VICTORIA NULAND / LA NUOVA NOMINA E’ UN CHIARO SEGNALE DI GUERRA

Gli Stati Uniti hanno deciso nettamente di premere sull’acceleratore della guerra contro la Russia e per la difesa ad oltranza dell’Ucraina del presidente guitto Volodymyr Zelensky.

Un segnale, che più chiaro non si può, arriva dalla fresca nomina a vicesegretario di Stato (ad interim) del ‘falco’ Victoria Nuland, già numero due di Tony Blinken al Dipartimento di Stato, che nel corso dei due anni e mezzo del conflitto si è dimostrato ben più guerrafondaio dello stesso Pentagono: come dire, i vertici militari a stelle e strisce sono meno bellicisti dei vertici che governano la politica estera statunitense.

Incredibile ma vero.

Prende il posto, Nuland, del neo pensionato Wendy Sherman.

Decolla, l’astro Nuland, proprio a piazza Maidan, Kiev, nove anni fa, quando va in scena (o meglio, in sceneggiata), il golpe bianco che ribalta tutto, detronizzando il presidente eletto dal popolo e inaugurando la serie di pupazzi al vertice, che troverà il suo apice con l’elezione-farsa del guitto televisivo Zelensky, lanciato dalla tivvù e dalle palate milionarie dell’oligarca e assassino Ihor Kolomoisky, il più acceso fautore (e finanziatore) del ‘Battaglione Azov’, di pretta ispirazione nazista.

Un laboratorio USA in Ucraina. Sopra, Victoria Nuland

E’ quindi la regista, Nuland, della proliferazione, in tutto il territorio ucraino, di biolaboratori nei quali vengono preparate le ‘biologic wars’ del presente e del futuro, utilizzando per l’occasione cavie umane locali. Ne sono stati impiantati oltre una quarantina, tante piccole Wuhan sparse su quelle aree: e perfino Nuland, nel corso di un’audizione davanti al Congresso Usa un anno e mezzo fa, è stata costretta ad ammetterne l’esistenza.

Non è finita qui. Perché, ancor prima che il conflitto iniziasse, cioè a fine gennaio 2020, Nuland profetizzò: se Mosca mette un piede in Ucraina, succederà qualcosa di molto grave al gasdotto ‘North Stream 2’. Come si è regolarmente verificato, nonostante i goffi tentativi Usa di addossare la colpa al ‘macellaio’ Vladimir Putin. Ed invece, le macroscopiche responsabilità della Casa Bianca sono state pienamente dimostrate, in un clamoroso reportage, dal premio Pulitzer e reporter americano Seymour Hersc.

Avrà incontrato, in queste bollenti ore, Nuland la nostra premier Giorgia Meloninel corso della sua visita per genuflettersi e rendere omaggio al presidente Joe Biden, condita dalla promessa di eterna fedeltà agli yankee e anche di non trascurabile ostilità nei confronti della Cina e di tutte le vie della seta, ormai mandate sotto naftalina?

A seguire, vi proponiamo la lettura di una stimolante analisi pubblicata da ‘Piccole Note’, titolata “L’ascesa di Nuland rilancia l’attacco di Kiev”.

 

 

L’ascesa della Nuland rilancia l’attacco di Kiev

 

Contemporaneamente:  “Le forze ucraine, nel tentativo di sfondare le linee russe, stanno affrontando forse la loro più grande prova della guerra mentre, secondo due funzionari del Pentagono, Kiev inizia la l’attacco più importante nell’ambito della sua controffensiva, utilizzando la maggior parte delle loro riserve, addestrate dall’Occidente, nella lotta per recidere la presa di Mosca nel Sud”. Inizia così un articolo del New York Times di oggi.

Il fallimento e il rilancio

Per capire cosa sta avvenendo occorre ricordare che, all’inizio della controffensiva, Kiev aveva provato a sfondare con attacchi massicci di truppe e mezzi corazzati, subendo perdite pesanti di uomini e mezzi. Un inutile massacro.

Così negli ultimi tempi avevano cambiato tattica, risparmiando i propri mezzi e inviando all’attacco solo pattuglie isolate di soldati, con compiti poco chiari (tale tattica, infatti, risultava alquanto inutile, dal momento che si risolveva col massacro degli stessi).

Il problema, però, è che questa situazione aveva creato uno stallo, sviluppo pericolosissimo per i fautori della guerra infinita perché aveva rilanciato l’ipotesi di un cessate il fuoco sul modello coreano.

Per questo negli ultimi giorni i media hanno iniziato a dar conto del malcontento degli sponsor di Kiev, i quali, oltre a lamentarsi degli errori dell’establishment ucraino, chiedevano a gran voce di lanciare un’offensiva più massiva (vedi Piccolenote del 25 luglio).

Evidentemente i generali di Kiev, che finora avevano esitato a causa delle enormi perdite connesse a tale opzione, hanno dovuto piegare la testa e obbedire. Da cui lo sviluppo registrato tra ieri sera e stamane, preludio a più intensi scontri.

Tale svolta coincide, non certo a caso, con un’altra, che si è registrata in seno all’amministrazione Usa: l’annuncio, avvenuto appunto ieri, della nomina di Victoria Nuland a vice-segretaria di Stato ad interim al posto di Wendy Sherman.

La Nuland vice-segretario USA: i neocon al potere

Segnale forte, anzi fortissimo: i neocon, di cui la Nuland è punta di diamante, hanno così conquistato uno scranno privilegiato dal quale gestire meglio la guerra. Di fatto, dato il potere dei neocon, e del clan Kagan in particolare (la Nuland è sposata con Robert Kagan), sarà lei il vero Segretario di Stato Usa al posto dell’imbelle Blinken. La storia recente (Iraq, Libia, Siria Yemen etc) insegna che i neocon non hanno alcuno scrupolo nel perseguire i propri obiettivi.

 

Articolo di Piccole Note del febbraio 2023 sul ruolo nelle vicende ucraine di Victoria Nuland

Per quanto riguarda lo squillo di tromba lanciato dai media, che in queste ore hanno annunciato vittorie ucraine un po’ ovunque, si può vedere come tale lettura sia alquanto limitata. Basta leggere il bollettino dell’Institute Study of War (gestito non a caso dalla famiglia Kagan) che produce la propaganda che viene poi declinata dai media mainstream.

Così iniziava, trionfante, il bollettino di ieri: “Le forze ucraine hanno lanciato una significativa operazione di controffensiva meccanizzata nell’oblast di Zaporizhia occidentale il 26 luglio e sembrano aver sfondato alcune posizioni difensive russe” (come detto, tale incipit è stato recepito a livello internazionale).

Così finiva: “I filmati geolocalizzati indicano che le forze ucraine probabilmente sono avanzate fino a 2,5 km direttamente a est di Robotyne durante l’attacco prima che le forze russe impiegassero tattiche di difesa elastiche dottrinali standard e respingessero in qualche modo le truppe ucraine, anche se non fino alle loro posizioni di partenza”.

Ma l’ennesimo fallimento, piuttosto che suggerire più miti consigli come l’apertura di vie diplomatiche, non fermerà l’attacco, incrementando la macelleria, anzitutto ucraina, dal momento che le forze di Kiev sono costrette – e sottolineiamo costrette – ad attaccare attraverso sbarramenti difensivi poderosi e sotto il fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione russa. Particolare, quest’ultimo, sconsigliato con forza da qualsiasi manuale militare.

Probabile che gli sponsor di Kiev abbiamo in serbo qualche colpo a sorpresa, com’è possibile che i russi ripieghino per limitare i danni, ma ad oggi appare davvero difficile immaginare che l’attacco porti quel successo significativo adombrato-annunciato dai media occidentali. Resta che la guerra alla Russia fino all’ultimo ucraina accelera.

 

 

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