AFFARI ‘GREEN’ & TRATTORI / TUTTE LO COMPLICITA’ DEI VERTICI UE

Sale la protesta degli agricoltori in tutta Italia e bussa fino alle porte dell’Ariston, dove il Mito Amadeus li accoglie a braccia aperte: non aspettava altro dopo il ‘rovescio’ del novello mito (questo vero) della racchetta Jannik Sinner, che con garbo ha rispedito l’invito al mittente.

Ma veniamo ai trattori da mesi rombanti in alcuni paesi europei (Germania uber alles) e ora scesi in pista anche da noi con la ‘marcia su Roma’.

Danilo Calvani

Gli agricoltori incazzati sono capeggiati del leader ‘CRA Agricoltori traditi’, ossia Danilo Calvani, già una dozzina d’anni fa tra i leader dei ‘Forconi’ che vissero un paio di stagioni bollenti.

Non smentisce alcune incrinature interne al movimento, Calvini, perché una frangia non da poco è “legata al governo e alla Coldiretti”: ma vuol ribadire che il fronte della protesta è compatto, “non siamo divisi”.

E c’è la rincorsa – soprattutto per scopi elettorali, of course – a strizzare l’occhiolino. Un paio di esempi. La ministra del Turismo (le cui rogne per il ‘caso Visibilia’ sono per ora eclissate da gialli più attuali, come quelli Sgarbi e Pozzolo-Delmastro), Daniela Santanchè, aprendo la ‘Borsa Internazionale del Turismo’ (BIT) a Milano, proclama: “Noi siamo dalla loro parte”.

Fa ecco il governatore della Lombardia Attilio Fontana: “Noi siamo sempre al loro fianco”.

Un ‘Noi’ che ricorda tanto certi toni in perfetto stile Piazza Venezia.

 

GLI OBIETTIVI DELLA MAXI PROTESTA

Precisa Calvini. “Contestiamo le politiche agricole dell’Unione europea che mettono a rischio l’intero settore primario. Andremo avanti nella protesta finchè non saremo ascoltati”.

A cominciare, come auspica Vate Amadeus, dal palcoscenico sanremese.

La rivendicazione-base è quella di ottenere uno stop all’obbligo – come è stabilito dalla ‘PAC’(Politica Agricola Comune) di marca UE – di mantenere un 4 per cento di terre incolte per ‘motivi ambientali’. Una bandiera ‘green’ contestata anche da molti esperti e ricercatori che denunciano gli affarismi di tanti, troppi miliardari (e non solo) verdi ed ecologisti per pura convenienza.

Non soltanto quel fatidico 4 per cento, comunque, nel mirino degli agricoltori. I quali  – contestando anche la ormai usurata leadership delle sigle storiche di categoria, vale a dire Coldiretti, Confagricoltura e CIA – si oppongono a non pochi paletti legati al ‘Green Deal’ tanto vagheggiato dai vertici di Bruxelles; e poi vedono come fumo negli occhi le agevolazioni previste per l’import di alcune materie prime, ad esempio il grano proveniente proprio dall’Ucraina; oppure di prodotti in arrivo (grazie al ‘Trattato Mercosur’) da diversi paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay) ed in assenza di quote, dazi e restrizioni.

Non è certo finita qui. Perché un altro obiettivo-base è la reintroduzione dell’esenzione IRPEF per i redditi agrari e dominicali cassata dall’ultima legge di bilancio del governo; quando contemporaneamente viene paventato un taglio alle attuali agevolazioni per l’acquisto del gasolio ad uso agricolo.

Tutti hanno visto alcune immagini tivvù, messe ieri in onda, con i contadini casertani che regalavano broccoli (i ‘friarielli’ campani) alla gente, sostenendo con forza che non è più possibile coltivare in queste condizioni e andare avanti così.

E non pochi ricorderanno quando, addirittura negli anni ’80, con le regole ‘AIMA’ sui prezzi, già allora d’ispirazione europea, si arrivava alla distruzione di giganteschi quantitativi di pomodori, per fare un solo esempio, con le file di camion che andavano ai maceri.

A metà anni ’90, per la precisione nel 1996, si scatenò la protesta dei ‘Cobas del latte’, che contestavano le ferree ‘quote’, sempre seguendo le filosofie e prassi comunitarie. All’epoca regnava in qualità di premier Romano Prodi che aveva avviato, cinque anni prima come presidente dell’IRI, le vendite (o meglio, svendite) dei gioielli di Stato, i pezzi pregiati della nostra industria pubblica.

Nel 2011-2012 furono i mesi, come anticipato prima, dei ‘Forconi’, partiti dalla Sicilia e mobilitati soprattutto al Sud.

Nel 2019 altre vibrate proteste sempre sul fronte caldo del latte, stavolta ovino: in prima fila i pastori sardi che contestavano il crollo dei loro già magri introiti e quel latte correva per le strade, sversato dalle autobotti.

Nello stesso anno la protesta dei ‘Gilet arancioni’ arrivò a Roma, protagonisti coltivatori e agricoltori pugliesi, alle prese con il dramma Xilella che devastava gli ulivi, nonché con il grosso problema dei pesanti danni causati dalle gelate.

 

IL GIALLO GLIFOSATO

Passiamo al ‘Giallo Glifosato’, che torna alla ribalta per via della fresca condanna del colosso tedesco ‘Bayer’ ad un maxi risarcimento da 2,3 miliardi di dollari deciso dalla Corte a stelle e strisce di Philadelphia, secondo cui il ROUNDUP (il diserbante di punta della inglobata ‘Monsanto’) è cancerogeno.

E cosa ha appena stabilito, per la precisione a novembre 2023, EFA, ossia l’Autorità europea per la sicurezza alimentare? Che non c’è alcun problema, il glifosato può essere tranquillamente venduto e utilizzato nei campi per i prossimi dieci anni, perché – sostengono i soloni EFA – “non è stata individuata alcuna area critica di preoccupazione per l’uomo, gli animali e l’ambiente”.

Ai confini della realtà.

Smentendo in mondo clamoroso quanto, addirittura nel 2015, ha stabilito l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) che aveva già classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno”.

Fregandosene altamente di quanto, nel corso degli ultimi hanno, hanno evidenziato molteplici ricerche e indagini scientifiche in mezzo mondo.

Fottendosene di quanto hanno deciso altre sentenze di condanna a grossi risarcimenti: una su tutte quella, sempre negli Stati Uniti, emessa nel 2023 dalla Corte del Missouri, con una sanzione da 1,6 miliardi sempre a carico di Bayer perché il suo Roundup aveva ammazzato tre agricoltori colpiti da ‘linfoma non-Hodgkin’.

Non tenendo in alcun conto quanto denunciato nei ‘Monsanto Papers’, dove sono stati puntati i riflettori su tutte le corruzioni perpetrate dal colosso tedesco, finalizzate ad ottenere dagli ‘scienziati’ (sic) preposti un parere (taroccato) favorevole, ossia in grado di sostenere la ‘non nocività’ del glifosato, contraddicendo tutte le evidenze scientifiche e anche giudiziarie.

Una UE e un’EFA del tutto ciechi davanti al tentativo effettuato da Bayer di frenare, nel 2020, l’ondata dei risarcimenti, pagando cash, tanto per chiudere la gran parte dei ricorsi, 1 miliardo di dollari, il tetto massimo previsto delle leggi americane.

Di tutto e di più, dunque, per far finta di niente: sulla pelle degli agricoltori, dei contadini ma anche dei cittadini europei, dei milioni di consumatori ai quali viene quotidianamente somministrato cibo al glifosato killer.

E poi i vertici europei toccano le vette dell’ipocrisia criminale sostenendo il ‘Green Deal’, le politiche verdi, la limitazione delle emissioni ‘tossiche’, sponsorizzando politiche ‘complici’ sul fronte dei cambiamenti climatici!

Torniamo, per concludere, al giallo Bayer-Monsanto.

Bill Anderson

Quella fusione di sei anni fa, nel 2018, è stata una delle più gigantesche di sempre a livello internazionale. Una ‘operazione’ che però si è subito rivelata non poi troppo mirata: perché la ‘Divisione agricola’ ha creato enormi problemi ai profitti del colosso e, soprattutto, a quelli derivanti dal sempre redditizio settore farmaceutico. Tanto che oggi i vertici aziendali stanno seriamente pensando di separarne i destini, proprio per non trascinare l’intero gruppo teutonico nel baratro.

Nel frattempo il titolo Bayer ha perso quasi il 70 per cento del suo valore. Proprio a causa dei risarcimenti da primato (dopo le sentenze soprattutto americane e gli esborsi record per evitare conseguenze più gravi) cumulati nel giro degli ultimi quattro anni.

Non incoraggiano certo le ultime cifre snocciolate dal Ceo, Bill Anderson, il quale agli azionisti sempre più nel panico ha rivelato che i ‘nuovi’ contenziosi arrivano già al top di 40 mila e che tamponare l’enorme falla con ulteriori risarcimenti volontari non serve più di tanto. Proprio perché evitata una voragine, in tempi brevi, se ne profila un’altra, soprattutto quando le nuove ricerche accumulano ulteriori prove sulla nocività, anzi letalità del glifosato, le vittime continuano a moltiplicarsi e le richieste milionarie di risarcimenti a fioccare in tanti tribunali, soprattutto americani, ma ben presto anche europei.

E proprio in queste ore leggiamo le news.

Ursula von der Leyen

La presidente della Commissione UE, ossia la tedesca (guarda caso) Ursula von der Leyen, è molto preoccupata per i destini della cara Bayer e per questo avrebbe deciso di piazzare la classica pezza a colori. A quanto pare si tratta di un provvedimento-tampone, proprio perché il caso glifosato e il bubbone Bayer venga quanto meno rinviato: ‘manovrando’ sui tempi e modi di quella famigerata proroga di 10 anni…!

E la lady di ‘ferro’ UE se ne intende non poco di manovre e CORRUZIONI. Come dimostra in modo plastico il ‘PZIFERGATE’, totalmente ignorato dai media. Ne scriviamo da un anno e mezzo circa; e anche pochi giorni fa. Eccone il link dell’ultimo pezzo della ‘Voce’, uscito il 29 gennaio e titolato:

URSULA VON DER LEYEN / CORROTTA E ORA ANCHE IGNORANTE

 

A seguire, poi, vi proponiamo altri link, che vi faranno leggere alcune interessanti analisi sulle rivolte dei nostri agricoltori, e non solo.

Ecco quindi, messo in rete il 6 febbraio da ‘La Fionda’ il pezzo di Matteo Bortolon,

La rivolta dei contadini in Europa.

Il ‘Sussidiario’, sempre il 6, pubblica

Trattori a Saremo/Comincia l’operazione Ue per disinnescare la protesta 

di Antonio Fanna.

Un’analisi poi di Eugenio Capozzi per ‘la Nuova Bussola Quotidiana’ titolata

La ribellione agricola smaschera i pifferai dell’utopia green

Infine, un approccio più tecnico-scientifico del sito ‘NoGeoingegneria’, ossia

Via libera dal Parlamento europeo alle ‘nuove tecniche genomiche’ (NTG)?

del 3 febbraio

Buone letture.

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