ITALIA SOTTO IL TALLONE USA / PRESTO UN DRAGONE AI VERTICI NATO?

Italia sempre più nel cuore degli Stati Uniti e sempre più ‘strategica’ negli equilibri della NATO.

Prende infatti sempre più corpo, giorno dopo giorno, la candidatura al ruolo di numero uno del Comitato militare Nato – in pratica il vice del Segretario generale, Jens Stoltenberg– dell’attuale Capo di Stato maggiore della Difesa, il nostro super Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il cui nome era già rimbalzato parecchi mesi fa, addirittura quando al governo c’era il centro-sinistra (sic).

Jens Stoltenberg. Sopra, Giuseppe Cavo Dragone

Era stato infatti l’allora ministro della Difesa, il PD Lorenzo Guerini, ad avanzare il suo nome. Non basta, perché a caldeggiarlo c’è stato un altro ex titolare di quel ministero, Mario Mauro, che in un’intervista rilasciata a ‘Formiche.net’ ne tesseva in modo sperticato le lodi.

E anche l’attuale ministro della Difesa, Guido Crosetto, è nella lista dei suoi estimatori.

Disco verde, a questo punto? Pare proprio di sì, visto che comunque l’Italia aveva puntato non poche fiche per il dopo-Stoltenberg, giocando addirittura l’autorevole carta dell’ex premier ed ex numero un della BCE Mario Draghi, storicamente nelle grazie dei vertici della Casa Bianca. Ma l’operazione non è andata in porto, anche per via del conflitto appena esploso in Ucraina: per questo gli Stati Uniti hanno optato per un doppio prolungamento dell’incarico al norvegese, che è così giunto al suo terzo mandato, che scadrà nell’autunno 2024.

All’Italia, of course, dovrà andare un premio di consolazione. Per modo di dire: perché – come fanno notare in ambienti militari – attualmente l’incarico di presidente del Comitato militare NATO sta assumendo un peso sempre più rilevante.

Ma c’è chi fornisce un’ulteriore ‘lettura’ all’evolversi dei fatti. Fornita nientemeno che dal presidente della nostra Terza Camera, al secolo Bruno Vespa a bordo del suo ‘Porta a Porta’. Lo fa sulle colonne del ‘Quotidiano Nazionale’ di cui è la più prestigiosa firma, e nel suo fondo si riferisce ad un profondo contrasto tra il papabilissimo nuovo vertice Nato, Cavo Dragone, e il generale oggi al centro di tutti i dibattiti mediatici, ovviamente Roberto Vannacci. Secondo il Vespa-Pensiero, la querelle non sarebbe sorta tanto sulla questione dell’uranio impoverito (con un Vannacci che ha apertamente accusato per la brutta story i vertici della nostra Difesa), quanto sui mesi bollenti trascorsi dal generale a Mosca, appena esploso il conflitto con l’Ucraina, quando ricopriva il delicato incarico di addetto militare presso la nostra Ambasciata.

Bruno Vespa

A quanto pare – ricostruisce Vespa – Vannacci sarebbe stato troppo ‘morbido’ con il Cremlino e non avrebbe visto tanto di buon occhio un così deciso ‘interventismo’ italiano, per il continuo invio di armi, secondo i diktat della Casa Bianca. Arriva addirittura ad arguire, il ‘mitico’ Vespa: “E’ stata questa posizione a bruciare la brillantissima carriera di Vannacci: una nazione Nato esposta come la nostra in favore dell’Ucraina non può avere un alto livello militare con ambiguità di questo genere”.

Solo dopo quel bollente anno trascorso a Mosca Vannacci ha fatto poi rientro in Italia, dove appena lo scorso maggio (2023) è andato ad occupate la poltrona di presidente dell’Istituto Geografico Militare a Firenze: che ha appena dovuto abbandonare per espressa decisione di Crosetto.

Torniamo al pedigree del pilota della nostra Marina che ha rapidamente salito i gradini del potere militare. Negli Stati Uniti lo apprezzano molto, tanto che lo scorso aprile è stato uno ‘special guest’ al Pentagono e ha preso parte ai lavori di un potente think tank, l’Atlantic Council. Nominato capo di Stato maggiore della Difesa un anno e mezzo fa, a novembre 2021, dovrebbe terminare il mandato a novembre 2024. Ma, a quanto pare, la dea bendata gli ha sorriso e dovrebbe invece montare in sella al Comitato militare NATO, proprio in uno dei frangenti più caldi della sua storia.

E alle parole dell’ex ministro Mario Mauro, che commentava le prime avance pro Cavo Dragone, mesi fa, del ministro degli Esteri Antonio Tajani: “E’ una possibilità più concreta e lo è ancora di più se gli altri paesi si allineano, soprattutto quelli del cosiddetto B9, ossia le ex nazioni dell’Est. Dopo l’ammiraglio Di Paola, riprendere il testimone come presidente del Comitato militare ha un grande significato di per sé. E oggi quel ruolo ha ancora maggiore importanza, considerata la delicatezza dello scenario, soprattutto in conseguenza della vicenda russo-ucraina e della destabilizzazione dell’area a cavallo del Mediterraneo, quindi intersecando vicende belliche che vanno dal Medio Oriente sino all’Africa”.

Si ricompongono quindi, per incanto, tutte le fratture che si sono ampiamente manifestate in questi bollenti giorni agostani sia dentro Fratelli d’Italia che all’interno della sempre più destabilizzata compagine governativa?

Certo non basta questa ‘pezza a colori’ per rimettere insieme i cocci.

Visto che il ‘tutti contro tutti’ all’interno dell’esecutivo prosegue senza tregua.

E’ singolar tenzone continua, ad esempio, tra Lega e Forza Italia, Antonio Tajani e il tuttofare Matteo Salvini. Sulle tasse, sulla privatizzazione dei porti, sui flussi dei migranti.

Mentre Fratelli d’Italia cerca – familisticamente – di far quadrato: praticamente ‘commissariando’ (e rifiutando ogni ipotesi di fisiologico congresso) il partito con la emergente donna nera e forte, Arianna Meloni, sorella della premier che fa sapere al mondo di aver cominciato a far politica “quando avevo 17 anni”. E con il cognatino, ossia il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: al quale è stata concessa una inusitata licenza, quella di sparare cazzate senza doverne minimamente rispondere, come è successo per altri ‘camerati’ al governo e ai vertici istituzionali (su tutti il caso di Ignazio Benito La Russa) in questi mesi: il suo “i poveri mangiano molto meglio dei ricchi” resterà scolpito nella storia.

Possibile una tale crassa ignoranza al governo della cosa pubblica?

Niente da stupirsi ormai più, visto che al vertice ministeriale siede quello del Sub-Cultura, al secolo Genny Sangiuliano


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