News ibride: politica-sport

Chi c’era racconta che la “Yo soy Giorgia”, in missione britannica per accreditarsi come moderata al pari del premier inglese Sunak, e come ha confidato ai sudditi del più fedele entourage non più ‘amica’ della fascistissima Marie Le Pen, alla ferale notizia della bocciatura parlamentare del più importante strumento finanziario del Paese, ha strabuzzato gli occhi, ha palesato senza nasconderla la personale incazzatura e ha trasformato il perenne sorriso a favore di telecamere in broncio corrucciato. Incavolato anche il ministro Giorgetti che ha bacchettato i colleghi assenti: “Non si rendono conto…servirebbe un’alfabetizzazione parlamentare”, nel senso che hanno determinato una storica, plateale dimostrazione di disprezzo istituzionale. Non c’è traccia, perché coperto da strategica segretezza, dell’effetto collaterale provocato dal ‘fattaccio’: in assenza della comandante in campo, ‘onorevoli’ di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia (compreso il capogruppo Barelli), a dimostrazione di appartenere a un’accozzaglia di diversi, uniti solo dalla passione per il lauto mestiere di politici e compatti solo in presenza fisica della premier, hanno disertato la seduta.  Assenti 45 deputati della maggioranza, battuta per la prima volta nella storia della Repubblica con il no al Def. In venti hanno provato a discolparsi “Ero in missione”, “Sono malato”, “Mi ero allontanato per pochi secondi” (giusto al momento del voto?) “Ero in bagno”, “MI trovavo a un convegno”, eccetera. Il forfeit molto somiglia alle assenze dai posti di lavoro, coperte da compiacenti certificati medici, in concomitanza con appassionanti partite di calcio infrasettimanali. Il caso Def ha motivazioni analoghe, in vista del ponte di fine aprile-primo maggio. Forse nasconde qualche colpo di mano di sabotatori interni alla maggioranza scontenti dell’eccessivo protagonismo della Meloni. Nell’aula di Montecitorio qualche secondo di gelido silenzio dei parlamentari sotto choc politico, poi l’applauso fragoroso delle opposizioni per la conferma di un governo di incapaci, di dilettanti allo sbaraglio.

Appendice anomala, seconda riflessione per un evento sportivo che supera e di molto perfino l’esuberanza fanatica delle tifoserie di Paesi sudamericani. Napoli manda in soffitta problemi storici e contemporanei, dimentica il caos della mobilità urbana, il degrado buona parte della città oltre i confini delle zone ‘bene’, la piaga dolente della disoccupazione, l’assenza della fondamentale componente operaia, cancellata quasi completamente negli anni 80, le sacche di cronica povertà e si tuffa nell’azzurro della squadra di calcio che rinnova il mito di Maradona, di due scudetti conquistati più di trent’anni fa. Murales, altarini, festoni, bandiere, folla straboccante di turisti e napoletani nei quartieri popolari, sold out di alberghi, ristoranti, B&B, paninoteche, trattorie, bancarelle con tutto quello che racconta il Napoli e i suoi giocatori, osanna per il trionfo del terzo scudetto praticamente conquistato con largo anticipo. Un prolungato ping-pong Comune-autorità calcistiche-istituzioni deputate alla sicurezza, si conclude con il rinvio di Napoli-Salernitana che in coincidenza con la vittoria degli azzurri e un risultato negativo della Lazio (il girono dopo), certificherebbe l’assegnazione matematica dello scudetto. Nel timore di dover affrontare la marea umana che invaderebbe per due giorni consecutivi la città, la Lega Calcio si è decisa a spostare la gara di domani con la Salernitana a domenica, quando si cercherà di contenere[S1]  l’esplosione del tifo per la festa scudetto nell’area del Maradona Stadio, aperta a tutti per il post partita. Domenica, dalle 12 fino a lunedì mattina traffico privato out e il via allo spettacolo mondiale di un evento che Napoli vive di là dai meriti calcistici della sua squadra, come prova di orgoglio del Sud.

 


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