Destra e dintorni

Errore, il Maestro Manzi, italianista e maestro televisivo di analfabeti condannerebbe con un tratto di matita blu la responsabilità di Ignazio, Benito La Russa, che invitato dal vertice di Fratelli d’Italia ha legittimato la l’improvvida affermazione della Meloni sulla strage di Marzabotto, citata come eccidio di 300 italiani, affermazione storicamente falsa (furono antifascisti le vittime e anche alcuni stranieri). La Russa su via Rasella: “Ingloriosa quella pagina della Resistenza perché colpì una banda musicale di semi-pensionati, non biechi nazisti delle SS”. Boiata, dopo l’indegna della Meloni su Marzabotto. Lo storico Villari rivolto a la Russa, come lo dicesse a un ragazzo: “Legga dei libri di storia, studi un po’”.  Duro Landini, segretario della Cgil: “Il presidente del Senato dovrebbe ricordarsi che se oggi la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e ci sono libere elezioni, che hanno permesso al suo partito di essere in parlamento e al governo, è grazie ai partigiani e agli antifascisti che hanno difeso il nostro Paese e che hanno sconfitto il nazifascismo. Sarebbe necessario che chi ha giurato sulla Costituzione la riconosca, la applichi e si batta in questa direzione”.

Ecco, è bene prendersela con La Russa, che non a caso tesse lodi sperticate per il duce, ha come secondo nome anagrafico Benito e a casa si connette virtualmente con il busto di Mussolini. Ma a tirarlo dentro il ruolo istituzionale di seconda carica dello Stato, ben conoscendo la sua affinità elettiva e ideologica con il Ventennio, è stata la premier di un governo che irride al dettato della Costituzione antifascista e affida il Paese a soggetti come Piantedosi, Valditara e appunto La Russa.

A chi negli anni di Mussolini non era ancora nato, sfuggono ignobili dettagli dell’autarchia fascista: libri accatastati in terra nelle piazze e dati alle fiamme perché scomodi per il regime, divieto di usare parole di altre lingue, xenofobia. Aveva ragione GB Vico (“corsi e ricorsi storici”): solerti deputati di Fratelli d’Italia, poco interessati al rischio di perdere i miliardi del finanziamento europeo, provano a diventare soci dell’Accademia della Crusca, in difesa della lingua italiana. La proposta di legge presentata dalla destra prevede multe da 5.000 a 100mila euro per chi infrangerà il divieto di usare parole in lingue straniere. Primo firmatario è Rampelli, vice presidente della Camera, noto il fratello d’Italia’. Curiosità: per aggiungere euro alle casse dello Stato, che ne ha urgente bisogno, si può consigliare un blitz nella prestigiosissima università milanese ‘Humanitas’, dove si studia e si parla esclusivamente in inglese. Da multare anche il ministero ‘Made in Italy’ partorito dal governo meloniano.


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