A TUTTA GUERRA / ECCO LE STRATEGIE BELLICHE DELLA UE & DELLA CIA

La Casa Bianca ordina, anche attraverso il sempre potente braccio della CIA, e l’Europa scodinzolando esegue.

E’ in estrema sintesi il succo dello ‘storico’ accordo appena sottoscritto a Bruxelles da tutti i membri della UE, i ‘magnifici’ 27, compresa quindi la recalcitrante Ungheria: Vickor Orban, come ampiamente prevedibile, è stato ‘convinto’ a cedere, con la promessa (sic) di non tagliare i fondi per il suo Paese: un ricatto perfettamente riuscito.

Volodymyr Zelensky. Sopra, Ursula von der Leyen e William Burns

Disco verde, quindi, per la bellezza di 50 miliardi e così proseguire la guerra in Ucraina, fianco a fianco del folle presidente-pupazzo Volodymyr Zelensky, fino alla vittoria finale per sconfiggere il nemico giurato (degli Usa in primis), quel ‘macellaio’   di Vladimir Putin come lo etichettò, fin dall’inizio del conflitto, il sempre più rincoglionito, ma guerrafondaio convinto, Joe Biden, ora alle prese con le rogne per la cavalcata presidenziale di novembre 2024.

Tutto ok, quindi, per i prossimi quattro anni di guerra, senza altri accordi, una vera manna per l’industria militare americana, che ha già visto nell’ultimo anno crescere in modo esponenziale i suoi profitti, fino al 20 per cento, un dato da guinness dei primati.

E chissenefrega se l’economia dei paesi europei va a rotoli, con i cittadini costretti a sopravvivere orma per via del caro prezzi, del caro energia, del caro-tutto.

Ne sono una palese testimonianza, proprio in queste ore, proprio a Bruxelles e in svariate capitali, le maxi proteste di agricoltori & allevatori che stanno invadendo strade e autostrade con un esercito di trattori. Ne sono una emblematica dimostrazioni le drammatiche cifre economiche che sta facendo registrare addirittura la locomotiva d’Europa, ossia la Germania, in pesante recessione con una serie di fallimenti a catena come non si era mai visto. Eppure il Cancelliere Olaf Scholz, un altro guerrafondaio doc, se ne fotte ed è il primo a capeggiare la ‘band’ pro fondi senza fine a Kiev.

E a tirare la volata è stata proprio la sua connazionale ed ex ministro della Difesa nell’esecutivo tedesco, oggi in sella alla strategica Commissione UE, al secolo Ursula von der Leyen: altra guerrafondaia doc, ma anche “corrotta e ignorante”, come abbiamo titolato un nostro pezzo di qualche giorno fa: Ursula von der Leyen/corrotta e ora anche ignorante. 

Lady von der Leyen, già due settimane fa, con le sue dichiarazioni rilasciate il 15 gennaio, si era detta sicura del successo a Bruxelles per i maxi fondi a favore di Kiev.

Ecco cosa aveva profeticamente annunciato il Vate (o, se preferite, la Vate) UE: “Kiev avrà i nostri aiuti con o senza l’ok dell’Ungheria. L’Ucraina può vincere la guerra, ma dobbiamo continuare a dar forza alla loro eroica resistenza”.

Più invasata di così davvero non si può.

Vickor Orban

Dettagliava Euronews.it in un report del 16 gennaio: “Il presidente della Commissione UE insiste sulla necessità di superare in ogni modo il veto ungherese sul pacchetto da 50 miliardi a favore di Kiev. Così dichiara: ‘E’ molto importante che tutti gli Stati membri della UE si impegnino sullo strumento che erogherà i fondi all’Ucraina. Vogliamo raggiungere un accordo all’unanimità’”. Proprio come è appena successo, senza bisogno di inutili, fastidiosi strappi, visto che la ruota ungherese è stata accontentata nelle sue minime richieste.

Del resto, anche da un palcoscenico che conta, come quello d’inizio gennaio a Davos, in occasione dell’annuale, storico appuntamento del ‘World Economic Forum’ fondato e organizzato dal banchiere tedesco (anche lui, guarda caso) di spiccate simpatie nazi, Klaus Schwab, la lady di ferro UE aveva solennemente promesso all’amico Volodymyr: “Bruxelles si impegnerà per garantire tutti i mezzi a Kiev finalizzati a vincere la guerra contro il nemico e poi recuperare, ricostruire, ripartire”.

Ottimo e abbondante, no?

Manca solo un ultimo dettaglio. Non solo il piano da 50 miliardi non verrà mai più messo in discussione, ma potrà essere ‘rivisto’ ogni due anni: ovviamente per aumentare gli importi. Il che vuol dire – in modo che più chiaro non si può – almeno altri 4 anni e passa di conflitto, per sfiancare la Russia con tutti i mezzi possibili e immaginabili messi a disposizione dal blocco compatto USA-UE!

Ovviamente, a questo punto, la polveriera diventa sempre più incandescente e i rischi di un conflitto sempre più allargato e incontrollabile si fanno man mano più drammaticamente concreti.

Soprattutto alla luce di quanto ha appena messo nero su bianco uno che di guerre in tutto il mondo se ne intende, come il capo della CIA William Burns, scelto da Joe Biden per quello strategico incarico l’11 gennaio 2021. Nella sua lunga e minuziosa analisi pubblicata da ‘Foreign Affairs’ è spiegata la strategia che gli Usa dovrebbero seguire nei prossimi anni, soprattutto sui due fronti bollenti, quello ucraino e quello mediorientale.

Partiamo dal primo, tornato prepotentemente alla ribalta proprio per via dell’ok al super pacchetto UE da 50 miliardi di euro che ‘assicura’ la prosecuzione del conflitto. Ecco, fior tra fiore, le più significative riflessioni griffate Burnes. Il quale, non va dimenticato, di affari russi se ne intende eccome, essendo stato ambasciatore di Washington a Mosca dal 2005 al 2008.

 

 

IL VANGELO SECONDO BURNS

Andiamo al sodo con un concetto subito espresso e oggi particolarmente attuale: “Abbandonare il conflitto in Ucraina in questo momento cruciale e tagliare il sostegno a Kiev sarebbe un autogol di proporzioni storiche”, è l’incipit, in modo davvero profetico, tanto che la UE ha risposto ‘obbedisco’.

Prosegue come un carro armato, o se preferite un ‘tank’, la riflessione del numero uno CIA: “La chiave del successo sta nel preservare gli aiuti occidentali a Kiev. Rappresentando meno del 5 per cento del bilancio Usa, si tratta di un investimento relativamente modesto con significativi ritorni geopolitici per gli Usa e notevoli ritorni per l’industria americana”. Davvero franco, il vertice dei servizi a stelle e strisce, nell’ammettere che la ‘chiave’ sta proprio nel forte impulso, via conflitto, alla maxi industria bellica americana, con la arcimiliardaria catena delle commesse militari decisa da Pentagono, Dipartimento di Stato e via appaltando per sterminare meglio.

Per chi non abbia capito, incalza Burns: “Mantenere il flusso di armi metterà l’Ucraina in una posizione più forte, anche se emergesse un’opportunità di negoziati seri”, nei quali comunque, fa largamente capire, non crede affatto, perché la vittoria dovrà essere ottenuto sul campo, costringendo Putin alla resa.

Al capo e ‘macellaio’ del Cremlino sono dedicate le successive riflessioni.

Yevgeny Prigozhin

Sebbene la pressione repressiva di Putin non sembri destinata a indebolirsi, la sua guerra in Ucraina sta silenziosamente corrodendo il suo potere in patria”, e per questo cita come esempio la fallita rivolta, lo scorso giugno, del capo dei mercenari Wagner Yevgeny Prigozhin: “Per un leader che si è faticosamente costruito la reputazione di arbitro dell’ordine, Putin sembrava distaccato e indeciso mentre gli ammutinati disordinati di Prigozhin si facevano strada verso Mosca. Per molti esponenti dell’elite russa, la questione non era tanto se l’imperatore non avesse vestiti, quanto perché impiegasse tanto tempo per indossarli. Putin alla fine saldò i conti con Prigozhin, che rimase ucciso in un sospetto incidente aereo due mesi dopo aver iniziato la sua ribellione. Ma la critica tagliente di Prigozhin alle bugie e agli errori di valutazione militare alla base della guerra di Putin e alla corruzione al centro del sistema politico russo, non scomparirà presto”.

Ancora. “Putin potrebbe brandire nuovamente la minaccia nucleare e sarebbe sciocco ignorare i rischi di un’escalation. Ma sarebbe altrettanto insensato lasciarsi intimidire inutilmente da essi. Soprattutto perché la guerra di Putin a Kiev è già stata un fallimento per la Russia su molti livelli. Il suo obiettivo originale di conquistare Kiev e sottomettere l’Ucraina, infatti, si è rivelato sciocco e illusorio. Il suo esercito ha subito danni immensi: almeno 350.000 soldati russi sono stati uccisi o feriti, due terzi dei carri armati sono stati distrutti e il tanto decantato piano di modernizzazione militare è stato vanificato. Nel frattempo, l’economia russa sta subendo battute d’arresto a lungo termine e il paese sta suggellando il suo destino di vassallo economico della Cina. Le esagerate ambizioni di Putin si sono ritorte contro anche in un altro modo: hanno spinto la Nato a crescere e rafforzarsi”.

 

ATTO SECONDO, IL MEDIO ORIENTE

Passiamo al secondo scenario, non meno dirompente, quello mediorientale. Ed anche in questo caso non dimentichiamo come Burns lo conosca perfettamente, essendo tra l’altro stato ambasciatore Usa ad Amman, in Giordania, dal 1998 al 2001. E la gentile consorte, Lisa Corty, sia un ex diplomatico e attuale alto funzionario dell’Ufficio ONU per gli ‘Affari Umanitari’. Per la serie: uno massacra e l’altra ‘aiuta’.

Ecco il Verbo di Burns via ‘Foreign Affairs’, a partire dalla solita ‘chiave’ che il numero uno della CIAsempre possiede.

La chiave per la sicurezza di Israele e della regione è nel rapporto con l’Iran. Il regime di Teheran è stato incoraggiato dalla crisi e sembra pronto a combattere fino in fondo espandendo il suo programma nucleare e favorendo l’aggressione russa. Nei mesi successivi al 7 ottobre gli Houthi, il gruppo ribelle yemenita alleato dell’Iran, ha iniziato ad attaccare le navi nel Mar Rosso, e persistono i rischi di un’escalation su altri fronti”.

Il capo CIA prosegue ricordando di “aver trascorso gran parte degli ultimi quattro decenni lavorando nel e sul Medio Oriente” e di averlo visto “raramente più intricato e esplosivo di oggi”, quando proprio in queste ore, proprio lui, Burns, è in missione speciale nel ‘suo’ Medio Oriente, per incontrare gli emissari (vale a dire i vertici dei servizi di quei paesi, e certo non solo) di Israele, Egitto e Qatar. Così come aveva fatto lo scorso novembre, per negoziare il rilascio di 100 ostaggi nelle mani di Hamas. E così come fece qualche settimana prima dell’inizio del conflitto ucraino, esattamente due anni fa (inizio febbraio 2022), con un blitz a Mosca che però non ebbe successo.

Aggiunge ancora Burns: “Gli Stati Uniti non sono gli unici responsabili della risoluzione di tutti i preoccupanti problemi del Medio Oriente. Ma nessuno di questi può essere gestito, e tanto meno risolto, senza una leadership attiva degli Stati Uniti”.

Più chiari, e minacciosi, di così…

Joe Biden

Infine uno sguardo a casa propria, gli Stati Uniti alle prese con un’altra battaglia, quella verso la Casa Bianca.

Ecco il Burns Pensiero: “Biden si trova già impegnato in un’altra e forse più complicata guerra, quella per le presidenziali, col fiato sul collo di Donald Trump che tutti danno per vincitore. E non è un caso che, dopo l’attacco dei droni alla postazione ‘Tower 22’, secondo alcuni addirittura in Giordania, secondo altri nella ‘Terra di nessuno’ al confine siriano, anzi dentro la Siria vicino a una base aerea che gli americani conservano per controllare le linee di comunicazione tra Baghdad e Amman, i repubblicani incitino il presidente democratico a dare una lezione agli Ayatollah”.

Si tratterebbe, spiega Burns, di quell’attacco diretto che il ‘suo’ presidente Biden ha fino ad oggi evitato per non dare il via alla poi inarrestabile escalation.

Ma la benzina sul fuoco – e su entrambi i fronti che più bollenti non si può – è davvero tanta.

Forse troppa.

 

Per capire meglio gli ultimi drammatici fatti, e anche le strategie Usa delineate da Burns, vi proponiamo la lettura di alcuni articoli.

Iniziamo con un pezzo messo in rete da ‘Contropiano’, firmato da Sergio Cararo e titolato

La ‘versione di Burns’ e la miopia dei mass media italiani sulla Cia

Proseguiamo con un’analisi pubblicata da ‘Formiche’, autore Gabriel Carrer (un evidente pseudonimo), ossia Oggi lo spionaggio è interazione tra uomo e tecnologia. Parola del capo della Cia

Poi due reportage a stelle e strisce.

The Libertarian Institute’ propone un ottimo volume, una sorta di ‘antidoto’ alle ricette stilate da Burns, nel pezzo intitolato  Richard Sakwa Explains how we Ended up in a New Cold War

Infine, ‘Responsible Statecraft’ pubblica  No magic US weapon left for offensive Ukraine victory.

Buone letture.

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