BAMBINI COSTRETTI AD ESSERE DIVERSI

Si discute molto, spesso a sproposito, dei tanti bambini nati da coppie arcobaleno. Sia che siano nati da uno solo di loro che da nessuno dei due “genitori di fatto” perché nati da un’altra madre. Ma questi bambini esistono, e sono nati proprio come tutti gli altri bambini al mondo, ed ora bisogna accoglierli senza discriminazioni.

Non sono pochi. La città di Milano, insieme a Torino, ha registrato il maggior numero di figli di coppie dello stesso sesso. Gli iscritti all’associazione Famiglie Arcobaleno sono oltre cinquemila. Si tratta in maggioranza di donne bisessuali (il 20,3% di loro ha un figlio proprio), seguiti da uomini bisessuali, persone trans, intersex o altro. Poi abbiamo figli di donne lesbiche e infine quelli adottati di uomini gay. A proposito di questi ultimi sorge però un gigantesco ostacolo etico costituito dalla discutibile pratica dell’utero in affitto, un tipo di gestazione surrogata evidentemente necessaria per questo tipo di coppia che non potrebbe mai, in nessun caso, trovare una mediazione possibile che possa garantire loro la possibilità di avere un figlio. Questo tipo di pratica ha trovato l’opposizione di gruppi di femministe storiche, che la considerano una ulteriore pratica di violenza contro le donne costrette, generalmente per bisogno, a “fittare” il proprio corpo per una gestazione a pagamento. Pagamento che può variare da poche centinaia di dollari nei paesi sottosviluppati fino alle centinaia di migliaia di dollari pagati dalle star americane del jet set per far nascere un figlio da una madre possibilmente bella/bionda/bianca/celtica.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) se ne è lavata le mani e, interrogata attraverso alcuni ricorsi sul destino di questi bambini, ha sentenziato “Sulla questione la competenza è dei paesi sovrani. Decide l’Italia”. Insomma, se ne è lavata le mani lasciando nel limbo questi bambini privati delle garanzie che spettano loro, privati di uno dei genitori e, forse, socialmente stigmatizzati per sempre. Ed è partita immediatamente la campagna di odio governativa. La ministra Roccella, per prima, l’insostenibilità della situazione, ha rilasciato una dichiarazione francamente sconcertante. “Ora una sanatoria”, ha detto, proprio come se stesse parlando di una tassa non pagata o di una casa abusiva da sanare.

Come era ampiamente previsto sono insorte all’unisono le associazioni delle famiglie arcobaleno, i movimenti di difesa dei diritti civili, i partiti progressisti di opposizione, la stampa democratica e una parte considerevole di cittadini. Tutti contro questo “cinismo di Stato” che vorrebbe abbandonare al loro destino centinaia di bambini, nati si badi bene, senza infrangere alcuna legge.

Poi è entrata in campo anche una parte della Magistratura. A Padova 33 atti di nascita di bambini figli di due mamme sono stati impugnati dalla Procura della Repubblica e sono a rischio di cancellazione da parte del Tribunale veneto. Ora si aspetta il testo della sua pronuncia. Intanto dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi presentati da coppie omogenitoriali italiane che chiedevano il riconoscimento degli atti di nascita dei loro figli. La Corte, nel dichiarare inammissibili i ricorsi, ha precisato però che il rispetto della vita privata del minore richiede che il diritto interno offra la possibilità di riconoscere una sana relazione genitore-figlio, normando il rapporto tra il minore e il genitore intenzionale, dove per “genitore intenzionale” ci si riferisce alla compagna o al compagno del genitore biologico che dichiara di essere padre o madre, e che vive all’interno di un rapporto di coppia.  La motivazione alla base della decisione della Corte risiede nel fatto, si legge ancora nella sentenza, che l’Italia “ha iniziato a consentire al genitore intenzionale di ricorrere all’adozione in casi particolari”. Insomma, la soluzione potrebbe trovarsi nel favorire il percorso di adozione del genitore non biologico.

Ma il problema vero consiste nel fatto che, quando si parla di famiglie omogenitoriali, prevalgono pregiudizi e stigma sociale. E, poi, quando interviene la politica la situazione si imbarbarisce ulteriormente e spuntano fuori le solite strategie di fomentazione dell’odio sociale frutto di propaganda.

Ma veramente si può ancora parlare oggi di “famiglia tradizionale”? Si sono accorti questi signori che la realtà moderna prevede una miriade di tipologie familiari. Tutte legittime e riconosciute come legali. Dalle ormai tradizionali famiglie allargate, a quelle multietniche, da quelle monogenitoriali a quelle arcobaleno in tutte le sue varianti?

Possiamo solo porre massima attenzione a salvaguardare il benessere dei bambini. Tutti. Che non possono, e non devono mai, diventare merce di scambio, oggetto di dispute personali e tantomeno politiche. Che andrebbero protetti e amati sempre.

Da tutti perché sono loro il nostro futuro.

 


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