L’OCCULTO DIETRO LE QUINTE DEL SANREMO SHOW

Il rap è musica per modo di dire, quasi un dispetto giovanile alle generazioni che li precedono e pensano che la canzoni da vetrina dell’Italia come ‘Volare’ , “Perdere l’amore”, “C’era un ragazzo che come me” i capolavori di Mia Martini, Paoli, Vanoni, Tenco, Dalla, sono a giusta ragione la magnifica cifra dell’Italia canora, la legittima eredità di ‘O sole mio’, della ‘grande bellezza’ della canzone classica napoletana. Il genere neo melodico e la sua discussa involuzione del rap, sono fenomeni del nulla di significativo che provoca lo stallo creativo delle arti, della pittura, della musica classica e perché no, della sorella meno nobile, nota con l’aggettivo “leggera”. Con enfasi, il mondo del’informazione saluta il tempo del trapasso generazionale che ha governato la scelta di Amadeus, cioè della Rai, di un Festival specialmente attrattivo per gli under 18. Solo loro impegneranno la memoria per ricordare il rap dominante del Sanremo 2024, il “I P’me, I p’te I’pe te” nella lingua napoletana dei chat. In armonia con il titolo di Festival della Canzone Italiana, sono da giuidcare le performance  di Fiorella Mannoia e Roberto Vecchioni, ma anche della giovanissima Mango, ma con una canzone del padre, sensibile musicista scomparso. A molti il semi-rap di Gioeler non è piaciuto, ma di qui ha fischiarlo, perché napoletano…(anche dalla sala stampa!). Il peggio è lo scandaloso ostracismo dei giornalisti, a conferma della responsabilità delle testate centronordiste nell’alimentare il razzismo.  Se Geolier è salito solo sul secondo gradino del podio, deve ringraziare gli inviati del Festival e i social. Il televoto lo ha premiato con il 60 per cento di like, la sala stampa lo ha insulltato con l’1,5 percento di voti. La domanda di un giornalista a Geolier: “Non ti senti a disagio per aver rubato?”. Un filmato propone indecenti testimonianze di razzismo derappresenanti della stampa con la votazione finale in corso, quando Geolier era largamete in testa con il televoto: “Ma chi ca…è” chiede uno di loro e gli dà il voto ‘uno’, “perché zero non si poteva dare” Un collega: “Io gli do quattro”. Una giornalista propone di non far votare più la Campania ed è disappunto generale per la vittoria di Geolier nella ‘gara’ delle cover.

IL GOVERNO, COMPATTO (anche con gli esponenti meridionali), spinge a tutto gas per il taglio cesareo dell’autonomia differenziata regionale, che spaccherà il Paese in due e dopo 165 anni darà un calcio all’Unità d’Italia. Per capire di che parliamo e non allontanarci dalla connessione del festival con la politica e la società: contestazioni, interpellanze, condanne della destra per il ‘Bella Ciao’ di Amadeus e Mengoni, come se non fosse il canto di chi ha liberato l’Italia, tutti gli italiani dal nazifascismo, e strali infuocati contro i cantanti (Dargen, Ghali, Eros Ramazzotti che hanno manifestato contro la guerra e il genocidio di civili palestinesi). Ha protestato Israele, per il mancato riferimento al raid di Hamas, ma non si è chiesto come mai nessun cantante lo ha ricordato; la borgatara della Garbatella, alias “Yo soy Giorgia”, puritana convivente per dieci anni con quel bel soggetto di Giambruno, ha dato in escandescenze per la partecipazione al festival della spregiudicata Rosa Chemical, ma il top delle ingerenze spetta a Gasparri, indignato per l’esclusione di Al Bano (simpatizzante della destra) dalla kermesse canora. È il secondo no di Amadeus, che un anno fa non ammise il cantante perché era già presente sul palco nel trio con Morandi e Ranieri. Insomma, in Italia è tutto un affare di Stato, a favore dell’oblio per questioni di ben altra importanza.

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