Ventisette pagine e improprio lutto nazionale

Lo stupore ha un limite, compresso com’è nella citazione dell’impegno redazionale di Repubblica che per tempo ha preparato un ‘coccodrillo’ (alias necrologio) di 27 pagine (non è un refuso, proprio 27) nella cronaca nazionale e di altre nelle edizioni locali. Titoli, foto, editoriali, notizie, commenti, interviste, per la dipartita di Berlusconi e meno male, fuori dal coro di sudditi afflitti e attenti, con preoccupazione e malcelata avidità per il futuro di Forza Italia, di Mediaset. Intriganti capitoli della saga in 27 pagine di Repubblica: “Tracce del trumpismo”, “Pioniere del populismo”, “Il lutto nazionale divide” “I social: è stato condannato non merita onori da statista”, “Eccessi e sberleffi, il berlusconismo come spirito dei tempi”, “Da Dell’Utri a Ruby il guizzo del caimano”. “Trent’anni i processi una sola condanna”, “Un vero campione del dribling giudiziario”, “Negli anni settanta l’incontro con Bontade e l’amico Dell’Utri”, “Via dei Georgofili, Berlusconi e Dell’Utri tra gli indagati per la strage mafiosa del 1993”, “La condanna per frode fiscale”, “Vero patriota, Putin piange l’amico di sempre”.

Questa è molto probabilmente una considerazione impopolare, che però si legittima con il diritto di pensiero e di parola, finora tutelato nel nostro Paese. A mia e nostra memoria non c’è lutto, neppure per la morte di un Papa, di un ex presidente della Repubblica o del Consiglio dei ministri, commentato dai media per un’intera giornata da tutti i giornali, i Tg, i talkshow della Rai, di Mediaset, dalla miriade di emittenti radio e televisioni private. Non ci sono precedenti di aggettivazioni iper elogiative che hanno descritto Berlusconi coraggioso, innovatore, amatissimo, generoso, politico traghettatore, imprenditore geniale…Il fenomeno di un personaggio che nel bene e nel male ha goduto di visibilità, come mai era successo, ha fatto il pieno di commossi tributi e ha lasciato grandi spazi vuoti alla complessità di un protagonista protetto dallo star system della casta per cancellare tempi e modi di derive che la magistratura ha tentato invano di sentenziare. È prassi consolidata: dei morti si ricorda il lato ‘A’, si rimpiangono le qualità, i pregi e si sorvola sul lato ‘B’. Il massimo tra infinite varianti delle lodi: “Era rispettato da tutti”, “Amato dal 92% deli italiani”. Si può scommettere sicuri di vincere: quando tra ‘mille anni’ ci lasceranno papa Francesco, Mattarella, l’Italia piangerà la scomparsa di due giganti del nostro tempo, ma con enfasi e riflessioni dei media molto più contenute. Una domanda: è normale proclamare il lutto nazionale per la morte di un ex presidente del consiglio (con processi che si estingueranno solo per la sua morte)? E poi, ancora per quanti giorni l’evento dominerà lo scenario dell’informazione e metterà la sordina sulla mole di problemi che incombono nel mondo e in particolare in Italia?


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