MELONATE / IL SUPER SALDO ITA E IL VIA AL PONTE. PENSIONATI, FOTTETEVI !

Con tutti i giganteschi problemi che tormentano il nostro Paese e rischiano di sprofondarci nel baratro, ieri sul fronte dei ‘Trasporti’ tanto cari al capo Carroccio Matteo Salvini si sono celebrati due funerali: la stra-svendita dalla un tempo nostra gloriosa compagnia di bandiera Alitalia, oggi ridotta allo straccio di ITA, e il via libera definitivo al Ponte sullo Stretto.

Partiamo dalla prima follia. E da un numero che racconta tutta la vergogna di un’operazione che si trascinava da mesi.

Per 325 milioni il colosso tedesco ‘Lufthansa’ mette le mani sul 41 per cento delle azioni ITA, ed è già pronta nel giro di un paio d’anni a prenderne il totale controllo.

Esaminiamo la cifra nuda e cruda, quei 325 milioni. Ossia due Osimhen e mezzo, il centravanti del Napoli campione d’Italia. Oppure tre Leao, il portoghese razzo del Milan. O se andiamo all’estero, 1 Holland e mezzo, il centravanti del Manchester City o due Mbappè, la super ala del Paris Saint Germain.

Avete capito? Una compagnia storica, un tempo vanto dell’Italia, venduta a prezzi di saldi che più saldi non si può. Due calciatori e via!

E poi, lorsignori, si proclamano patrioti, svendendoci ai tedeschi.

Carsten Sphor

Possibile che siamo caduti così in basso, per farci trattare come pezze da piedi dai boss di Lutfthansa, il cui numero uno, Carsten Sphor, ha pure il coraggio di dire: “Se sono rose fioriranno”!

E che gongolando aggiunge: “come giovane compagnia, con una flotta moderna e un suo hub efficiente e in espansione a Roma, ITA è la soluzione perfetta per il gruppo Lufthansa. E come parte della nostra famiglia, ITA può trasformarsi in una compagnia aerea sostenibile e redditizia”. E appena lo diventerà, sarà tutta tedesca!

Incredibile ma vero. E tutti ad applaudire. Sugli scudi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che dopo aver assicurato un’ultima iniezione di liquidità via MEF da 250 milioni (poco meno dei soldi sborsati per la prima tranche dai tedeschi), così esulta: “Ci abbiamo lavorato tanto, siamo convinti e soddisfatti. Siamo alla fine di un percorso nella storia della compagnia di bandiera nazionale, che ha portato alla prospettiva dell’integrazione con un importante vettore europeo”. Integrazione e poi disintegrazione, visto che a breve conteremo meno del due di briscola.

Sul piede di guerra le centinaia e centinaia di cassintegrati ITA che già ricevono compensi ridotti al 60 per cento e che con ogni probabilità con verranno mai riassunti, solo un calcio in culo.

Fanno ridere, per non piangere, a questo punto tutte le altre sceneggiate che la nostra Alitalia ha vissuto nell’ultimo ventennio, culminata nella farsa dei ‘capitani coraggiosi’ capeggiati da Montezemolo, Colaninno & C.

Giancarlo Giorgetti

Vagonate di soldi pubblici sperperati, compagnia sempre più a picco, colpi di machete sulla credibilità del Belpaese a livello internazionale.

L’ennesimo atto di una svendita dei gioielli di casa cominciata quando nel 1991 Romano Prodi era al vertice dell’IRI e festeggiata a bordo del ‘Britannia’ di queen Elizabeth nelle acque del nostro Tirreno. E chi accolse, per il banchetto-spezzatino Italia, la crema della finanza internazionale? Mario Draghi, of course. Davvero attenti a quei due, il tandem Prodi-Draghi che ha consegnato, ben impacchettati, i pezzi pregiati di casa ai famelici acquirenti stranieri. Cin cin.

 

E passiamo alla seconda mega sceneggiata giocata sempre con i soldi degli italiani. Il Ponte sullo Stretto ha ricevuto il tanto atteso disco verde dal governo. “Partiremo nel 2024 e sono sicuro che termineremo i lavori dopo 8 anni”, esulta Salvini. L’investimento previsto è di 15 miliardi.

Cifre e date di pura fantasia. Ce lo dimostrano le grandi opere pubbliche nazionali e locali.

Due esempi: l’Alta velocità, il famigerato TAV, parte a inizio anni ’90 da 27 mila miliardi di vecchie lire e a fine ’90 arriva a quota 150 mila e siamo ancora lì con un conteggio parziale ormai stratosfericamente incalcolabile e con la tratta francese che non si sa quando mai avrà fine (ed è totalmente inutile).

Mentre le ferrovie secondarie, regionali sono ormai in stato comatoso.

Il metrò di Napoli (il più caro al mondo, il doppio a chilometro di quello romano e il triplo del tunnel sotto la Manica, quello sì completato in 7 anni) ha visto la posa della prima pietra nel 1977 e oggi è ancora tutto da terminare, con una tratta (quella che dalla stazione di piazza Garibaldi porta a Capodichino) che ha massacrato lungo il percorso il cimitero antico di Poggioreale.

Matteo Salvini

In soldoni. Dicono per il Ponte sullo Stretto 8 anni, va bene se ci arriveremo in un ventennio (fascista al punto giusto…); dicono 15 miliardi e andrà bene se non sarà sfondato il tetto dei 50. Tanto Pantalone paga e sono pronte a scattare sorprese geologiche, varianti in corso d’opera, revisioni dei prezzi e subappalti a go go. Il tutto per la gioia di cosche e clan d’ogni risma che non vedevano l’ora di mettere le mani su un’opera così ghiotta, visto anche che le nuove normative sugli appalti hanno allargato parecchio le maglie e ridotto all’osso i controlli. Cin cin.

 

Sorge spontaneo l’interrogativo che altre volte ci siamo posti e abbiamo posto. E lo facciamo sotto forma di domanda agli italiani: preferite il Ponte sullo Stretto o che venga corrisposta una pensione sociale dignitosa a tutti quelli (e sono milioni) che ricevono oggi una minima sociale da fame, 600 euro?

La premier Meloni mano nella mano con Biden

Facciamo due calcoli. Secondo l’Osservatorio Cottarelli, il costo delle sociali raddoppiate è sotto il tetto dei 20 milioni (19 e spiccioli per la precisione): si tratterebbe sul serio (e non alla Giggino Di Maio che disse ‘abbiamo abolito la povertà’) di dare un colpo vero alla povertà, perché con 600 euro si muore di fame mentre con 1000-1200 (come in Francia del resto, che pure scende in piazza per i due anni tagliati!) si può tirare avanti in modo dignitoso.

Ma ormai lo abbiamo capito benissimo: l’esecutivo Meloni non fa e non farà mai nulla (finchè tira avanti, e succede oggi solo per la totale mancanza di una vera opposizione organizzata) per una vera giustizia sociale, a favore degli ultimi, dei senza diritti, dei senza casa, dei senza lavoro, dei senza prospettiva.

 

Ma le armi all’Ucraina, anzi ‘fino all’ultimo ucraino’, sempre e comunque(vero Elli Schlein?)! E noi sempre genuflessi davanti al nostro Padrone amerikano: l’avete vista quant’è carina Giorgia teneramente hand in hand con Joe Biden?


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento