SOS Edicole – L’appello di Noi Consumatori

Ogni anno centinaia di edicole in Italia chiudono i battenti. L’onda lunga del web e la crisi dei giornali cartacei continuano a far sentire i loro effetti, privando i cittadini di quegli autentici punti di riferimento, quasi sempre all’aperto, che sono state e devono restare le edicole dei giornali: piccoli-grandi centri culturali e presidi vitali dell’informazione, anche quella di prossimità, elemento essenziale per la tenuta delle regole democratiche.

«Siamo arrivati al punto che oggi circa un quarto dei comuni italiani non ha più nemmeno un’edicola, mentre in altri 2.500 ne esiste solo una», esordisce l’avvocato Angelo Pisani, presidente del Movimento NOI Consumatori –  che da tempo ha lanciato questo allarme e chiesto alle istituzioni di intervenire con riforme e vincoli – citando alcune statistiche riportate in un recente articolo del Sole 24 Ore. 

L’avvocato Angelo Pisani

Maglia nera la provincia di Roma, che nel 2022 ha fatto registrare il crollo maggiore, con ben 77 edicole definitivamente smantellate, di cui 54 nella capitale; seguono Milano (61) e Napoli (34). I processi di diversificazione che sono già stati messi in campo da numerose edicole, con la vendita di altri prodotti come gadget e giocattoli, o servizi, come biglietti bus e ricariche telefoniche, hanno solo un po’ rallentato questa tendenza, che continua inarrestabile. 

«Invece – dichiara l’avvocato Pisani – c’è bisogno di una riforma globale e tecnologica del settore». Di qui la sua proposta. «Il governo ha già preso atto di questa situazione, approvando lo scorso anno provvedimenti come la tax credit e il bonus edicole, ma è evidente che questo non basta. La nostra idea – spiega – è quella di introdurre misure in grado di incentivare la trasformazione delle edicole, con particolare riferimento ai chioschi, in veri e propri strumenti interattivi di dialogo fra il cittadino e lo Stato, anche piccoli punto ristoro o info turismo e service, sempre insieme alla garanzia del diritto all’informazione. In altre parole, oltre a mantenere la loro funzione vitale di vendere libri e giornali, potrebbero essere autorizzate ad elargire una serie rilevante di servizi, come anche il pagamento utenze, o rilascio di certificati e visure, oltre a bevande e gadget, per attirare utenza e rimanere vivi».
Ma c’è dell’altro: «le edicole dovrebbero poter vendere anche altri prodotti, perfino di tipo alimentare quando ne ricorrano le condizioni e, soprattutto, poter somministrare bevande, o diventare distributori H24».
«Dobbiamo insomma fare in modo – tiene a chiarire Pisani – che non scompaiano questi punti di aggregazione, di dialogo e d’incontro che in questi anni hanno contribuito in maniera significativa a cementare, attraverso l’informazione e la cultura, valori come amicizia e solidarietà sociale. Chi non ricorda le chiacchierate con il giornalaio, o l’incontro quotidiano con amici di passaggio dinanzi all’edicola, mentre si commentavano i fatti del giorno?».
«Ma perché questo accada, oggi lanciamo un appello al governo Meloni, che ha già mostrato sensibilità su questi temi, affinché le misure da adottare non siano pannicelli caldi o assistenzialismo una tantum, bensì provvedimenti strutturali che possano restituire alle edicole, nel piccoli e grandi comuni, la loro insostituibile funzione di coesione sociale, salvando al tempo stesso migliaia di posti di lavoro e, anzi, incrementando l’occupazione nel settore».

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