Questo matrimonio? S’ha da fare?

Sembra una missione impossibile: come contenere anche oggi, in un articolo da internauta, il cumulo di notizie che accendono l’interesse generale degli italiani, ma provarci non costa niente. L’esito del voto per le comunali, disastroso per il Pd, ha un corollario peggiore della sconfitta. Rischia di bloccare l’operazione identità di sinistra, che Elly Schlein tenta faticosamente di restituire al partito. I liberal moderati dem, che hanno gufato per il ko elettorale e perciò hanno scelto di non votare, vengono allo scoperto, fino a minacciare ‘pollice verso’ contro la neo segretaria. Che fare? Si rivela urgente chiudere il capitolo nefasto del Pd e includere in una nuova identità politica leader carismatici come Landini, magari in tandem con la Schlein. “Yo soy Giorgia” spara la balla di una vittoria elettorale che “premia il buon governo della destra”, ovvero dieci mesi di errori ed omissioni da punire con lo sfratto ad horas da palazzo Chigi.  Un buco nero fra tanti: giornalisti e parlamentari “intercettati dai servizi segreti del governo Meloni”. La premier chiarisca, chiede Elly Schlein e denuncia il pericolo di una deriva autoritaria, di neo fascisma, di emergenza democratica. Nel libro “I potenti al tempo di Giorgia”,Bisignano sostiene che l’intelligence italiana effettuerebbe centinaia di intercettazioni preventive. La tendenza sarebbe di allargare le maglie di queste captazioni, con una sorta di pesca a strascico giuridicamente possibile, ma eticamente discutibile. Nella rete sarebbero finiti direttori di giornali, parlamentari e avversari politici del Governo in carica. Sarebbe uno scandalo senza precedenti. Schlein: “La solidità istituzionale del Paese ha bisogno di una smentita secca del libro di Bisignani”.

Insisto, giornalisti, storici personaggi televisivi della Rai incompatibili la Meloni Tv. Migrano spontaneamente o sono espulsi con editto bulgaro, inaugurato da Berlusconi: dovrebbero evitare la dispersione di intelligenze, alte professionalità e rendere evidente il danno subito dal network pubblico, e l’effetto collaterale di favorire i privati, Mediaset più di tutti. Via Fazio e Annunziata, duramente denigrati da un bilioso Santoro durante la puntata di ieri sera del talkshow “Di Martedì”. Succede a tuti, quasi a tutti, il presenzialismo in video dà dipendenza, più della cocaina e l’astinenza di cui soffre palesemente Santoro provoca travasi di bile. È velenosa maldicenza nei confronti di ‘colleghi’ in piena attività. Sono a rischio ‘licenziamento” Augias, Marco Damilano, giornalisti del Tg3 non allineati con la destra del direttore, Ghezzi e la sua redazione di Blob, Ranucci e lo scomodo “Report”, Iacono di “Presa diretta”, chissà perfino il Bollani di “Via dei Matti numero zero”. A Fazio e Littizzetto fa eco Gramellini, non meno scomodo con il suo “Parole”. Prima di essere ‘sfrattato’, annuncia il “ciao, ciao”, forse in vista di traslocare a La7, dove potrebbero aggregarsi altri esuli.  La Rai meloniana non se ne sta con le mani in mano e importa il ‘vagabondo’ Porro (Rai-Mediaset-Rai), il discusso Giletti, l’amico fedele di Giorgia Pino Insegno. Allegria! Salvini torna a parlare di Rai senza canone annuale (che costa 0,24 euro al giorno) e agevola l’amico Berlusca di Mediaset, (8 euro al mese, 96 euro all’anno, solo per accedere ai programmi di ‘Infinity’). Anche senza essere specialisti in statistica e rilevamento dati, nel tempo di un’intera settimana recensiamo il tempo dei Tg Rai di prima serata (i più ascoltati) occupati quasi esclusivamente dalla Meloni e dalla destra, che se ne frega della Par condicio. Scandalizzanti. Immagiamo poi, indotti da riconquistato ottimismo, un futuro di Fazio e compagni che certificano la forza politica d’urto dello stare correttamente insieme contro il ‘nemico’, il ‘bello’ di raccontare la politica in  compagnia di Mentana, della Gruber, di Concita De Gregorio, Purgatorio, Floris, Formigli. Chissà, un sodalizio di così alto livello potrebbe decretare la fine del mandato consegnato alla destra dall’Italia qualunquista.


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