Granchi, anzi un granchio

Il mare, questo sconosciuto. Racconta di nuove isole e neppure di dimensione ridotta, peccato che non siano nate come tante sorelle da eruzioni vulcaniche, ma da paurose aggregazioni dei rifiuti di plastica. Il mare narra di una nuova catena alimentare nata probabilmente da una mutazione genetica dei granchi che li ha dipinti di blu. A detta dei gourmier sarebbero saporitissimi. L’astuta “Yo soy Giorgia” non si è lasciata sfuggire l’occasione per accaparrarsi qualche ‘like’. Una foto ‘di Stato’ la vede massaia gioiosa con un piatto di granchi tra le mani, ma sono rosa. I maligni ironizzano e commentano: “Meloni e Salvini hanno preso un granchio”. Infatti, nella super masseria pugliese ‘Beneficio’, dove hanno provato a firmare un accordo di pace, a dispetto del nome della masseria il tentativo è finito male.  Annuncia probabili sfide autunnali. Di benefici non ne hanno avuto alcuno. Non si sono giurati lealtà, non hanno sottoscritto una tregua, anzi… Molto dubbia l’idea di servire granchi rosa a Salvini. Il ‘valpadano’ avrebbe storto il naso in segno di disgusto. Nel giorno successivo all’a tu per tu, a distanza di 24 ore dal rocambolesco rendez-vous pugliese, il leader della Lega ha inventato una strategia per creare disagio istituzionale alla Meloni. Lei, in accordo con i vertici delle Forze Armate ha fatto destituire il contestatissimo generale Vannacci. Salvini ne ha tessuto le lodi, ha organizzato un tour di presentazione del famigerato “Il mondo al contrario”, con l’intento di sottrarre alla premier i neofascisti scontenti della sua ‘moderazione’ (già alle prese con la chiamata di Alemanno ai reduci del Movimento Sociale). In pratica Meloni costretta fuori campo, posizione che non le è propria. Salvini gongola per gli impacci della destra disorientata dalla svolta governista della premier e lavora per alimentare la concorrenza a Fratelli d’Italia. Strizza l’occhio a Forza Nuova, a No vax, putiniani, esterna empatia per la Le Pen, gli spagnoli di Vox. Il ‘carrocciaro’ ha costruito la sfida alla premier fin dal 25 settembre, da quando la Lega è stata doppiata elettoralmente da Fratelli d’Italia, A disagio nel ruolo secondario di ‘vice’ presidente, privato dell’ambizione a tornare ministro degli interni. Che prima delle europee riesca nel recupero è da vedere. Deve fare i conti con il ‘dogma’ Calderoli sull’autonomia differenziata, non condivisa dai ‘meloniani’ che hanno nel sud roccaforti elettorali. Per di più si mette di traverso Giorgetti con l’allarme per l’impossibilità di mantenere le promesse elettorali, di vivere nella realtà il libro dei sogni. Mancano le necessarie risorse finanziarie. L’inciampo del governo potrebbe anche rivelarsi un atout per la Lega, da spendere per condannare l’inefficienza dell’esecutivo Meloni. Per farla breve, sembra prossima la dichiarazione di guerra tra i due commensali pugliesi dei granchi, piatto evidentemente indigesto per l’uno e per l’altra.


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