LEZIONI PERUGINE / COME AMMAZZARE IL GIORNALISMO D’INCHIESTA

Se i giornalisti d’inchiesta fanno semplicemente (e bene) il loro lavoro per scavare e scovare affari & connection, vengono messi sotto inchiesta e possono finire sotto processo, rischiando fino a 5 anni di galera.

Come sta succedendo per i tre coraggiosi reporter de ‘Il Domani’ (Giovanni Tizian, Nello Trocchia Stefano Vergine) tirati in ballo nella carica degli 800, i presunti spiati eccellenti e non, sotto i riflettori della procura di Perugia.

Nello Trocchia. Sopra, la Procura di Perugia

Se i giornalisti d’inchiesta vengono invece spiati & dossierati (quella volta sì) dai Servizi segreti su input del potere politico, allora tutto finisce in gloria per gli SPIONI, ben coperti dal ‘Segreto di Stato’ avallato regolarmente da tutti i premier: non passano niente e un calcio in culo a tutti gli SPIATI.

Come è successo a noi della ‘Voce’ per una vicenda venuta clamorosamente alla ribalta nel 2008 e un processo, sempre a Perugia, durato anni e anni finito in una bolla di sapone.

In un modo o nell’altro, giornalisti sotto attacco. Soprattutto quelli d’inchiesta: merce rara, ormai quasi introvabile nel nostro panorama mediatico, ormai totalmente omologato e cloroformizzato.

E’ la logica del ‘colpirne uno’ per silenziarne cento.

Metodi che più fascisti non si può.

E non dimentichiamo poi lo strumento ‘legale’ per imbavagliare ciò che resta dell’informazione: le querele temerarie e soprattutto le azioni civili per risarcimento danni che colpiscono sempre più chi resta sul campo.

Come è successo a noi della Voce, costretti esattamente 10 anni fa a cessare le pubblicazioni cartacee per una condanna ‘civile’ (sic) a 69 mila euro di danni. Per non aver scritto altro che la verità incontestabile dei fatti.

E’ da anni che in Italia e da mesi anche al Parlamento europeo si parla di mettere un freno a tutto ciò: ma non succede niente, zero assoluto. Per la totale mancanza di volontà politica trasversale, a tutti i livelli.

Il Potere non ha mai sopportato, non sopporta e non sopporterà mai un reale controllo da parte dell’informazione, penalizzando quindi tutti i cittadini di un sacrosanto diritto.

 

GIORNALISTI E NO

Ma cominciamo dalle news.

La vicenda degli 800 presunti dossierati e spiati oggi ai raggi x della procura di Perugia è ormai nota a tutti.

Venne fuori (e prese le mosse) già alcuni mesi fa con un esposto-denuncia del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sul quale ‘il Domani’ aveva pubblicato un’inchiesta per i compensi che aveva ricevuto dalla società aerospaziale ‘Leonardo’, configurando ciò un conflitto d’interessi non da poco.

Guido Crosetto

Già allora si parlò di un finanziere (il cui nome è poi venuto alla luce, Pasquale Striano) che aveva lavorato sul fronte delle ‘Segnalazioni di operazioni sospette’ alla procura nazionale antimafia. Un ovvio lavoro di monitoraggio che prende in considerazione, appunto, operazioni le quali, per importi e modalità, possono ingenerare dei sospetti: sarebbe strano il contrario, e cioè se un tale lavoro investigativo non venisse fatto.

Oggi quel lavoro, però, dà fastidio ai ‘potenti’, agli ‘inquilini del Palazzo’. E dà soprattutto fastidio che quei dati – reali, quindi veri – vengano alla luce, riportati da che ha il coraggio di farlo, e portati quindi alla valutazione dei cittadini-lettori.

C’è ancora qualcosa di strano in tutto questo?

Strano, anche stavolta, sarebbe il contrario. Che caso mai quei dati venissero usati per altri scopi: per confezionare dossier, per ricattare, per diffamare in modo gratuito.

A poco serve la solita questione della ‘privacy’. Se i fatti sono veri e i personaggi sono pubblici, non c’è privacy che tenga: prevale il diritto dei cittadini ad essere informati. E il diritto-dovere, per i giornalisti, di farlo nel modo più appropriato possibile.

Del resto, per i giornalisti, sia le norme in materia di diffamazione che il codice deontologico prevedono il rispetto di 3 principi inderogabili: la verità dei fatti, l’interesse pubblico a quei fatti, e la continenza espositiva.

E ci pare proprio che quei 3 cardini siano stati pienamente rispettati dai 3 coraggiosi reporter de ‘Il Domani’.

Al contrario, la stampa di destra – in pole position ‘Libero’ e ‘il Giornale’ – non si è fatta sfuggire la ghiotta occasione per mestare nel torbido e sparare titoli totalmente fuorvianti e depistanti, fake news in piena regola del tipo “Vip e politici spiati, la fabbrica dei dossier, ricatti”. Il meglio del non-giornalismo.

Ed hanno la faccia di bronzo, i fascisti al governo, per sparare ad alzo zero.

Maurizio Gasparri

Ecco le fresche farneticazioni del capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, che chiede una immediata e “profonda ispezione” sulla procura nazionale antimafia la quale – secondo il suo Verbo – “oltre a sfornare candidati per la sinistra, dovrebbe essere un organo di estrema garanzia su un fronte delicato per la sicurezza dello Stato. Questa vicenda getta un’ombra su questa fondamentale istituzione”.

Il massimo viene raggiunto da Manlio Messina, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che evoca “metodi sovietici”, parla di un complotto magistratura-stampa contro la destra che vede solo lui, e di “stampa spazzatura” con evidente riferimento a ‘Il Domani’. Proprio lui osa parlare di stampa-spazzatura…

Ai confini della realtà.

Inutile farvi perdere tempo con altre bestialità come quelle che avete appena letto.

Per conoscere meglio i dettagli della non poco intricata vicenda, comunque, vi proponiamo la lettura di un lungo reportage firmato, per il Domani, proprio dai suoi tre giornalisti d’inchiesta, uscito il 2 marzo e titolato Vietato disturbare il potere. Indagati i cronisti di Domani.

 

VOCE, SPIATA 20 ANNI FA E ‘UCCISA’ 10 ANNI FA

Guarda caso, oltre vent’anni fa, è successa una ben più grossa ‘dirty story’ popolata di spioni, 007 dei Servizi, dossieraggi (quella volta autentici), giornalisti e magistrati soprattutto sotto stretta ‘osservazione’, ma anche esponenti di associazioni, alcuni politici ‘scomodi’, attivisti.

L’abbiamo raccontata sulla Voce non poche volte, ma è il caso ora di riassumerla per sommi capi; poi vi invitiamo a cliccare su due link che dettagliano meglio quella incredibile vicenda.

Tra i dossierati, in pole position, c’eravamo proprio noi della Voce, considerati una vera e propria ‘cellula di disinformazione’ e praticamente al vertice di una ‘cupola’ che comprendeva toghe cosiddette, all’epoca, ‘rosse’, nonché alcuni politici non allineati, gli animatori di associazioni ‘di sinistra’.

E guarda caso, l’ordine per le spiate e i dossieraggi partì dal governo Berlusconi nato nel 2001: un centinaio di ‘attenzionati’, infatti, erano bollati come anti Governo, anti Cavaliere, anti Sistema.

Tutta la ‘story’ è venuta alla luce anni dopo, per la precisione a fine luglio 2008.

Ecco come ne venimmo a conoscenza. Alle 7 di mattina ci telefona, con voce quasi tremante, un nostro grande amico e collaboratore storico della ‘Voce’, il politologo inglese Percy Allum. “Avete letto, siamo sul giornale!”.

E infatti, ne ‘La Repubblica’ di quella mattina c’era un grosso richiamo in prima e poi all’interno due fitte pagine e addirittura un grafico, in cui veniva ricostruito il ‘puzzle’ dei sovversivi rossi. Al centro la Voce, e poi tutta una serie di frecce, freccette, diramazioni, nomi, sigle, di tutto e di più a caccia dei rivoluzionari, un vero pericolo pubblico.

Nicolò Pollari

Ecco le tappe successive della ‘story’. Che nasce – incredibile ma vero – dal rapimento di Abu Omar, l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano, il filone investigativo romano e la scoperta, nella capitale, di un archivio segreto del Sismi, all’epoca guidato da Nicolò Pollari.

Di tutto e di più in quell’archivio. E fra le tante carte spuntano decine e decine di dossier, tra cui quello dedicato alla pericolosa Voce, al pericoloso Michele Santoro (che la diresse nel 1979), ai pericolosi Giulietto Chiesa ed Elio Veltri (altre firme storiche della Voce), al pericoloso magistrato Libero Mancuso (più volte all’epoca intervistato dalla Voce) e diversi altri di cui potete leggere nei nostri pezzi.

Quando alla fine la dirty story salta fuori, decidiamo di passare al contrattacco e di costituirci parte civile.

Il processo si svolge a Perugia (perchè allora, come ora, tra le parti vi sono dei magistrati romani, e quindi non può essere quello della capitale il tribunale incaricato) e dura svariati anni.

Il pm (Sergio Sottani) raccoglie una gran mole di carte & documenti non poco bollenti. E riesce a provare, in modo che più dettagliato non si può, la gravità di quei dossieraggi, il pesantissimo intervento del Sismi, il meticoloso lavoro svolto dal bracco destro di Pollari, il fido Pio Pompa, nel preparare quei dossier (coadiuvato anche da alcuni giornalisti-collaborazionisti). E a definire che quell’attività aveva ben poco di ‘istituzionale’, ossia per tutelare supremi interessi dello Stato: ma si trattava di un interesse privato di Berlusconi & C. per colpire i presunti ‘nemici’ politici.

Il tutto – circostanza gravissima – utilizzando fondi pubblici: soldi di tutti i contribuenti per dar la caccia agli ‘avversari’, alle voci contro il Regime!

Per farla breve, a nulla serve il grande sforzo investigativo del pm, che chiede la condanna degli imputati, Pollari e Pompa in primis.

E sapete perché? Per il ‘Segreto di Stato’ invocato dai legali degli imputati e alla fine accolto dal giudice, come ‘scusante’ per ogni cosa, come ‘salvacondotto’ per spioni & C.

Anche gli studenti universitari al primo anno di legge sanno che il ‘Segreto di Stato’ si può invocare solo per gravi motivi, per ragioni che mettono in pericolo lo stesso Stato, soprattutto a livello internazionale. Certo non per beghe private.

Ma tant’è. Perché quel ‘Segreto di Stato’ è stato avallato, ‘certificato’ da tutti i premier che si sono succeduti nel corso degli anni: da Silvio Berlusconi fino a Matteo Renzi, passando per Mario Monti e Mario Draghi.

Cin cin.

Danni civili?

Risarcimenti?

Neanche per sogno.

E invece la Voce è stata ‘uccisa’ (quella storica, cartacea, in vita per 30 anni esatti, da aprile 1984 ad aprile 2014) per NIENTE, per NON AVER COMMESSO IL FATTO, con un colpo di ghigliottina da 69 milioni di euro.

E’ la ‘GIUSTIZIA’ di casa nostra…

P.S. Una nota di pare necessaria. Solo per dire che Nello Trocchia ha iniziato il suo difficile mestiere di giornalista d’inchiesta proprio alla Voce. Sono di fine anni ’90 i suoi primi pezzi, poi le inchiesta, appunto, sempre più corpose per svelare connection tra potere politico e camorra. Lo si capiva fin da subito: un reporter di razza, come pochi. E con una smisurata passione per svolgere il suo lavoro al servizio dei cittadini.

Ecco i due nostri articoli che dettagliano la Voce-Sismi story e un recente pezzo sulle ultime ‘grande’ giudiziarie con un appello per sostenerci.

DOSSIERAGGI ILLEGALI DEL SISMI. A PERUGIA PRESCRITTI POLLARI E POMPA. MA LE PARTI CIVILI CHIEDONO I DANNI, del 18 settembre 2015.

SERVIZI SEGRETI / IN VENT’ANNI IL COPIONE “DEVIATO” NON CAMBIA MAI. DA BERLUSCONI A DRAGHI dell’8 giugno 2022.

E, infine, AUTUNNO CALDO PER LA ‘VOCE’ / I PROSSIMI TRE APPUNTAMENTI GIUDIZIARI & UN APPELLO PER SOSTENERCI   del 14 ottobre 2023.

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