PIER PAOLO PASOLINI / GIUSTIZIA ANCORA NEGATA DALLA PROCURA DI ROMA

Ennesimo flop giudiziario, alla Procura di Roma, sul giallo per la morte del grande poeta, scrittore, regista Pier Paolo Pasolini, avvenuta ormai quasi mezzo secolo fa ad Ostia, per la precisione il 2 novembre 1975.

Il pm, Francesco Minisci, ha infatti appena respinto una nuova richiesta di riapertura delle indagini presentata dall’avvocato Stefano Maccioni il 6 marzo 2023, per conto del regista David Grieco, dello sceneggiatore Giovanni Giovannetti e dell’Ordine dei giornalisti del Lazio.

Francesco Minisci

Nella richiesta veniva sollecitato l’esame dei tre DNA rinvenuti sulla scena del crimine, elemento basilare per accertare le responsabilità dell’omicidio che, di tutta evidenza, non può essere attribuito al solo Pino Pelosi, l’unico ad essere sbattuto in carcere, morto sei anni fa, nel 2017.

A chi appartiene la misteriosa, terza traccia genetica, visto che le prime due sono di Pasolini e Pelosi?

Un mistero che il pm non intende chiarire, ancora una volta: perché già anni fa – come la ‘Voce’ ha documentato in una serie di articoli e inchieste – lo stesso Maccioni, per conto dei familiari di Pasolini, presentò una richiesta simile, ugualmente caduta nel vuoto.

Cosa scrive il pm nel negare gli ulteriori accertamenti richiesti?

A suo parere gli spunti “valutati alla luce delle imponenti attività svolte” nel corso del vecchio procedimento penale “non sono idonei a consentire l’attivazione della riapertura delle indagini”.

L’avvocato Stefano Maccioni

Arriva a dire, Minisci: si tratta di elementi che “per alcuni aspetti non sono focalizzati sull’omicidio ma riguardano episodi di contorno, talora ripetitivi di attività già svolte e orientati verso soggetti già valutati, riferiti a un raggio investigativo dal carattere sostanzialmente perlustrativo”. Fatti – aggiunge il pm – che “non appaiono utili ad aggiungere altri elementi alla mole e alla completezza di indagini già svolte dall’ufficio e valutate dal giudice per le indagini preliminari”.

Così commenta Maccioni: “Prendiamo atto con malcelata amarezza della decisione presa dalla Procura della Repubblica di Roma di rinunciare all’accertamento delle effettive responsabilità per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. E’ evidente che Giuseppe Pelosi non possa essere considerato l’unico responsabile, ma si rinuncia a svolgere ulteriori indagini ritenendo che quelle svolte dal 2010 al 2015 siano state sufficienti”.

Pino Pelosi

E pone una serie di interrogativi: “Ma se così fosse, perché non si è arrivati ad una soluzione? Perché non si è mai indagato sul movente? Perché ancora una volta non si è acquisito il fascicolo relativo a Pier Paolo Pasolini custodito presso il DIS (i servizi segreti interni, ndr)? Perché non si effettuano ulteriori accertamenti scientifici sui tre Dna rinvenuti sulla scena del crimine su alcune persone?”.

E conclude: “A tutte queste domande i cittadini italiani non troveranno mai risposte. Decidiamo di pubblicare integralmente il rigetto, invitando chi sa a parlare perché non potremo mai accettare che lo Stato rinunci ad accertare la verità”.

Proprio come è successo, solo per fare un altro caso clamoroso che ancora giace ad ammuffire nei cassetti della ‘Procura delle nebbie’, per la tragica fine di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Per ben due volte il pm ha posto la parola fine, senza che mai sia stata fatta giustizia, nonostante una sentenza di Perugia indicasse la pista da seguire per accertare le responsabilità. Si è ancora in attesa della pronuncia finale del gip…

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