GOVERNO MELONI / FA E DICE COSE FASCISTE

Ha ragione al 100 per cento Edith Bruck che nel corso di una lunga intervista rilasciata a ‘il Riformista’ – in cui afferma cose   condivisibilissime, sotto gli occhi di tutti, ma che non tutti, anzi pochi, vedono – così sintetizza: “Il governo Meloni fa e dice cose fasciste”.

Edith Bruck

Vivaddio. Parole sacrosante. Perché siamo in presenza, nel breve giro di pochi mesi, di una vera e propria escalation, dove i camerati governativi stanno man mano gettando – come si suol dire – la maschera, con un primo ministro che tenta con gran fatica (e frequenti autogol) di tenere insieme i cocci di una maggioranza che finge di fare, ma quel poco, pochissimo che fa lo fa male, anzi malissimo.

Fascistoidi, li definisce il politologo Luciano Canfora. Fascisti, commenta Bruck. In parecchi casi nazistoidi, viene spontaneo etichettare.

 

 

A cominciare dal numero due di questo Stato ormai ‘sgarrupato’, il presidente del Senato Ignazio Benito La Russa. Il quale non perde occasioni per fare e dire oscenità da far accapponare la pelle, e da far invidia ad un ufficiale dellaGestapo, anche sotto il profilo ‘antropologico’. Se succede qualcosa a Sergio Mattarella, chi ci ritroviamo come inquilino sul Colle più alto? Un SS, che non fa niente per non sembrare (ed essere) tale, nel corpo e nell’anima (se ne ha mai una, nera come la pece).

Meglio, a quel punto, chiedere asilo politico in Groenlandia: perché un paese già oggi scarsamente ‘vivibile’, domani lo sarebbe totalmente, sotto il comando del fuhrer de noantri.

Dicevamo che non perde occasione, il Benito di palazzo Madama, per dimostrare di quale vera pasta sia fatto. Ha esordito invitando come ospite d’onore al Senato Roberto Fiore, sotto inchiesta per l’assalto della sua ‘cosa nera’, ossia Forza Nuova, alla Cgil un anno e mezzo fa, e soprattutto latitante per 8 anni in Inghilterra per tentata strage, scappato in Inghilterra e tornato dopo 8 anni esatti in Patria, accolto come un eroe dai big di Alleanza Nazionale.

Nelle ultime settimane una vera escalation. Dalle Fosse Ardeatine

a via Rasella un cumulo di insulti alla Storia e alla Memoria di tanti caduti, e la chicca della ‘banda musicale di semipensionati’, altro che nazisti, appunto in via Rasella! Una ‘sgrammaticatura  istituzionale’, ha cercato di mettere una pezza a colori la Meloni, facendo ancor peggio.

Non contento, Benito La Russa ha letteralmente preso a calci la nostra Costituzione, dicendo che non vi è contenuta la parola ‘antifascismo’: senza neanche capire – ci riesce anche un bambino – che è tutta la Carta ispirata, impregnata, innervata di antifascismo allo stato puro!

Non bastava, e ha reso noto che il 25 aprile volerà a Praga, per ricordare il martire ucciso dal fuoco rosso Jan Palach. Tanto per fare, al solito, di tutt’erba un fascio sotto il nome di totalitarismo: e quindi fascismo, nazismo, comunismo uguali sono!

La peggior corbelleria storica e morale che però ancora in tanti sostengono, nei salottini tivvù dei sempre più vomitevoli talk. Ma lo sanno, questi paraculi paranazi, che è grazie al sangue di milioni dell’Armata Rossa che ha sconfitto l’esercito hitleriano se oggi siamo qui a parlare di ‘democrazia’? E poi: come si fa a mettere sullo stesso piano l’ideologia nazi e nera di pura morte, distruzione, massacro, con quella comunista (mai attuata per ragioni che sarebbe qui troppo lungo illustrare) che è esattamente l’opposto, perché ispirata alla giustizia sociale, all’egualitarismo, al rispetto della dignità umana e soprattutto dei più deboli?

Francesco Lollobrigida

Facciamo un salto e due parole sulla vignetta de ‘il Fatto’ che ha suscitato tanto scalpore e fatto gridare allo scandalo, irritando perfino tanti para-progressisti da salotto. Come mai, invece, nessuno s’è scandalizzato per le oscene e farneticanti parole del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, cognato della Giorgia nazionale? Altra ‘sgrammaticatura istituzionale’?

No, la cosa è più diretta e chiara: i fascisti veri, i neri per sempre, non possono perdere occasione di ricordarlo ai loro elettori più affezionati: come dire, la Meloni per forza di cose s’è dovuta ‘istituzionalizzare’ e quindi ‘draghizzare’. Ma siamo sempre noi, più fascisti che mai, a marcare il territorio e a ricordare sempre le nostre parole d’ordine.

 

Veniamo alla ‘sostanza’ economica che sta mettendo in campo questo governo. Zero assoluto, anzi meno di zero, anzi un vero insulto a pensionati e lavoratori.

L’abbiamo già scritto diverse altre volte, la presa per il culo delle pensioni, “un problema che abbiamo affrontato e stiamo risolvendo”, secondo i meloniani. Che dicono bugie grandi come una casa, senza minimamente vergognarsi delle loro parole.

Le pensioni minime sociali, quelle da 565 euro con l’ultimo scatto Istat, sono state aumentate – tanto per fare cifra tonda – di 35 euro al mese: avete letto bene, 35 euro, tre pizze e una birra. E così fa 600 euro.

Proteste contro il governo in Francia

In Francia stanno mettendo a ferro e fuoco Parigi e non solo per 2 anni di aumento dell’età pensionabile: ma sapete a che livello sono le minime sociali? 1.200 euro al mese, il doppio che da noi.

Ma lì attaccano la Bastiglia, qui da noi i sindacati dormono e raccattano mance, caso mai ringraziando pure.

E l’ultima? Il cuneo fiscale, che fa proclamare i fascistoidi ai 4 venti: stiamo risolvendo il problema dei lavoratori. Sapete di quanto? 16 euro in più al mese, una mancia ancor più vergognosa.

L’aveva detto perfino Confindustria: ci vuole una manovra choc per il cuneo, da almeno 16 miliardi. E che fa il nostro governo? Mette 3 miliardi sul piatto, perché di più non si può.

Epperò già hanno in programma il via al Ponte sullo Stretto che verrà a costare non meno di 15 miliardi, se tutto va bene (se mai si farà, la cifra sarà almeno raddoppiata).

In sintesi: il raddoppio delle pensioni sociali – l’ha calcolato l’Osservatorio di Carlo Cottarelli che non è certo un bolscevico – costa 19 miliardi di euro, lo choc cuneo 16 miliardi: e in questo modo avvii a soluzione due problemi giganteschi (povertà estrema e aumento salari). Ma lorsignori ‘non possono’ perché ‘non vogliono’: invece, preferiscono buttare tutti i soldi nel Ponte, per la gioia di clan e cosche di mafia e ‘ndrangheta, tanto più con un codice degli appalti fatto scientificamente a pezzi proprio perché i già pochi controlli vengano totalmente azzerati.

Carlo Cottarelli

Capito in quale baratro siamo sprofondati?

Ma ci voleva l’ultima, la chicca in vista del 25 aprile. Sono appena salpate navi militari dai nostri porti per far rotta sulla Cina, direzione Taiwan. Così ci ha chiesto la NATO, così ha ordinato la Casa Bianca e la nostra impavida Giorgia s’è genuflessa ai diktat.

Quindi, soldi a palate per mandare sempre più armi a Kiev e abbattere Putin; soldi per la spedizione a Taiwan, inviando un preciso segnale non proprio amichevole a Pechino.

Ci manca solo una spedizione su Marte.

Vogliamo organizzarla, perché quei marziani ci sono stati sempre sui coglioni?


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli via e-mail.

Lascia un commento