Noi che…

 

Noi, che non siano in lutto, noi che ricevuta la notizia di Berlusconi fuori della vita abbiamo intuito l’arrivo della tempesta mediatica post mortem, noi abbiamo riservato il nostro tempo, interesse, attenzione ad altro. Noi ci godiamo il fascino della televisione spenta, fuori dall’orgia informativa globale su infanzia del defunto, su gioventù, età matura, senescenza, acciacchi, amori, avventure e disavventure giudiziarie, bunga-bunga, contiguità con la mafia, aneddoti, interviste, barzellette, gaffe, orde di cortigiani, picchi di successo elettorale e scivolate in basso della sua creatura politica. Fuori dal coro, giovani e anziani, tante donne, hanno esibito su magliette, cartelli, perfino sulla pelle tatuata, il chiaro, laico rifiuto di subire il ‘decreto’ della destra-destra: “Non sono in lutto”.

Chi non ha grande confidenza con le complessità dello smartphone, non può intimare l’alt al flusso di news sull’after day dello show che ha trasformato il rito funebre del tycoon italico in uno show tanto simile al fanatismo degli ultra che festeggiano in piazza la conquista di un trofeo calcistico. Sul display del cellulare anche due commenti al funerale proiettato sul maxi schermo nella piazza milanese della ‘madunina’. L’onnipresnte “Yo soy Giorgiasrhia”, non paga della frenetica visibilità televisiva, invia una ‘commossa’ lettera, umida di lacrime, al Corriere della Sera: “Silvio se n’è andato da protagonista” (protagonista? “de che?” direbbero i romani). In netta antitesi, Padre Alex Zanotelli, missionario-rivoluzionario dichiara: “Mi ha fatto un male boia vedere questo funerale. Assurdo, tanta solennità per Berlusconi, per un uomo amorale”. A Napoli  il suddito ultra fedele del defunto, tale Fulvio Martusciello, accusa la Federico II: “Non ha esposto la bandiera a mezz’asta.  “Bugia”, gli risponde il rettore, “era esposta a mezz’asta”. Un docente: “Bandiera a mezz’asta? Sono andato via dall’Università, lavoro a casa.”.

A noi, che pensiamo ai migranti come fratelli da accogliere, il cellulare provoca orrore e infinita rabbia: racconta il Mediterraneo che ingoia di nuovo la vita di uomini, donne, bambini in fuga da Paesi invivibili. La tragedia di Cutro vive una replica se possibile ancora più tragica: per ora 79 morti accertati, 550 dispersi. Sul barcone 750 profughi diretti in Italia. La guardia costiera e navi incrociate, intervengono tardivamente e solo per lanciare bottiglie d’acqua ai migranti. Il barcone si capovolge e restano inascoltati gli appelli a intervenire rivolti a Grecia, Malta, Italia. La linea dei respingimenti, dello scarica barile, ha cinicamente scelto di non ascoltare le richieste disperate di soccorso ai Paesi europei, l’appello degli attivisti, dei volontari di Alarm Phone. Un dettaglio non poco significativo: Grecia e Italia sono governati dalla destra.


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