La gattoparda di guerra

di Pino Cabras.

Anche ammettendo che ci sia mai stata, la luna di miele fra Giorgia Meloni e i cittadini della Repubblica italiana è già finita. La guerra ha chiarito lo spessore di questa ennesima figura di sovranista di cartone. Non bastano i sondaggi che ancora portano il suo partito Fratelli d’Italia appena sopra il 30 per cento dei votanti, né sono abbastanza significative le vittorie alle recenti elezioni regionali, dove si è vista poca gente alle urne e le conquiste sembrano semmai un sorpasso all’indietro in un contesto di comprensibile e galoppante disaffezione. Gli abbracci della premier ai signori della guerra, l’appoggio incondizionato all’avventurismo bellico di un’Europa asservita ai falchi di Washington e di Londra, l’abdicazione a qualsiasi interesse nazionale, la sponsorizzazione sempre più convinta dell’austerity di rito brussellese e francofortese, la continuità distruttiva con i reset economici di Draghi, a partire dal sabotaggio del superbonus: tutti questi disvelamenti tolgono qualsiasi alibi che ancora reggeva la finzione di una possibile discontinuità.

Non che ci credessi. Avevo notato che Meloni aveva fatto due campagne elettorali parallele: una doveva farla presso il popolo che vota, con il quale era obbligata a spendere qualche inevitabile promessa sul cambiamento per raccogliere i dividendi della sua (blandissima) opposizione; l’altra campagna elettorale l’ha fatta presso poteri forti e semi-forti in Italia e poteri fortissimi all’estero: a loro ha promesso di non cambiare nulla per ottenere il via libera verso Palazzo Chigi. I suoi atti rispondono solo esclusivamente a loro, ai “queen maker” che potrebbero rovesciarla un minuto dopo che dovesse smettere di essere una ligia vassalla, un’esecutrice fedele, una colonnella sull’attenti, una Di Maio su uno scranno appena più alto.

Non ha più margini per fare qualcosa di popolare. Non ha strade alternative. Si è instradata e ci instrada tutti in un terreno scivoloso e ripido che ci fa rotolare, al passo di Crosetto e dei suoi amici che vendono armi, verso un sempre più grave e compromettente coinvolgimento nella grande guerra. Meloni parla di vittoria, si associa alla marcia dei sonnambuli verso la catastrofe. Ma ormai si sente nell’aria che il popolo non le crede più, come se milioni di persone sentissero già i bombardieri nucleari volare sulle proprie teste. Li sentono a dispetto dei trucchi dei media che battono la grancassa. Milioni di persone sanno che dalle redazioni nonché da Palazzo Chigi e dintorni ci sacrificherebbero senza rimorsi. Nessuno vuole sacrificarsi ai mediocri disegni di una classe dirigente che sperimenta continui gattopardismi.

La luna di miele con la presidente del consiglio, ripeto, è finita. Ora sta a noi costruire qualcosa di nuovo, un movimento che esca dagli schemi. Anche per questioni di sopravvivenza.

 

FONTE: MEGACHIP

La gattoparda di guerra


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