere le centinaia di pagine del ‘Rapporto Hur’ per leggerne di tutti i colori ed essere immediatamente percorsi da brividi di terrore al solo pensiero che un altro mandato presidenziale possa finire nelle mani dello squilibrato ‘Sleepy’ Joe, pericoloso per le sorti del mondo, come un perfetto ‘Dottor Stranamore’ del capolavoro di Stanley Kubrick.

Fosse solo così saremmo, comunque, in un brodo di giuggiole. Perchè soltanto per carità di patria Hur glissa sul resto, ossia la sfilza di reati commessi da Biden soprattutto quanto era il vice di Barack Obama.

Mette nero su bianco Hur: “Inutile mandarlo a processo per quei reati. Lo assolverebbero, perché lo giudicherebbero incapace di intendere e volere”.

Eppure, sulla prossima poltrona presidenziale rischia sul serio di (ri)sedersi un ‘criminale’ di grosso spessore.

Hunter Biden

Come ampiamente dimostrano le combine miliardarie messe a segno in combutta con il figlio prediletto Hunter Biden proprio nei famigerati anni della vicepresidenza alla Casa Bianca, e da mesi al vaglio di una Commissione speciale del Congresso Usa, costituita troppo tardi, quando – come si suol dire – i buoi erano già abbondantemente usciti dalla stalla (ed è forse tardi, e soprattutto imbarazzante, cambiare il cavallo in corsa).

Il riferimento, ovvio, è ai maxi business in Cina e in Ucraina della dinasty presidenziale. Più volte denunciati anche dall’anchormen Tucker Carlson di ‘Fox News’, e proprio per questo licenziato dalla tivvù griffata Rupert Murdoch.

E sui quali la ‘Voce’ ha scritto negli ultimi anni decine e decine di articoli e inchieste.

Basta consultare l’archivio della Voce per rendersene conto; andando alla casella CERCA in alto a destra della nostra home page, e digitando HUNTER BIDEN e/o JOE BIDEN: ne troverete a bizzeffe.

Ma queste cose Alice-Rampini non le sa.

Preferisce ignorarle.

E quindi non farle sapere alle maree dei suoi fans.

Che però non stanno ‘fermi’, come le sue ‘inchieste’ (sic): ma possono andare in rete, visitare siti e blog di vera contro-informazione (l’unica vera informazione che resta sul campo) e capire chi sono i ‘deficienti’ e chi sono i ‘criminali’.

E quali gli ‘ignoranti’.

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